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giovedì 2 marzo 2023

Segnalazione: La collana della regina di Alexandre Dumas

Cari lettori,
dopo Cagliostro, della cui uscita vi ho parlato QUI, oggi sono lieta di presentarvi il secondo volume del ciclo di Maria Antonietta e la Rivoluzione, ovvero La collana della regina di Alexandre Dumas, che non ha bisogno di presentazioni. Il romanzo in questione, che da troppi anni mancava sugli scaffali delle librerie italiane, è tornato disponibile in una nuova, bellissima edizione, grazie a Roberto Nicolucci Editore, lo scorso 22 febbraio 2023. 


Trama:
Al numero 1 di rue Saint Claude, in una stradina laterale nel quartiere della Bastiglia a Parigi, ancora oggi una targa avverte che quel palazzetto è stato abitato dall’italiano Giuseppe Balsamo, conte di Cagliostro: indovino, guaritore, esperto di scienze occulte e implicato, con l’ingenuo cardinale de Rohan, nell’affaire du collier de la Reine.
Il romanzo di Alexandre Dumas, La collana della regina, si apre appunto su una cena presieduta da Cagliostro che, dopo aver stupito i presenti con il suo presunto elisir dell’eterna giovinezza, esibisce diaboliche capacità divinatorie e predice la morte dei nobili commensali. Sono presagi funesti, profezie sinistre di esecuzioni per arma da fuoco, di avvelenamenti, di impiccagioni, di teste tagliate, di condanne al patibolo. L’ultimo che vi salirà, sentenzia il mago, sarà il re di Francia: è una fredda sera dell’aprile 1784.
La collana della regina narra la storia dello scandalo della collana che coinvolse direttamente Maria Antonietta qualche anno prima dello scoppio della Rivoluzione, contribuendo ad inimicarle definitivamente le simpatie dei francesi. Ma, come ogni romanzo storico che si rispetti, Dumas aggiunge al vero una buona dose di verosimile. Verosimile è anche il personaggio stesso di Maria Antonietta, descritta dall’autore come una donna ben lontana dal ritratto che ne fa la Storia con la maiuscola. Appare, qui, come una donna ingenua e innocente, circondata da nemici e profittatori, una donna che ha un cuore, le sue pulsioni e i suoi slanci da cui si lascia sopraffare.
Secondo appuntamento del ciclo di Maria Antonietta e della Rivoluzione – che vede come apripista Cagliostro (Roberto Nicolucci Editore, 2022) –, La collana della regina è una grande storia d’amore e d’intrighi che coinvolge personaggi reali e fittizi, sullo sfondo di una plumbea Parigi di fine inverno, in cui aleggia il presagio della catastrofe a venire.




Ringrazio l'Editore per la copia.

Puoi acquistare La collana della regina QUI! 

lunedì 19 dicembre 2022

Segnalazione: Cagliostro di Alexandre Dumas

Cari lettori, 
oggi sono lieta di presentarvi la mia ultima collaborazione dell'anno: la nuova edizione di Cagliostro di Alexandre Dumas, il papà de I tre Moschettieri, pubblicata lo scorso settembre da Roberto Nicolucci Editore. Si tratta di un'edizione davvero bella ed elegante, imponente, come quasi tutte le opere di Dumas. Vi invito a scoprirla.


Trama:
Giuseppe Balsamo, meglio conosciuto come conte di Cagliostro, avventuriero, studioso di medicina, ipnotismo e alchimia, visse di espedienti finché la sua fama di mago e guaritore si diffuse in tutta Europa e gli assicurò la protezione di nobili, scienziati e sovrani. Fondò a Londra la locale loggia massonica di rito egiziano. Implicato a Parigi nel processo della collana di Maria Antonietta, fu costretto a lasciare la Francia (1786). Stabilitosi a Roma, fu condannato a morte per attività massoniche (1789), poi graziato dal papa e incarcerato a vita. Avventura e mistero nella vita di Cagliostro narrata da Alexandre Dumas in un romanzo storico che, al ritmo dei "Tre moschettieri" e con la suspense del "Conte di Montecristo", rievoca il '700 alla vigilia della Rivoluzione francese, mettendo in scena anche personaggi come Maria Antonietta e Luigi XVI, Rousseau e Voltaire. Il romanzo ha inizio il 6 maggio 1770. Il Gran Cofto, Giuseppe Balsamo, più noto come conte di Cagliostro, traccia il disegno della società segreta degli Illuminati: abbattere le monarchie cominciando dalla più fragile, quella francese. Ai progetti rivoluzionari si intrecciano riti di magia, profezie inquietanti, passioni travolgenti e intrighi di potere nell'affresco di un'epoca nella quale razionalismo e forze oscure della mente e del cuore produssero miscele esplosive per la storia dell'umanità.




Ringrazio l'Editore per la copia.

Puoi acquistare Cagliostro QUI!

martedì 14 giugno 2022

Recensione: I misteri della rue La Bruyère di Vittorio De Martino

Buongiorno amici lettori, 
oggi torno ad aggiornare questo mio diario di bordo per parlarvi della mia ultima, avvincente lettura: I misteri della rue La Bruyère di Vittorio De Martino, edito La Lepre Edizioni. Unito alla copertina, colpevole di aver attirato la mia attenzione e di averlo quindi voluto in libreria è stato il sottotitolo, Una casa dimenticata a Parigi; la trama, poi, (potete leggerla QUI) ha fatto il resto… Parigi, un appartamento chiuso da sessant’anni, un dipinto, un mistero: mi sono bastati questi elementi per volerne sapere di più. Felice che il mio istinto non abbia sbagliato, vi dico cosa ne penso…



"Gli oggetti sono delle tracce che parlano delle vite degli uomini."

Roberto Carli è un perito, un esperto d’arte. La sua vita è divisa tra aste e una moglie perennemente in ritardo. Un giorno riceve un incarico dall’erede di un appartamento, situato nel centro di Parigi e rimasto chiuso per sessant’anni. Al suo interno vi sono stipati numerosi oggetti e mobili appartenenti a un passato di cui il suo cliente vorrebbe semplicemente sbarazzarsi. Deve fare l’inventario e la stima di ogni bene. Roberto, però, sin dalla sua prima visita nell’appartamento della rue La Bruyère, comprende che quella casa conserva molto più che degli oggetti in disuso. 

