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giovedì 24 maggio 2018

Recensione: Chiamatemi Elizabeth . Vita e opere di Elizabeth von Arnim di Carmela Giustiniani

Buon giorno, cari lettori.
La scorsa settimana ho letto e recensito la meravigliosa biografia di Frances Hodgson Burnett, La mia anima è un giardino (qui per la recensione) scritta da Carmela Giustiniani. Oggi, invece, vi parlo di un’altra famosa scrittrice vissuta a cavallo di due secoli, la fine dell’800 e l’inizio del 1900. Mi riferisco alla biografia “Chiamatemi Elizabeth – vita e opere di Elizabeth von Arnim”, opera prima di Carmela Giustiniani edita da flower-ed

“Sono felice che Dio mi abbia fatta scrittrice,anziché qualcos'altro. 
Quanto avrei odiato avere una passione per la cucina.

Nata Mary Annette Beauchamp, Elizabeth von Armin è il nome d’arte di una scrittrice anticonvenzionale e ironica di cui Carmela Giustiniani ci offre un ritratto colorato ed esaustivo attraverso le molte opere che l’autrice scrisse nella sua lunga vita. 
Non conoscevo l’esistenza abbastanza travagliata e anche un po’ “nomade” di Von Arnim (la scrittrice, nata in Australia, si spostò spesso tra Inghilterra, Germania, Svizzera e America). 
Perché proprio Elizabeth? È la domanda che chiunque potrebbe porsi. Perché era il suo alter ego tra le pagine ovvero la protagonista del suo primo romanzo, Il giardino di Elizabeth
Intrappolata in ben due matrimoni infelici, - il primo con un tedesco, von Arnim, da cui il cognome – e in seguito in altre due relazioni che non le portarono grandi felicità (se non i figli avuti dal primo marito), Elizabeth fu una donna innamorata soprattutto delle sue passioni: i giardini, la scrittura, dove trovava rifugio, e i cani. Tra le righe emerge la figura di una donna disillusa dall'amore coniugale ma audace che non si curò dei pregiudizi lasciandosi coinvolgere in relazioni non ben viste dalla società, una adulterina e una con un uomo di vent'anni più giovane; ma anche, e soprattutto, conosciamo una scrittrice che amava isolarsi nel suo chalet in montagna, determinata e forse un po' eccentrica, e che visse durante le due guerre mondiali trovando sempre il modo di esprimersi.

Neanche Hitler le avrebbe impedito di scrivere, affermava.

Una personalità duplice quella di Mary Annette che fu sempre alla ricerca di affetto ma dal forte spirito indipendente. Mondana ma alla ricerca di momenti di solitudine e di riflessione che trovava contemplando la bellezza della natura. 
Le sue eroine possiedono quasi tutte un’impronta autobiografica, infatti, spesso sono donne sposate senza quell’amore che dovrebbe esserci in una coppia e per questo in fuga. Donne che sembrano ricalcare i vari stadi della vita dell’autrice. Opere come Un’incantevole aprile, Vera, La moglie del pastore, Un’estate da sola, La fattoria dei gelsomini, ecc… presentano tutte protagoniste che ci rivelano qualcosa della loro "mamma" letteraria. 
Chiamatemi Elizabeth può essere considerata una guida che aiuta a capire il significato dietro i  romanzi di von Armin. Storie che spaziano dalla commedia ironica al romanzo epistolare, ma anche opere dall'impronta socio – politica.


Una biografia breve ed esaustiva, la prima in lingua italiana, ben scritta, dove forse manca solo quel di più circa la pubblicazione dei romanzi ovvero i rapporti che l’autrice ebbe con gli editori, cosa che mi avrebbe fatto piacere scoprire. 
Personalmente non ho percepito grandissima affinità con il suo personaggio ma certamente consiglio questo lavoro a chi ha letto le opere di von Arnim o ha intenzione di farlo. Io in wishlist ho l’intrigante titolo Il circolo delle ingrate e la storia ritenuta la più intensa e malinconica da lei scritta, Christine. Magari un giorno non troppo lontano vi farò sapere cosa ne penso. 

martedì 15 maggio 2018

Recensione: La mia anima è un giardino Vita di Frances Hodgson Burnett di Carmela Giustiniani

Buongiorno cari lettori,
Oggi vi parlo di una piccola ma preziosa biografia, La mia anima è un giardino - Vita di Frances Hodgson Burnett (1849 – 1924), di Carmela Giustiniani,  flower-ed (2017). Innanzitutto ringrazio Carmela per avermi permesso di conoscere la vita di questa scrittrice di cui ignoravo tutto ma che, strano a dirsi, è stata la prima che ho letto, molti anni or sono, quando con gli occhi di una ragazzina delle medie aprivo il mio primo romanzo, Il giardino segreto, restandone stregata e in me sbocciava il seme dell’amore per la letteratura. 