“Questo faccio, mettere etichette, fissare ciò che vorrebbe sfuggire, e così, come posso, resistere al fluire incessante del mondo, che travolge affetti e certezze. 
Se lo fermo prima, non porterà via anche me.”

La sua prima, strabiliante scoperta è un dipinto, di grande valore, di Giovanni Boldini, il più famoso ritrattista a Parigi negli anni ottanta dell’Ottocento, raffigurante una bellissima donna in un vaporoso abito rosa. Scoprire chi è quella donna e perché è stata dipinta proprio in quell’appartamento - quando Boldini era solito ritrarre nel suo atelier - diventa per lui una sorta di missione. Non può resistere al fascino della scoperta, al richiamo della storia dietro l’oggetto d’arte, perché quella casa, è palese, ha una storia da raccontare. 

“I veri figuranti siamo noi, le cose che ci circondano sono più durature e certo molto meno infelici.”

Una storia fatta di storie che si intrecciano, dove ogni vita rimanda a un’altra. Inizia così un viaggio magnetico tra vecchie pagine di diario, ricerche in rete, deduzioni logiche, indizi e coprotagonisti sapientemente inseriti, che riveleranno le vite di coloro che hanno abitato nell’appartamento della rue La Bruyère e non solo. Tra cortigiane cadute in disgrazia, un musicista visionario e chi ha sfiorato il loro mondo, giungeremo fino alla corte di Luigi XV, a Versailles, sulle tracce di famosi gioielli, per scoprire che forse il vero tesoro non è mai materiale, piuttosto lo sono le vite degli uomini, anche quelle che ci sembrano così lontane dal nostro presente. 


“Nella commedia della vita il palcoscenico è ingombro e la platea vuota.”

Un protagonista autoironico, un sognatore ma all’occorrenza un uomo pratico, capace di perdere il sonno dietro alle sue tazzine… specie se di Sèvres, che da tecnico dell’arte si trasforma in investigatore, perché non tutto è destinato a sparire e anche nelle lunghe e oscure ombre del tempo, i sogni degli uomini, le loro passioni, la loro nostalgia, per chi sa leggerle, lasciano dei segni.  

“Appartengo alla razza degli uomini che cercano immagini nelle nuvole.”

Ciò che più ho apprezzato di questo romanzo giallo (il primo in assoluto che leggo), è sì la concatenazione di eventi che incollano alle pagine, con tanto di colpo di scena finale, ma più di tutto ho amato l’ambientazione, l’atmosfera da Belle Èpoque che l’autore ricostruisce attraverso uno stile originale e leggero. Vi sono passaggi d’azione repentini che velocizzano il ritmo narrativo, probabilmente prerogativa del genere giallo, e una giusta alternanza di dialoghi, talvolta anche divertenti, e descrizioni.

“Meno male che ci sono i quadri a rimediare alla vita.”

I misteri della rue La Bruyère è un romanzo che sento di consigliare a un pubblico vasto, perché penso che possa piacere praticamente a tutti. Io, oltre alle emozioni, vi ho trovato ricchezza, soprattutto relativa a un mondo fatto di oggetti d’arte che mi affascina molto e descritto magistralmente dall’autore, Vittorio De Martino, storico dell’arte di professione. 

“L’eco dei sogni degli uomini traversa i secoli, impregna, invisibile, la realtà, la intride di commozione, riscatta il finito e lo benedice d’eternità.”




lunedì 20 dicembre 2021

Recensione: Nuove storie di Natale di Louisa May Alcott

Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di una lettura adatta ai più piccoli, Nuove storie di Natale di Louisa May Alcott, undici racconti inediti che vanno a sommarsi al volumetto precedente, uscito un anno fa, Storie di Natale (Qui la mia recensione), editi entrambi da Edizioni Clichy. Si tratta di una serie di storie per bambini scritte dalla mamma delle famose Piccole Donne, tradotte per la prima volta in italiano da Giovanni Maria Rossi. tratte dal secondo volume della raccolta Lulu's Library, pubblicato nel 1887. 

"Marion si disse con un sospiro: << Se solo avessi qualcuno che mi racconti una storia, potrei passare questo giorno lunghissimo senza agitarmi...>>"   


In questi racconti, come nei precedenti, abbiamo la riprova della fertile immaginazione della scrittrice americana. Un'immaginazione che trova il suo spazio sconfinato nella Natura che tutto sovrasta: elfi, folletti, sorgenti, boschi, fate, api, fiori, piante, sono il palcoscenico e insieme i protagonisti di questo mondo immaginario descritto con un lessico e una conoscenza che incantano grandi e piccini.
Figure positive, quasi sempre femminili, e figure negative affrontano pericolose avventure atte ogni volta a trarre un insegnamento, perché la Alcott, pur nella leggerezza del racconto favolistico, riesce a filtrare messaggi etici e sociali.

Nate come favole della buonanotte che Louisa May Alcott era solita raccontare alla propria nipotina, queste storie, a dispetto del titolo, nulla hanno a che fare con il Natale, ma ebbero un tale successo tra i bambini del circondario, amichetti della piccola, che l'autrice decise di farne un libro, da regalare proprio in occasione del Natale. Un'ottima idea anche per i nostri tempi, in cui c'è bisogno di riscoprire certi valori e insegnamenti magari partendo proprio dai nostri cuccioli.

Le mie fiabe preferite sono state: Il re del gelo, Fioredigiglio e Fioredicardo e La storia di un fiore.

giovedì 25 novembre 2021

Segnalazione: Nuove storie di Natale di Louisa May Alcott

Buonasera lettori,
torno finalmente ad aggiornare il blog con uno degli ultimi arrivi nella mia libreria e lo faccio con una chicca dal sapore squisitamente natalizio: Nuove storie di Natale di Louisa May Alcott, edito Edizioni Clichy, il 23 novembre 2021. 
Si tratta del secondo volume di racconti inediti appartenenti alla Lulu's Library, la raccolta di storie per bambini che l'autrice di Piccole donne era solita narrare alla nipotina. 
Lo scorso anno ho avuto il piacere di leggere e recensire il primo volume, Storie di Natale (per la mia recensione Qui), e quest'anno farò lo stesso, molto presto!


 Quarta di copertina:

Altri undici racconti, tutti finora inediti in Italia, tratti dal secondo volume della raccolta Lulu’s Library, una serie di storie per bambini scritte da Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole donne, tra il 1885 e il 1887. Nate come favole della buonanotte per la nipotina, queste storie ebbero poi così tanto successo tra la bambina e i suoi amici che l’autrice decise di farne un libro: «Non avendo nient’altro da regalare quest’anno, le ho raccolte in un solo volume come dono di Natale». Ne emerge, come nella sua saga più celebre, un insieme di semplicità e di ricchezza di temi, un precorrere i tempi, anche politicamente, una capacità straordinaria di narrare e di trasmettere valori che al suo tempo erano assolutamente rivoluzionari. Un libro per bambini ma anche per genitori, e per chiunque voglia esplorare il mondo straordinario di una scrittrice che ancora oggi, dopo quasi due secoli, non cessa di stupirci e affascinarci.

Dopo il clamoroso successo del primo volume, undici nuovi racconti inediti dell’autrice di Piccole donne, amata da generazioni di lettrici e di lettori, una delle più originali e rivoluzionarie scrittrici di sempre

Una rarissima perla letteraria, una scoperta assolutamente straordinaria

Traduzione di: Giovanni Maria Rossi

Ringrazio Edizioni Clichy per la copia.

Puoi acquistare la tua copia Qui e in libreria fisica e online.

lunedì 13 settembre 2021

Recensione: Nettlesfield di Antonella Vitali

Care lettrici e cari lettori, ben ritrovati.
Oggi vi posto la mia prima recensione del 2021. Piuttosto tardi, penserete, visto che sono trascorsi tre quarti di anno, ma sin dall'inizio sapevo già che questo non sarebbe stato un anno di letture da condividere con voi, perché impegnata con la mia pubblicazione e perché avevo sinceramente bisogno di staccare un po'. Bando alle ciance, nell'ultimo mese ho dato comunque spazio a una collaborazione, l'opera di esordio di Antonella Vitali, Nettlesfield, inviatomi da Vintage Editore, e questo è il umile parere. 

“Il vecchio cancello in ferro di Nettlesfield si aprì senza troppe proteste: rassegnato all’idea di doversi consumare nella terra in cui era stato piantato molti anni fa, si era arreso alla forza dei verdi ciuffi d’erba che lo avvinghiavano per allacciarlo al suolo. (…) Un libro vetusto, al quale il tempo aveva tentato di strappare via le pagine e il sole scolorito la copertina madida di piogge passate.”

Ambientato nell’Inghilterra vittoriana, e più precisamente nel Kent, a sud – est di Londra, Nettlesfield narra la vicenda di Esther Branwell, una giovane donna benestante. Conosciamo la nostra protagonista ancora bambina e in procinto di trasferirsi a Melville House, residenza della baronessa sua zia, una donna severa e misteriosa intenzionata a curare la sua crescita e la sua istruzione. Nella nuova e austera dimora Esther conduce una vita pressoché separata dalla sua famiglia, che sembra non avere voce in capitolo, e anche piuttosto monotona tra vicende di cameriere e istitutrici, fino al giorno del suo debutto in società. Il suo futuro a un tratto sembra farsi roseo ma, come del resto ci si aspetta, nubi grigie minacciano la serenità di Esther. Il ritrovamento di un cimelio del passato getta lunghe ombre sulla sua vera identità togliendole così la pace. La sua vita assume sempre più i contorni di una farsa e a Esther non resta che investigare e scavare per quanto le è possibile. L’incontro con il dottor Kingsley, proprietario di Nettlesfield, dimora millenaria e in stato di abbandono, apre per lei l’uscio su quel passato che la riguarda e sul quale, in compagnia del lettore, può fare finalmente luce.

“Il passato è l’ombra di noi stessi.”

Molto descrittivo e con scarsi dialoghi - essenziali per il ritmo di una storia e per avvincere maggiormente il lettore - Nettlesfield è un romanzo storico e di formazione nel quale risalta l’ampia conoscenza, da parte dell’autrice, di usi, costumi e linguaggio del tempo, che sono fondamentali per calare il lettore nelle atmosfere e nelle abitudini tipiche dell’epoca. Narrato in prima persona, si dilunga in pagine che, però, richiedono una certa concentrazione e forse anche pazienza (Nettlesfield, dimora che dà il titolo all’opera, ad esempio, compare per la prima volta dopo ben 200 pagine). Lo stile è elegante, ricco e ricercato. I periodi sono spesso lunghi e articolati, con sapienti riferimenti biblici, greci e latini a impreziosire il tutto. Si tratta di un’opera dall’intreccio sicuramente riuscito, dal sapore classicheggiante, ma che, almeno per me, non è stata sempre di facile scorrevolezza essendo io in primis una lettrice-ricercatrice di pathos che purtroppo ho riscontrato in scarsa proporzione.

“Eppure Nettlesfield, incantevole come dimora negletta e dimenticata, acquistava, ora che era stata svelata, una grazia che le donava moltissimo. Le folte ortiche, che crescevano tutto intorno alla casa, vennero prontamente strappate via e rimosse.”


giovedì 10 giugno 2021

Presentazione: Nettlesfield di Antonella Vitali

Buongiorno carissime lettrici,
oggi sono lieta di presentarvi l'oggetto della mia seconda collaborazione con la Vintage Editore, che ringrazio di cuore per la copia: Nettlesfield, opera d'esordio di Antonella Vitali. 
Disponibile da poche settimane, si tratta di un romanzo che per epoca e ambientazione mi ispira particolarmente, e che mi godrò durante l'estate per poi tornare a parlarvene in maniera più approfondita. 
Per il momento, vi lascio tutte le info e qualche scatto.