“Fra le righe di una storia c'è sempre un'altra storia, che non è mai stata ascoltata e può solo essere indovinata da chi ha abbastanza intuizione per farlo.”

Chi non ha mai sentito parlare de Il piccolo Lord o de La piccola principessa (la Lovely Sarah dell’anime degli anni 80) o de Il giardino segreto? Tutti titoli capaci di schiudere all’istante un mondo di ricordi e di emozioni legate alle storie dell’infanzia e della prima adolescenza di chi oggi ha superato la trentina. Leggere la vita di Frances Hodgson Burnett per me è stato come riaprire un vecchio e impolverato cofanetto, che mi piace immaginare ricoperto di semplici e delicati fiorellini, a lungo dimenticato. Al suo interno, tra le storie riscoperte e i personaggi ritrovati, ho potuto ammirare per la prima volta il ritratto in bianco e nero di una signora rotondetta senza la quale semplicemente quelle care storie non sarebbero esistite. Ho scoperto così che Frances era innanzitutto una donna energica, generosa e indipendente, che con le sue sole forze, tra molte difficoltà e perdite, seppe aprirsi una strada verso il successo mettendo a frutto il suo dono più grande: la fantasia. Un’immaginazione fervida e inarrestabile muoveva la sua penna che in breve tempo la consacrò scrittrice in ben due  paesi: la madrepatria, l’Inghilterra, e l’America, la sua patria di adozione, intessendo storie proprio su quel divario sociale che da sempre esiste tra ricchi e poveri, ma anche sulle differenze tra inglesi e americani. 
Hodgson Burnett fu una scrittrice prolifica (in Italia solo una minima parte delle sue opere è stata tradotta) che amava raccontare storie ai bambini, in mezzo ai quali si sentiva a suo agio più che con chiunque altro, ma che scrisse anche romanzi per adulti. Una giardiniera, armata di cazzuola e penna, che rimestava il terreno e piantava storie, nel suo giardino, in America - del tutto simile a quello di cui possiamo leggere nella storia di Mary Lennox (pettirosso compreso) - seduta all'ombra del nodoso tronco di un albero, a scrivere.


Attraverso una ricostruzione essenziale, una valida e accurata documentazione, una penna chiara e attenta e un’indiscussa passione per l’autrice, in questa biografia Carmela Giustiniani ci restituisce il ritratto di un’anima, quella di Frances, che aveva trovato il suo posto ideale in quel mondo sospeso tra il reale e la fantasia, dove nacquero personaggi senza tempo e senza età. 




mercoledì 3 gennaio 2018

Presentazione: "Chiamatemi Elizabeth" e "La mia anima è un giardino" di Carmela Giustiniani

Buon pomeriggio cari lettori e felice anno nuovo!
Oggi sono lieta di riservare il primo post del 2018 a una grande lettrice e appassionata di libri, Carmela Giustiniani del sito web Libri nella Brughiera, con la quale ho il piacere d'interagire da un po' e che ringrazio per avermi inviato le sue opere.
Il 2017 ha visto Carmela esordire come autrice di due biografie, la prima intitolata Chiamatemi Elizabeth, vita e opere di Elizabeth von Arnim e la seconda, più recente, La mia anima è un giardino, vita di Frances Hodgson Burnett. Entrambe le biografie sono edite da flower-ed, Casa Editrice digitale con cui ho collaborato in passato per diverse chicche bronteane.
Nel corso dell'anno tornerò per parlarvi più approfonditamente di queste due splendide opere, intanto ve le presento.