Trama:
Inghilterra, XIX secolo. Esther Branwell ha solo dieci anni quando con la sua famiglia si trasferisce da Weathfield nel Sussex, a Melville House, la splendida dimora della baronessa Melville, nella Contea di Kent. L’avvenire per lei è pieno di promesse, la sua infanzia trascorre serena ma, poco dopo il suo debutto in società, una terribile scoperta rischia di distruggere ogni certezza riguardo alla sua identità e alla sua storia. La chiave del mistero è tra le pareti di Nettlesfield, una casa abbandonata appartenente al defunto dottor Kingsley. Improvvisamente sola, Esther si ritrova ad affrontare la prova più difficile della sua vita, finché un’inattesa mano amica le offre sostegno e conforto, rischiarando le tenebre che avvolgono il suo segreto. Ma la verità si affaccia spietata sul suo cammino. Confusa e spaventata, Esther si chiede se potrà ancora essere felice. Chi è davvero lo sconosciuto che desidera aiutarla? Può veramente fidarsi di lui? Può l’amore estirpare le ortiche dal cuore e far sbocciare una vita nuova e libera dal passato? Un’appassionante storia sul riscatto di una donna, raccontata dalla voce della protagonista che vi condurrà in un emozionante viaggio nel cuore dell’epoca vittoriana alla scoperta dei suoi più affascinanti segreti.


Editore: Vintage Editore
Autore: Antonella Vitali
Illustratore: Chiara Noemi Monaco
Anno edizione: 2021
Pagine: 573, Ill., Brossura
Lingua: Italiano
Formato: 20x21
ISBN-13: 9791280466006
 
  In commercio dal: 30 Aprile 2021
  PREZZO:  € 16,00 + spese spedizione
Formati disponibili: Cartaceo e ebook

lunedì 19 aprile 2021

Presentazione: Il primo trombettiere di Thomas Hardy

Buongiorno lettori e buon lunedì.
Dopo diverso tempo ritorno per parlavi di classici, o meglio dell'ultimo classico giunto sui miei scaffali grazie alla gentilezza di Robin Edizioni. 
Il romanzo in questione è Il primo trombettiere, The Trumpet Major di Thomas Hardy, autore inglese che ho sempre amato, pubblicato, appunto, da Robin Edizioni sul finire del 2020. 
La mia collezione hardyana si arricchisce dunque di questo prezioso volume, illustrato, facente parte de La biblioteca del Vascello, di cui spero di riuscire a parlarvi un po' più dettagliatamente in autunno.


Trama:
ll primo trombettiere, pubblicato nel 1880, è l’unico romanzo storico di Thomas Hardy. L’eroina, Anne Garland, è desiderata da tre pretendenti: John Loveday, il primo trombettiere di un reggimento britannico, onesto e leale; suo fratello Bob, un marinaio inaffidabile; e Festus Derriman, il codardo nipote del possidente locale. La storia si svolge a Weymouth durante le Guerre Napoleoniche. La città temeva allora la possibilità di un’invasione da parte di Napoleone. Dei due fratelli, John combatte con Wellington nella Guerra della Penisola, e Bob milita con Nelson a Trafalgar.
Il romanzo, apparso originariamente tra gennaio e dicembre del 1880 sul foglio evangelico Good Words, arricchito da trentadue illustrazioni di John Collier, qui riproposte, fu pubblicato in tre volumi, nell’ottobre del 1880.


“L’incertezza del cuore, l’instabilità dell’amore sono il filo conduttore che Hardy srotola magistralmente trascinando con sé il lettore.”
Sette (Corriere della Sera), Cristina Taglietti

“Romanzo storico perché ne rispetta tutti i crismi ma anche capolavoro dell’indefinibile. Il primo trombettiere contiene una vasta gamma di sfumature, nessuna delle quali riesce ad avere il sopravvento assoluto sulle altre.”
Exlibris20, Angela Vecchione


pagine 464
euro 20
genere: Narrativa straniera
pubblicato: 2020
ISBN 9788872746172

Puoi acquistare il romanzo QUI


lunedì 12 aprile 2021

Presentazione: Lettere di Charlotte Brontë 1848 - 1850 (Vol.2)

Buongiorno, cari lettori!
Circa un anno fa, vi ho parlato di un progetto (Qui) che mi vede impegnata come revisore, ovvero l'epistolario completo di Charlotte Brontë. 
Dopo il primo volume (di tre) Lettere di Charlotte Brontë 1829 - 1847, tradotto per la prima volta in italiano da Alessandranna D'Auria ed edito da Darcy Edizioni, da alcuni giorni, è arrivato anche il vol.2, Lettere di Charlotte Brontë 1848 - 1850. 

“Qualunque cosa ora ne sia dell’opera, l’occupazione di scrivere è stata una manna per me. Mi ha fatto uscire dall’oscurità e dalla desolata realtà in un’irreale ma più felice regione.”

Charlotte Brontë, 29 agosto 1849


Per questo secondo tomo, che ho apprezzato particolarmente perché racchiude un biennio molto sentito vissuto dall'autrice di Jane Eyre, ho avuto il piacere e l'onore di scrivere la mia primissima prefazione, di cui vi lascio un breve stralcio giusto per farvi capire la portata di queste pagine:

"Le presenti sono le lettere che, adagiate sul suo scrittoio, aspettavano di essere spedite al prossimo giro di posta, quando Charlotte Brontё, in silenzio, tenendo a bada una sofferenza difficile da sopportare, provando ad alleggerire il peso che le gravava sul cuore, lavorava a Shirley, e sono quelle immediatamente successive, quando quest’ultimo ormai apparteneva a questo mondo, al contrario delle sue amate sorelle. 
Sono le lettere più dolorose e forse, proprio per questo, le più belle."


Quarta di copertina:
Scrisse della malattia, del pianto, della solitudine. E scrisse della volontà, della caparbietà, di segreti, di verità, di dubbi e forza interiore, di sicurezze e debolezza d’animo. Per quanto nei suoi romanzi Charlotte Brontë abbia riversato ogni cosa di sé, anche negandolo, è nelle lettere inviate alle persone che la circondavano, a dirci proprio tutto, tutte le sue verità, tutte le sue bugie. Secondo volume (1848-1850) di tre.

GENERE: Epistolare
EDITORE: Darcy Edizioni
FORMATO: Ebook e Cartaceo
DATA PUBBLICAZIONE: 24 febbraio 2020
PAGINE: 544
N° EDIZIONE: 1


Vi invito a fare vostra quest'imperdibile opera che potete acquistare su Amazon in ebook e in cartaceo.
Noi, intanto, siamo già al lavoro sul terzo e ultimo volume. 