Carmela Giustiniani, studiosa dei classici della letteratura e membro della Elizabeth von Arnim Society, ha elaborato uno splendido racconto biografico che, tra gli avvenimenti della vita reale e le vicende narrate nei romanzi, ripercorre l’intero arco dell’esistenza di Elizabeth von Arnim (1866-1941). Ricostruendo la figura della scrittrice britannica, le riconosce e restituisce quella centralità che ebbe nella scena letteraria e mondana del suo tempo. Tracciando questo percorso, infatti, l’autrice lascia emergere la vera anima di Elizabeth von Arnim, la quale, con tocco lieve e sorriso malinconico, rivela una modernità sottile, celata dietro una patina di convenzione costruita ad arte, e una spiccata profondità che, agli occhi del lettore più attento, va ben oltre la leggerezza che generalmente le viene attribuita.

In questa meravigliosa biografia dedicata a Frances Hodgson Burnett (Manchester, 24 novembre 1849-Plandome, 29 ottobre 1924), Carmela Giustiniani ripercorre tutte le fasi della vita della scrittrice, lasciandoci esplorare il suo giardino interiore, fatto di luci e di ombre, di fiori lussureggianti e di erbacce. Nota ai lettori soprattutto per aver scritto capolavori come Il giardino segreto, La piccola principessa e Il piccolo Lord, fu una donna complessa e sfuggente, animata da alti ideali e, pur nelle difficoltà e nelle delusioni che la vita le riservò, desiderosa di vivere come nell’incanto di una fiaba.


Oltre agli ebook entrambi i libri sono disponibili anche in cartaceo su Amazon e Lulu.



sabato 18 marzo 2017

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: Emma di Charlotte Brontë

Cari lettori,
questa settimana è uscito il terzo appuntamento dell'anno di Un tè con l'autrice, la rubrica ideata in collaborazione con The Bookish Teapot di Elisa Moda. Emma di Charlotte Brontë, edito per la prima volta in lingua italiana da flower-ed, è al centro del nostro gustoso tea time letterario.

Potete leggere le nostre recensioni qui: 

Ed ecco una delle carinissime e originali Tea Novels ideate da Elisa che hanno accompagnato la nostra lettura.


lunedì 27 febbraio 2017

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: La storia di Willie Ellin di Charlotte Brontë

Cari lettori,
questa settimana inizia con un nuovo appuntamento di Un tè con l'autrice, la rubrica ideata in collaborazione con The Bookish Teapot di Elisa Moda. Abbiamo letto e recensito per voi La storia di Willie Ellin un romanzo incompiuto di Charlotte Brontë, edito per la prima volta in lingua italiana da flower-ed.

Potete leggere le nostre recensioni qui: 

Come la volta scorsa, vi mostro una delle carinissime e originali Tea Novels ideate da Elisa, sperando che questo nostro tea time vi stimoli a unirvi a noi e vi auguro una buona lettura!


lunedì 13 febbraio 2017

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: Ashworth di Charlotte Brontë

Cari lettori,
ritorna oggi  Un tè con l'autrice, la rubrica ideata in collaborazione con The Bookish Teapot di Elisa Moda. Protagonista di questo primo appuntamento dell'anno è "Ashworth", un romanzo incompiuto di Charlotte Brontë, edito per la prima volta in lingua italiana da flower-ed.

Potete leggere la recensione qui: 

Io vi mostro soltanto una delle bellissime e originali Tea Novels ideate da Elisa, per stuzzicare la vostra curiosità e vi auguro una buona lettura!






mercoledì 20 luglio 2016

La gente per bene della Marchesa Colombi

"In teatro una signorina non va mai scollata (...) Pochissimi gioielli. I francesi dicono "I diamanti sono fatti per le teste brune, i fiori sono fatti per le teste bionde." (...) Ma finché sono teste da fanciulla, anche le teste più brune debbono accontentarsi dei fiori. Per portare i diamanti ci vuole il permesso della Chiesa e del Municipio. Ma credano a me, signorine, non ci perdono nulla. Il diamante ha un pregio convenzionale: il fiore è una cosa davvero bella. Le arti belle hanno sempre imitato i fiori."

Buon pomeriggio cari lettori,
oggi vi parlo di buone maniere, sì, un po’ di bon ton dei tempi che furono e lo faccio illustrandovi una delle ultime novità di casa flower-ed, casa Editrice digitale che mi regala sempre piacevoli letture. L’opera alla quale mi riferisco è La gente per bene di Maria Antonietta Torriani, meglio conosciuta come Marchesa Colombi (1840 – 1920).
È la prima volta che leggo un galateo e confesso che all’inizio temevo fosse poco più di uno statico elenco di regole sulla buona educazione, invece mi sono ricreduta. Ne La gente per bene vi è una scrittura sì datata (l’italiano dei tempi della Colombi) ma molto ironica e spassosa.

La gente per bene fu pubblicato la prima volta nel 1877
Da acuta osservatrice la Marchesa Colombi consiglia i comportamenti da adottare nelle diverse situazioni in cui sia uomini che donne si ritrovano nelle tappe delle loro vite.  

Il galateo inizia dai bambini e dai fanciulli; mentre i primi sono piccoli despoti ai quali non si può imporre regole di comportamento (almeno non fino a quando possiedono pienamente i doni dell’intelligenza e della parola), i secondi sono spesso egoisti e freddi, formali con gli stessi genitori. Qui mi sono subito resa conto di quanto attuale sia questo testo, specie pensando alla precoce maleducazione dei ragazzini nel nostro secolo di “progresso”. 
L’autrice s’interessa anche ai meno fortunati, ai ragazzini orfani e alla loro situazione disagiata, dispensando consigli su come presentarsi e comportarsi in ogni circostanza.

Molto sfiziosa è la reprimenda che la Marchesa fa alle signorine, perché queste ultime sovente sono  delle ingrate che non vedono l’ora di maritarsi, come se nella casa paterna avessero da soffrire chissà quale pena. Il matrimonio è il loro costante pensiero e non si curano di altro, rivolte a quest’unico scopo futuro. Mi sono tornate in mente certe ragazze di paese, specie del sud dell’Italia, che ancora oggi hanno la stessa visione di vita. Comportamento che l’autrice deplora. Di rimando suggerisce loro i giusti atteggiamenti da adottare in famiglia, in società, durante una visita fatta o ricevuta, a teatro, compreso l’abbigliamento adeguato. Ma la signorina ben presto cresce e diventa matura, e qualcuna  può ritrovarsi, per scelta sua o di altri, zitellona. Sì, questo termine fa sorridere, per mero pregiudizio, e la Marchesa consiglia a costoro le abitudini da adottare, il linguaggio opportuno, i divertimenti da evitare e quelli da scegliere per apparire sempre rispettabile. 
Se da un lato c’è la zitella, dall’altro c’è la fidanzata. L’ultimo stadio prima dell’agognato matrimonio. Qual è il comportamento adeguato da adottare quando si vuole rifiutare un pretendente? E quale quello da tenere se per amore si vuole accettare la corte di un giovanotto? L’Autrice riporta esempi di vita per evidenziare come, in certe situazioni, la cortesia e l’onestà possono risolvere le più intrigate faccende di cuore.
È stato un po’ sorprendente, ma anche interessante, scoprire come le ragazze dell’Ottocento, una volta promesse, erano private di molti divertimenti, tenute quasi lontane dalla mondanità. Tutto il contrario di oggi.
Il fatidico giorno del matrimonio giunge e la sposa è protagonista di molte pagine perché si sa, è così anche oggi, questo giorno comporta tanto trambusto. Interessantissimo è stato scoprire gli usi e i costumi circa il corredo e i doni; il comportamento dello sposo verso la futura moglie e i suoceri; come devono essere fatte le partecipazioni. Tutto, in ogni dettaglio fino all’altare e anche dopo, è descritto come dovrebbe essere per amore del decoro. 
La signorina è diventata signora e dopo il viaggio di nozze ci sono altre regole che si confanno al suo nuovo stato: quale corrispondenza può avere, il giorno in cui può ricevere visite, l’abbigliamento da casa, il riguardo verso i suoceri, l’organizzazione di un pranzo o di un ballo (la giusta biancheria da tavola, le pietanze appropriate da servire, le decorazioni).
Poi c’è la nascita del primo figlio e un nuovo ciclo si apre, un altro piccolo despota per il quale nessun galateo vigerà mai… per lui, sottolinea la Marchesa, non per i neo genitori che dovranno provvedere al corredino, al battesimo e quando il bimbo crescerà, a curare il rapporto con i maestri che li affiancano nella loro istruzione ed educazione.