Vol.1: ebook -  cartaceo
Vol.2: ebook -  cartaceo

Leggi la presentazione su Tra l'erica e le campanule!


mercoledì 30 dicembre 2020

Recensione: Caro Nemico di Jean Webster

Buon giorno, cari lettori. 
Oggi condivido con voi la mia ultimissima recensione del 2020, Caro Nemico (1915), l'ultimo romanzo dell’americana Jean Webster, autrice del più celebre Papà Gambalunga (1912) - (Qui la mia recensione), di cui Caro Nemico è considerato lo spin-off. 
Tradotto integralmente da Miriam Chiaromonte, curato dal Prof. Enrico De Luca per la collana I classici ritrovati, è stato pubblicato da Caravaggio Editore proprio quest'anno.

"Non oso pensare cosa abbiano visto o vissuto alcuni di questi bambini. Ci vorrebbero anni di luce solare e allegria e amore per sradicare i tremendi ricordi che hanno immagazzinato negli angoli bui dei loro piccoli cervelli. E ci sono così tanti bambini e così pochi di noi che possano abbracciarli a sufficienza; semplicemente non abbiamo braccia o grembi per tutti."

Protagonista di queste pagine è Sallie McBride, amica ed ex compagna di stanza al college di Judy Abbot (eroina di Papà Gambalunga), incaricata proprio da quest’ultima e da suo marito Jervis Pendleton di diventare la direttrice dell’Istituto John Grier, dove Judy è cresciuta. 
Sallie, a differenza della sua amica, proviene da una famiglia ricca e agiata, dunque non sarà per niente facile per lei ritrovarsi ad affrontare la vita in un tetro e austero orfanotrofio, ma, sebbene in un primo momento voglia defilarsi e considerare il suo incarico solo temporaneo, pian piano, con forza, coraggio e determinazione, prende in mano la situazione per rinnovare completamente l’istituto di carità per orfanelli. Dalla dieta di quelli che inizia a chiamare i suoi cuccioli al guardaroba, dalle adozioni all’istruzione, tutto passa al suo vaglio attraverso i contributi dei benefattori, tra cui gli stessi Pendleton, e tra disavventure e grane, pian piano introduce migliorie atte a elevare la qualità di vita dei piccoli ospiti. 
Il "Caro Nemico" cui Sallie scrive è il protagonista maschile della vicenda, il Dottor Robin McRae, un uomo burbero ma dal cuore grande che nasconde un passato doloroso, che diventa il braccio destro della giovane direttrice nella cura degli orfani. Sallie conia questo soprannome per lui poiché all’inizio i due non si sopportano, ma ovviamente, come da romanzo che si rispetti, le cose sono destinate a cambiare. 


"É un tale piacere vedere questi bambini tutt'altro che spaventati e apatici, che sto dispensando premi per il chiasso..."

Scritto con un’ironia che fa sorridere, ma che più spesso porta a riflettere, l’ultimo romanzo di Webster, tra disastri e monelli ai quali in qualche misura rischiamo di affezionarci, espone quelle che sono le difficoltà nella gestione pratica di un orfanotrofio e introduce questioni come l’eugenetica, l’ereditarietà e i temi cari all’autrice, che fu impegnata in prima linea nel sociale. 
Epistolare e illustrato (in maniera infantile) dalla stessa autrice esattamente come Papà Gambalunga, considero Caro Nemico il romanzo più maturo di Jean Webster che abbia letto finora.

"L'ottimismo è l'unico abito per un operatore sociale."

giovedì 24 dicembre 2020

Recensione: La cena di Natale e altri racconti di AA.VV.

Salve lettori e buona vigilia di Natale.
È la prima volta che recensisco un libro in tale giorno ma davvero mi è stato impossibile farlo prima. Poco male, perché è di una lettura natalizia che vi parlo oggi, una coinvolgente raccolta intitolata La cena di Natale e altri racconti che racchiude le penne di quattro scrittori di spicco vissuti nel 1800 e pubblicata nel 2019 da Elliot Edizioni. 

I racconti che v’invito a leggere in questi giorni di festa sono La calza di Natale di Whistling Dick di O. Henry, Un Natale in campagna di Louisa May Alcott, La cena di Natale, che dà il titolo al volumetto, di Nathaniel Hawthorne e Il venditore ambulante del grande Charles Dickens.


"Ma è noto che non possiamo vivere di torte speziate e charlotte di panna, e sono convinta che i libri sarebbero più corroboranti se fossero pieni di persone e cose di tutti i giorni, come del buon pane e burro. Le storie che mi piacciono sono quelle che arrivano al cuore e non si dimenticano facilmente. I libri di Miss Terry, ad esempio, quelli di Miss Stowe e i racconti di Natale di Dickens."
Louisa May Alcott, Un Natale in campagna

Il primo racconto, che inaugura la raccolta, è stato quello meno nelle mie corde. Narra la vicenda di un vagabondo, Whistling Dick, che girovagando nelle piantagioni del sud degli Stati Uniti, compie una buona azione il giorno di Natale guadagnandosi la stima di un ricco possidente che decide di ospitarlo e trattarlo come un suo pari. La sua libertà, però, sembra non avere prezzo. 

La seconda storia, decisamente più di mio gusto sia per rappresentazione che per scorrevolezza, in perfetto stile Alcott, narra il Natale in campagna di Sophie, una ragazza molto ammirata che invita i suoi amici di città, Emily e Randal, scrittore di professione, a trascorre appunto il Natale in campagna da sua zia Plumy, una saggia donnina, e i suoi figli, Ruth e Saul, eroe di guerra. Qui, tra storie narrate davanti al caminetto mentre la neve cade oltre la finestra, scopriamo il valore dell’amore e del matrimonio in un’atmosfera che richiama le celebri Piccole donne.


Ne La cena di Natale, i protagonisti leggono la storia di un uomo eccentrico che nel suo testamento aveva disposto che ogni 25 dicembre fosse allestito un banchetto per dieci persone infelici, miserabili, angustiate, non per un intento caritatevole ma per dimostrare, attraverso tinte oscure e macabre, ma anche profonde, che non vi è alcuna speranza per il dolore del mondo e le afflizioni degli uomini, nemmeno a Natale.

L’ultimo racconto, Il venditore ambulante dell’imprescindibile Charles Dickens, narra la vicenda del Dottor Marigold che trascorre la vita vendendo merci in giro per l'Inghilterra e dopo aver perso la sua famiglia e vagato per anni, incontra e adotta una ragazza sordomuta per insegnarle a comunicare con il mondo. In perfetto stile dickensiano, per spirito e atmosfera, è una storia toccante e commovente da leggere sotto l’albero.