Alla Marchesa non sfuggono nemmeno le vedove, alle quali non si addice nessuna pomposità. 
Infine, inesorabile come il tempo, affronta l’ultimo stadio della vita, la vecchiaia: i capelli bianchi, com’è intitolata questa parte del galateo. Come invecchiare decorosamente? Quali divertimenti si confanno a una signora di una certa età? Sarebbe ridicola se si presentasse a un ballo di giovinette, mentre lo sarebbe assai meno se organizzasse lei un ricevimento, o se andasse in teatro, ovviamente vestita in modo consono alla sua età.

"L'unica moda della vecchia, sempre uguale, sempre bella, è la dignità."

Infine, pur dichiarando di non aver nulla contro i maschi, l’autrice dedica loro un intero capitolo e tra uomini abitudinari, scapoli solitari, giovinetti la cui compagnia porta il buon umore, emergere la figura del gentiluomo, quello un po’ da romanzo forse, oggi esemplare in estinzione, che non dà la mano ma porge il braccio alla fanciulla, che in viaggio cede ogni comodità alla signora nel suo stesso vagone.

La gente per bene, senza annoiare il lettore con seccanti regole, ma con ironia, garbo e una vena umoristica che ne percorre le pagine, suggerisce le buone maniere da adottare in ogni circostanza per essere un ragazzino, una signorina, una signora, una madre, una vedova, un’anziana, un uomo, un cittadino esemplari

Antonella Iuliano
Puoi acquistare l'ebook QUI

giovedì 23 giugno 2016

Presentazione: La gente per bene della Marchesa Colombi

Carissimi, 
oggi vi presento una novità targata flower-ed: La gente per bene della Marchesa Colombi.
Il libro -  la mia prossima collaborazione con questa splendida Casa Editrice digitale che ringrazio per la fiducia - è un trattato interessante non solo per conoscere le regole delle buone maniere, ma anche per capire le dinamiche delle relazioni in famiglia e in società nell’Ottocento. Intelligente e ironico, è rivolto principalmente a un pubblico femminile. Una lettura istruttiva insomma, dalla quale sento ricaverò molto. 
Antonella Iuliano


La Marchesa Colombi si presenta come una vecchia signora che elargisce consigli sulle buone maniere da adottare in ogni circostanza, in famiglia e in società, nei diversi momenti della vita di una persona, da quando nasce a quando diventa vecchia. La gente per bene fu pubblicato la prima volta nel 1877. Questi gli argomenti trattati: 

- Il bimbo 
- I fanciulli (Coi parenti – Festa in famiglia – Colle sorelline – Colle persone di servizio – A pranzo – Visite – Inviti – Essendo ospiti in casa altrui – In iscuola – In serata – In chiesa) 
- La signorina (In casa – Visite – Pranzi – Balli – Ospiti in casa altrui – Ai bagni ed in villa – Corrispondenza) 
- La signorina matura 
- La zitellona (Coraggio della sua situazione – Toletta – Divertimenti) 
- La fidanzata (Domanda di matrimonio – Contegno coi parenti – Colle amiche – Col fidanzato) 
- La sposa (Annuncio delle promesse – Visite – Corredo – Doni nuziali – La sera del contratto – Circolari ed inviti – Al municipio – Colazione – In chiesa – Viaggio di nozze) 
- La signora (Ritorno dal viaggio – In famiglia – Visite – Pranzi in casa propria – Pranzi d’invito – Ricevimenti – Balli – Teatri – Ai balli – In campagna – Corrispondenza) 
- La madre (Annuncio della nascita d’un bimbo – Battesimo – Ricevimento – Ai pranzi – Presentazione dei bimbi ai conoscenti – Presentazioni delle figliole in società – Civiltà verso i maestri dei figli –Verso i loro amici – Lutto – Casi riservati) 
- La vecchia (Invecchiare – Toletta – Suocera – Divertimenti – Ospitalità) 
- Gli uomini 

La marchesa Colombi alias Maria Antonietta Torriani nacque a Novara nel 1840 e morì a Milano nel 1920. Autrice di traduzioni, articoli, romanzi e racconti, fu collaboratrice di Anna Maria Mozzoni, giornalista, pioniera del femminismo in Italia e sostenitrice dei diritti civili delle donne. L’autrice stessa si impegnò nel movimento femminile lombardo, interessandosi in particolare alle condizioni di lavoro delle donne. Marchesa Colombi è il suo pseudonimo letterario, desunto da una commedia di Paolo Ferrari, con cui firmò numerose opere, tra cui "La gente per bene".

Il libro è disponibile in ebook sul sito dell'Editore QUI e su Amazon

martedì 26 aprile 2016

Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana di Mara Barbuni

"Interno. Sera. Inizia a fare freddo e i domestici tirano le tende, a nascondere una a una le finestre (...) In casa di accendono i fuochi. Se ne sente dapprima la voce crepitante, poi si annusa il buon odore balsamico del legno e infine, gradualmente, il bagliore danzante si stabilizza in luce omogenea e dorata, che invade la stanza. Attorno al focolare si radunano, come spilli attratti verso una calamita, tutti gli abitanti della casa."


Buongiorno cari lettori,
Oggi vi parlo di un saggio molto interessante che ho avuto il piacere di leggere grazie alla Casa Editrice flower-ed, Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana di Mara Barbuni, esperta di letteratura inglese, traduttrice e studiosa di scrittura femminile del primo Ottocento e di età vittoriana, in particolare grande conoscitrice di Elizabeth Gaskell. 
Il saggio è il quarto volume della bellissima collana Windy Moors.


Aprendo questo libricino ci ritroviamo nel variopinto giardino di una casa vittoriana, il posto da cui inizia il nostro percorso, e scopriamo che esso ha una propria simbologia. Quest’area della casa, vissuta dai suoi inquilini come la zona di confine tra la sicurezza della dimora e il vasto mondo esterno, è anche il simbolo della fertilità, specie quando diventa scenario della costruzione di una storia d’amore. La Barbuni riporta diversi esempi per farci comprendere l’importanza di tale funzione perché molti episodi importanti delle opere gaskelliane si svolgono proprio in giardino. Poi ci invita a rivolgere la nostra attenzione alla casa che ci ospiterà per i capitoli successivi. Ci fa notare con quanta cura sono descritte, nei romanzi pastorali di Elizabeth Gaskell, le case dei poveri e della classe operaia, e come anditi, ingressi, scale, spazi riservati alla domesticità, siano rappresentativi della condizione di cui narra.
La parte più bella, credo sia quando il lettore, una volta entrato all’interno della casa vittoriana, è invitato a mettersi comodo, scegliersi una poltrona dalla quale osservare l’ambiente circostante. Qui è facile rendersi conto che siamo nel territorio delle donne: decorare la casa era (ed è) un’attività prevalentemente femminile. Sono pagine davvero deliziose e anche istruttive per chi vuole conoscere meglio l’ambiente domestico vittoriano. I romanzi della Gaskell, come l’autrice ampiamente spiega, ci offrono innumerevoli rappresentazioni di salotti e stanze che ci aiutano a comprendere, attraverso la descrizione degli interni, non soltanto la condizione della famiglia, ma anche il carattere dei personaggi, le loro qualità, i loro difetti e la loro educazione. 
Immersi in quest’atmosfera, siamo pronti per addentrarci dietro le quinte e scoprire i profumi, le pietanze, il vestiario, i libri e l’intimità della casa così com’era vissuta dai suoi inquilini.
Molto interessanti sono le pagine che l’autrice dedica al cibo come espressione culturale e atto sociale. Si sofferma anche sulla funzione, importantissima, nella realtà come nei romanzi, di chi solitamente viveva nell’ombra: i domestici. 
Immagine di proprietà di flower-ed
All’importanza degli oggetti nell’epoca vittoriana, è dedicato un altro capitolo che ne spiega il valore culturale e sociale ma anche individuale. Nelle opere di Elizabeth Gaskell sono lettere e libri, in particolare, gli oggetti che ritroviamo più di frequente e la Barbuni, sempre tramite gli estratti dalle opere, ci permette di curiosare in qualche cassetto recondito per scoprirne il contenuto. 
Infine, prima di lasciare la dimora che ci ha ospitato, guardiamo per l’ultima volta il focolare davanti al quale ci siamo ristorati. Il caminetto è il vero fulcro della casa e delle storie gaskelliane, il luogo accentratore che favorisce la socializzazione e che, allo stesso tempo, accoglie l’uomo o la donna bisognosi di meditazione. 