"In cucina me la cavavo abbastanza bene; perciò voglio dirvi cosa mi preparai per la cena di Natale: un pasticcio di vitello con due rognoni, una dozzina di ostriche e una coppia di funghi. É un pasticcio che concilierebbe un uomo con tutto quanto esiste, tranne che con i due ultimi bottoni del suo panciotto."
Charles Dickens, Il venditore ambulante

Un’antologia natalizia che spazia tra candore, umorismo e sentimento. Lo stile di questi autori, pur differenziandosi, ha in comune una certa eleganza. I loro racconti, ambientati tra povertà e agiatezza, mettono in risalto i valori genuini che caratterizzano il Natale nella sua essenza. Una raccolta, insomma, che ho apprezzato e che consiglio a tutti gli amanti dei classici. 

lunedì 21 dicembre 2020

Recensione: Storie di Natale - Racconti inediti di Louisa May Alcott

Buongiorno lettori e buon lunedì.
Oggi vi parlo di una lettura adatta ai più piccoli di un’autrice che, nel periodo natalizio, sembra essere la più amata: Storie di Natale – racconti inediti di Louisa May Alcott, edita lo scorso 24 novembre da Edizioni Clichy.

“Non smettere mai di credere alle care, vecchie storie, anche quando arriverai a capire che sono soltanto la piacevole ombra di un’amabile verità.”


Questa piccola perla letteraria racchiude una raccolta di dodici racconti molto teneri che Alcott era solita raccontare alla nipotina, Lulu, e che in occasione di un Natale, trascrisse per farne una raccolta da donare. In realtà, la storia natalizia è soltanto una e forse complice il periodo, è stata la mia preferita, proprio per lo spirito da cui è pervasa. I restanti undici titoli, hanno come protagoniste bambine o ragazzini che vivono piccole o grandi avventure dalle quali è sempre possibile ricavare un insegnamento e quindi una morale. In essi c’è fantasia, coraggio, intraprendenza e spesso anche i toni e le caratteristiche della favola, attraverso animali parlanti, fate e scatole magiche, e tutti toccano temi sociali come la povertà, i maltrattamenti, ecc… affidando le storie a personaggi amabili e capricciosi, disobbedienti e coraggiosi.
 
Un libricino che consiglio vivamente di regalare ai vostri cuccioli alle prese con le prove dell’infanzia, che potrete leggere loro prima di andare a letto o lasciare che lo leggano da sé, perché il linguaggio suscita immagini vivide e colorate, e lo stile scorrevole, sensibile e pieno di tatto dell’autrice di Piccole donne, allieterà grandi e piccini.

giovedì 10 dicembre 2020

Recensione: La gatta della regina di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa

Buongiorno lettori,
questa settimana si è concluso il mio viaggio nella Spagna del Nuovo Mondo iniziato con la lettura del romanzo storico La mantella rossa (qui la mia recensione) di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa, perché ho terminato La gatta della regina, sequel ideale, ambientato circa vent’anni dopo la summenzionata opera. Entrambi i romanzi, scritti a quattro mani da padre e figlia, sono editi da La Lepre Edizioni. 

“Forse la patria di un uomo, si disse, non è solo quella in cui si nasce, ma anche quella che ognuno liberamente si sceglie.”

Siamo agli inizi del Cinquecento e Diego e Clara, i protagonisti de La mantella rossa, stabilitisi da circa vent’anni a Tenerife, hanno coronato il loro sogno d’amore mettendo al mondo tre figli, Alvaro, Inès e Juan. I tre ragazzi, diversi tra loro per carattere e passioni, si trovano ad affrontare le sfide di un mondo che cambia molto velocemente. Alvaro, il maggiore, sente di dover lasciare l’isola per diventare un importante uomo d’affari; Inès, la ragazza ribelle, vorrebbe essere libera di vivere la propria vita senza dover accettare un matrimonio come unico fine; Juan, il più giovane, sogna di raggiungere il nuovo continente per la sua attività di ricercatore e studioso di botanica. 
Tutti e tre destinati a lasciare la piccola e sicura Tenerife, e Clara, rimasta sola dopo l’improvvisa scomparsa in mare di Diego, vivranno le loro avventure e la loro maturazione. Alvaro lo farà attraverso importanti incarichi e l’amore di Camilla, una nobildonna genovese. Inès ritrovandosi in un primo momento nelle vesti di dama di compagnia della regina Giovanna la pazza che vive isolata dalla complessa scena politica dominata dal figlio, l’imperatore Carlo V, e in seguito come ribelle al fianco del popolo in rivolta. Juan diventerà un uomo imbarcandosi per scoprire la flora del Nuovo Mondo a scopo curativo e, suo malgrado, diventando testimone della febbre dell’oro e della ferocia dei Conquistadores nei confronti degli indigeni. 

 “Tutto era cambiato, i confini del mondo e dei desideri erano stati ridisegnati.”


Personalmente ho fatto un po’ fatica ad appassionarmi alle vicende dei tre fratelli de Mesa; per me è stato inevitabile paragonare questo romanzo al precedente, che mi ha catturato molto di più. Se ne La mantella rossa, la storia d’amore di Diego e Clara bilancia benissimo la parte romanzesca agli eventi storici descritti senza nessuna pesantezza e tenendo alto l’interesse del lettore, ne La gatta della regina non ho avuto lo stesso riscontro: spesso le vicende sono descritte come un riassunto e velocemente si passa avanti, senza grandi dialoghi. Non sono riuscita a provare una reale simpatia per qualcuno dei protagonisti o un’emozione un po’ più accentuata. La vicenda di Inès era quella più nelle mie corde, ma fino a un certo punto, fino a Giovanna la pazza e alla sua gatta. Il personaggio è interessante perché Inès è fuori dagli schemi, è indomita e curiosa, ha l’indole di un maschio, ma, in maniera non so quanto credibile, diventa una sorta di eroina travestita da uomo per via di un amore saffico che viene annunciato, descritto, ma che non ho percepito minimamente. 
Tutto scorre molto velocemente, vi sono alcune descrizioni ben riuscite soprattutto dei luoghi e gli eventi che fanno da cornice sono descritti sapientemente perché la parte storica denota una conoscenza profonda del periodo narrato da parte dei due autori, mentre quella sentimentale e romanzesca, mi è sembrata priva della freschezza e del pathos trasportante e spesso incisivo, che invece permea l’opera prima di de Mesa padre e figlia, dandole quel di più. 


      

venerdì 27 novembre 2020

Presentazione: Storie di Natale - Racconti inediti di Louisa May Alcott

Buongiorno lettori,
oggi sono lieta di inaugurare una nuova collaborazione presentandovi un libricino davvero delizioso e curatissimo uscito questo martedì, 24 novembre 2020, in libreria: Storie di Natale - Racconti inediti di Louisa May Alcott, la mamma delle Piccole Donne, tradotto da Giovanni Maria Rossi e Francesca De Luca ed edito da Edizioni Clichy, che ringrazio sentitamente per la copia omaggio. 


Quarta di copertina:
Dodici racconti, quasi tutti finora inediti in Italia, tratti dalla raccolta Lulu’s Library, una serie di storie per bambini scritte da Louisa May Alcott, l’autrice di Piccole donne, nel 1885. Nate come favole della buonanotte per la nipotina, queste storie ebbero poi così tanto successo tra la bambina e i suoi amici che l’autrice decise di farne un libro: «Non avendo nient’altro da regalare quest’anno, le ho raccolte in un solo volume come dono di Natale». Ne emerge, come nella sua saga più celebre, un insieme di semplicità e di ricchezza di temi, un precorrere i tempi, anche politicamente, una capacità straordinaria di narrare e di trasmettere valori che al suo tempo erano assolutamente rivoluzionari. Un libro per bambini ma anche per genitori, e per chiunque voglia esplorare il mondo straordinario di una scrittrice che ancora oggi, dopo quasi due secoli, non cessa di stupirci e affascinarci.



Dall’autrice di Piccole donne, amata da generazioni di lettrici e di lettori, considerata come una delle più originali e rivoluzionarie scrittrici di sempre.





Una rarissima perla letteraria, una scoperta assolutamente straordinaria.




Un dolce regalo sotto l'albero per i più piccoli ma anche per chi è grandicello e ama gli autori classici, poiché trattasi di una chicca natalizia imperdibile per gli appassionati di Alcott, che in questo periodo dell'anno ispira sempre tantissimo. Io lo inizierò molto presto...

Puoi acquistare la tua copia Qui
e in tutte le librerie.

martedì 24 novembre 2020

Recensione: La stanza rossa e altre storie di fantasmi di Lucy Maud Montgomery

Buongiorno lettori,
pochi giorni fa ho terminato una delle mie ultime letture veloci di questo 2020, la raccolta di racconti La stanza rossa e altre storie di fantasmi di Lucy Maud Montgomery, edita nel 2019 da Caravaggio Editore nella collana I classici ritrovati curata dal Prof. Enrico de Luca, traduttore del summenzionato testo. Oggi condivido brevemente con voi le mie impressioni. 

“La stanza era bassa e scura, tappezzata di damasco rosso e con finestre squadrate in alto sotto la grondaia con uno scuro rivestimento in legno tutt’intorno. E lì mi piaceva sedere tranquillamente sul divano rosso e leggere le mie fiabe.”
da La stanza rossa


Lucy Maud Montgomery, autrice canadese famosa per essere la penna che ha inventato Anne di Tetti Verdi (Anna dai capelli rossi), scrisse numerose storie di fantasmi che pubblicò su diverse riviste. 
La presente raccolta comprende sei dei suoi racconti che presentano ovviamente gli elementi tipici delle ghost stories: tinte gotiche, presenze soprannaturali, amori capaci di sfidare la morte e misteri da svelare. 
Non sono storie che fanno paura, nessun vero brivido attraverserà la vostra schiena, ma tutte, tranne l’ultima, Il fantasma di Brixley, incentrata sul tema del bullismo, spingono il lettore a interrogarsi su fenomeni inspiegabili con la sola ragione. Esistono i fantasmi? E i contatti con l’aldilà? 
Nella loro varietà i sei racconti presentano, oltre all’elemento soprannaturale, punti in comune come morti precoci e protagoniste femminili particolarmente belle. 

“Ma ora vedete quanto è forte e meraviglioso l’amore fedele… forte abbastanza da vincere la morte."
da La ragazza al cancello

Il volumetto è godibilissimo oltre che per lo stile scorrevole di Montgomery, anche per come si presenta, per la grafica intrigante e per le bellissime tavole disegnate da Michela Pollutri. 
Sei piccole chicche, dunque, che si leggono velocemente, che come biscotti allo zenzero ci regalano sei brevi intervalli di piacere e che non a caso sono ideali da gustare nel periodo di Halloween o in un freddo e nebbioso pomeriggio autunnale. 

Pur non rientrando nel mio genere solito, io ho apprezzato tre racconti su sei; nello specifico: La ragazza al cancello, L’amante di Miriam e Festa privata a Smoky Island. 

giovedì 12 novembre 2020

Recensione: Papà Gambalunga di Jean Webster

Buongiorno, cari lettori,
oggi vi parlo del romanzo più celebre della scrittrice americana Jean Webster, Papà Gambalunga, che i più ricorderanno per l’adattamento in versione anime degli anni 90 con il quale molti di noi sono cresciuti. 
Papà Gambalunga, generalmente considerato un libro per ragazzi, fa parte della collana "I classici ritrovati" curata dal Prof. Enrico de Luca. 
Scritto sotto forma epistolare, è stato tradotto per la prima volta integralmente in italiano da Miriam Chiaromonte e da Enrico de Luca, è uscito nel 2019 per Caravaggio Editore. 

“Penso che chiunque, non importa quanti problemi possa avere quando crescerà, debba avere un’infanzia felice verso la quale guardare.”


Jerusha Abbott, detta Judy, è un’orfana che per diciassette anni ha vissuto all’istituto di carità John Grier. Diventata ormai grande, la direttrice è solita servirsi di lei come aiutante per i trovatelli e la sua vita sembra così destinata a rimanere tra quelle mura, fino a quando un misterioso membro del consiglio e benefattore dell’orfanotrofio, colpito da un suo scritto, decide di mandarla al college affinché possa studiare e magari diventare una famosa scrittrice. Judy non sa chi sia quest’uomo che ha deciso di rimanere anonimo, riesce solo a scorgerne la lunga ombra proiettata dai fari della sua automobile sulla parete del corridoio appena prima che vada via. Da qui il nome Papà Gambalunga coniato dalla sua fantasia. Judy ha una sola condizione da rispettare, scrivere al suo tutore almeno una volta al mese comunicandogli i suoi progressi scolastici. 

“Non manca ciò che non si è mai posseduto.”

Inizia così la corrispondenza a senso unico della protagonista, dal suo primo anno di college fino alla maturità, e sono spesso lettere simpatiche, in cui racconta la sua nuova condizione, il suo stupore per cose che non avrebbe mai creduto possibili le accadessero, il suo disagio con le compagne di stanza, che, al contrario di lei, hanno avuto un’infanzia normale, i suoi progressi nello studio, la sua crescita di rapporti umani. Epistole condite di buonumore ma che contengono anche riflessioni e sprazzi di malinconia si susseguono per un periodo di quattro anni, vacanze in campagna comprese. Anni che condurranno Judy al diploma e una nuova e forse ancor più felice svolta nella sua vita. Tutto indirizzato al misterioso benefattore che vorrebbe tanto conoscere e considerare come la famiglia che non ha mai avuto. 

Una protagonista determinata, gioviale, alla quale piace leggere, molti sono, infatti, i riferimenti letterari che incontriamo, che arriva a rendersi indipendente e che cerca sempre il lato positivo. Attraverso questa ragazza spontanea e al tempo stesso profonda ed empatica, un finale dal leggerissimo tocco romantico e uno stile frizzante, Jean Webster ci racconta una storia di formazione e di buoni sentimenti, piacevole e a tratti divertente. 

“Con un panorama bellissimo tutt’intorno, e molto da mangiare e un confortevole letto a baldacchino e una risma di carta bianca e una bottiglia intera d’inchiostro… cosa si può mai desiderare di più al mondo?”


lunedì 9 novembre 2020

Recensione: La Mantella Rossa di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa

Buon lunedì, cari lettori. 
Oggi vi parlo de La mantella rossa, un romanzo storico che mi ha tenuto ottima compagnia nell’ultimo mese, scritto a quattro mani da Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa, padre e figlia, ed edito da La Lepre Edizioni (2017). 
Una storia che nasce dalle origini, per metà spagnole, dei due autori e dalla scoperta di un loro antenato, Diego de Mesa, capitano dei cavalieri e conquistador di Tenerife, l’ultima isola delle Canarie sottomessa al regno di Castiglia. 

“Incapaci di fondersi al pari di Tenerife e Jerez, dei guanche e dei castigliani, le due anime di Diego, separate dal mare, restavano distanti l’una dall’altra.”

Lo scenario è l’ultimo decennio del 1500, Cristoforo Colombo ha ormai scoperto l’America, l’Islam ha abbandonato la Penisola iberica dopo la sconfitta di Granada e gli ebrei sono costretti all’esilio perché i Re Cattolici, Isabella e Ferdinando, che hanno unito i loro regni, vogliono un’unica religione, il Cristianesimo.
Diego de Mesa, giovane hidalgos della nobiltà spagnola è il primogenito di una delle più antiche casate di Spagna. È un cristiano viejo e, come tutti i maschi della sua famiglia, aspira a distinguersi in battaglia. Bello, forte e coraggioso, è stato addestrato per essere un cavaliere valoroso e, come ogni eroe da romanzo, s’innamora di una dolce e bella fanciulla, Clara Fonseca, la giovanissima figlia di un medico. Clara e la sua famiglia, però, sono cristianos nuevos, dei conversi, cioè ebrei convertitisi al cristianesimo, che nella Spagna di fine Cinquecento erano mal visti tanto e più degli ebrei che il cristianesimo lo rifiutavano fuggendo o morendo per mano della terribile Inquisizione. La passione tra i due giovani, costretti a vedersi di nascosto, è però forte. Pur sapendo di fallire, Diego decide di parlare apertamente dei propri sentimenti alla sua famiglia andando incontro a un netto rifiuto. Comprende così che l’unico modo che ha per sposare Clara è lasciare Jerez, partire e conquistare la propria indipendenza economica nell’imminente missione che lo attende. S’imbarca così per la conquista di Tenerife, isola delle Canarie, abitata dai guanche, indigeni destinati alla schiavitù e allo sterminio.

“Si domandava però se sogni e fantasmi non fossero l’anima della realtà, più veri in fondo di tanti eventi vissuti e di tante persone incontrate. 
Non era forse stato un sogno a guidarlo da anni nelle sue scelte?”

Diego mantiene alto il nome e l’onore dei Mesa in battaglia, costruisce la sua posizione ma non sa che Clara, il motivo di tutto ciò, è stata costretta alla fuga con la sua famiglia, a causa dell’Inquisizione, e che ha trovato rifugio nella fastosa, accogliente, ma anche pericolosa Roma dei Borgia. 
Il tempo e la distanza muteranno i loro sentimenti? I due giovani si ritroveranno mai? Questo, ovviamente, dovrete scoprirlo da voi.


Quel che posso aggiungere è che La mantella rossa è un romanzo interessante e storicamente irreprensibile, che alterna la tensione degli eventi storici all’amore contrastato dei protagonisti. I due autori dimostrano di conoscere a fondo i luoghi e il periodo, infatti, molti sono gli aspetti e le vicende che espongono con dovizia di particolari, frutto di ricerche, viaggi e studio, il tutto attraverso una narrazione scorrevole e avvincente. Sicuramente più appassionante dei noiosi libri di storia che il più delle volte lasciano solo qualche nozione, questo romanzo penso sia ideale per approfondire un periodo storico che personalmente conoscevo poco. Attraverso questa lettura ho potuto imparare, ad esempio, molto sulla storia di Tenerife e dei guanche. 
Il linguaggio, le descrizioni, gli usi sono sempre appropriati e realistici. Quel che, secondo me, un po’ manca qua e là è quel tocco in più del romanziere, non dello storico, che sa far battere davvero il cuore nelle scene clou tra i protagonisti, con l’inserimento dei dialoghi in maniera più coinvolgente.