Consiglio vivamente questo scritto, soprattutto alle lettrici e ai lettori che intendono approfondire la loro conoscenza dell’epoca vittoriana. Credo sia un’ottima risorsa perché è un lavoro che presenta benissimo e con competenza gli spazi e gli usi di quel tempo.
Chi ha già letto le opere di Elizabeth Gaskell vi troverà un gradito approfondimento e scoprirà forse nuovi dettagli; chi, come me, ha ancora qualcosa che manca all’appello, sarà assalito da una gran voglia di leggere un romanzo di questa eccellente autrice. 

Ringrazio l’Editore per avermi permesso di entrare in una casa vittoriana dalla quale sono uscita più ricca e ringrazio Mara Barbuni che ha condiviso la sua preziosa conoscenza e il suo amore per la narrativa gaskelliana con tutti noi lettori.

Antonella Iuliano

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martedì 24 novembre 2015

Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë

"Così, in verità, sorgerà l’anima tua quando codesto cuore imprigionato sarà freddo. La prigione tornerà alla terra, il prigioniero potrà confondersi coi cieli." (Emily Brontë)

Il mese scorso ho avuto il piacere di leggere, grazie alla giovane e intraprendente Casa Editrice Flower-ed, la prima biografia italiana sulle sorelle Brontë: Tre anime luminose fra le nebbie nordiche, di Giorgina Sonnino (Qui la mia recensione); opera che ha inaugurato una collana, Windy moors, che ha lo scopo di raccogliere e di portare all'attenzione di noi lettori, lavori dimenticati connessi alla letteratura vittoriana e in modo particolare alle tre sorelle più famose della letteratura.
La seconda e recentissima pubblicazione di tal genere è ancora una volta uno scritto della Sonnino: Il pensiero religioso di una poetessa inglese del secolo XIX. Emilia Giovanna Brontë (come specificato dallo stesso Editore nell'introduzione, si è preferito mantenere i nomi in lingua italiana così come si usava ai tempi della Sonnino). Questo breve saggio, che io definirei un’appendice della biografia sopra citata, fu pubblicato per la prima volta nel 1904 sulla rivista Nuova Antologia, ma mai autonomamente.
In queste poche pagine l’autrice si concentra sulla religiosità eccezionale, unica, di Emily Brontë, prendendo come riferimento le testimonianze lasciateci dalla sorella Charlotte, ma soprattutto le poesie della stessa Emily. Queste ultime rappresentano la fonte di maggiore documentazione per conoscere  Emily Brontë, perché sono la sua reale confessione e perché scrisse in versi più che in prosa lungo l’intero arco della sua breve e appartata vita. Dalle poesie di Emily emerge una religiosità fortemente connessa alle leggi costanti e immutabili della natura. Il suo sentimento religioso, che pure aveva i germi nella cristianità (nasce protestante, figlia di un pastore) non conosceva dogmi, rifuggiva luoghi sacri, non si esprimeva attraverso formule prefisse quali le preghiere, non provava interesse per i culti che invece stimolavano l’intelletto di Charlotte e inibivano Anne. Al contrario, la spiritualità di questa ragazza solitaria, dotata di genio poetico, era libera come il vento che sferza sugli arbusti d’erica della brughiera, dove lei trovava se stessa, dove incontrava lo spirito del divino: negli animali, nelle piante, nella natura tutta. Un sentire Dio, principio della vita, attraverso le cose da Lui create. Ella avvertiva il divino in sé, ed è così che trova spiegazione anche l'atteggiamento che ebbe quando la morte sopraggiunse, quando, fino all'ultimo respiro, resistette stoicamente e rifiutò ogni cura, sotto lo sguardo angosciato delle sorelle, serenamente convinta che i rimedi dell’uomo nulla possono contro la legge della natura, di Dio. La morte non era per lei quella spaventosa separazione o quella macabra idea comune agli uomini, piuttosto era liberazione dalle catene terrene, perché permette allo spirito di ognuno di riunirsi allo spirito universale dal quale proviene, di tornare a una pienezza di Vita. La sua era una religione individuale, indipendente, in stretta connessione con il creato, dove il male era per lei solo uno squilibrio nella perfezione. 
La Sonnino aveva una profonda conoscenza della poetessa dello Yorkshire, e i suoi studi, la sua passione, hanno fatto si che tracciasse un quadro più che esaustivo della religiosità di Emily Brontë; un quadro che grazie alla riscoperta di Flower-ed oggi tutti possiamo conoscere. Il testo è scorrevole; lo stile raffinato. Si legge davvero in poco tempo, ma in quel poco meglio si comprende perché Emily Brontë era pienamente se stessa, serena, in pace, solo quando attraversava i suoi moors, scovava nidiate di uccellini o accarezzava con una mano teneri ciuffi d’erica. 
Antonella Iuliano
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lunedì 26 ottobre 2015

Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle Brontë

"Ma essa con gli occhi rivolti ai suoi moors, ricordava le lezioni ivi imparate, che tutto si trasforma e nulla si perde in natura, ed era convinta che ciò che è morte nell'individuo, è vita nell'universo."

Cari lettori, oggi vi presento una nuova collaborazione che va ad aggiungersi alle altre del blog; non si tratta di un romanzo, ma di una biografia; una vera e propria riscoperta che ho potuto leggere ed apprezzare grazie alla Casa Editrice Flower-ed: Tre anime luminose fra le nebbie nordiche. Le sorelle Brontë di Giorgina Sonnino, edito per la prima volta nel lontano 1903 e oggi riproposto nella collana Windy Moors del suddetto Editore che si propone di portare alla nostra attenzione quei testi caduti nel dimenticatoio e riguardanti l’età vittoriana. 
Il saggio in questione rappresenta un documento prezioso soprattutto per il pubblico italiano interessato alle famose sorelle scrittrici dello Yorkshire, in quanto rappresenta la primissima biografia in lingua italianascritta quando gli studi intorno alle tre sorelle Brontë erano prettamente in lingua inglese.
Il testo narra, attraverso quattro tappe, quella che fu la vita di Charlotte, Emily e Anne Brontë partendo dalla loro infanzia e formazione nella selvaggia e isolata brughiera circostante Haworth. Conosciamo i loro sogni d’indipendenza e i caratteri delle tre sorelle, tanto diverse l’una dall’altra quanto unite; la loro passione comune per le storie e per la scrittura; la figura del padre, il reverendo Patrick Brontë; del fratello Branwell; il viaggio che Charlotte fece a Bruxelles con la speranza di acquisire una formazione adeguata per aprire una scuola propria una volta tornata in Inghilterra; i vari lutti che colpirono e segnarono per sempre la famiglia; i rapporti con gli editori e le travagliate vicende delle loro prime opere; il successo che Jane Eyre portò alla sua autrice.

Tutti questi punti sono sapientemente documentati e ricchi di aneddoti, presenti attraverso stralci delle lettere dei protagonisti, e più avanti, quando Charlotte ebbe la sua fama, per mezzo delle dichiarazioni di critici e letterati del suo tempo che la conobbero o furono tra i primi a leggere le sue opere. Ciò dà a questa biografia uno stampo storico.
Sebbene il saggio della Sonnino riguardi prevalentemente la figura di Charlotte Brontë e la ritragga con assoluta fedeltà, personalmente il suo discorrere in merito all’autrice di Jane Eyre non mi ha impressionato particolarmente, non mi ha quasi mai emozionata davvero come, al contrario, ricordo mi accadde leggendo La vita di Charlotte Brontë di Elizabeth Gaskell, malgrado le ragioni siano forse tra le più ovvie e riconducibili alla conoscenza diretta tra le due suddette autrici e all'affetto che le univa.

La biografia della Sonnino è riuscita invece a catturarmi nei capitoli che, nella seconda parte, dedica a Emily Brontë (probabilmente la sua favorita). Si tratta di un approfondimento che evidenzia lo spirito forte, non curante dei rapporti sociali, amante della natura e degli animali, che appartenne a Emily e a Emily soltanto; il suo ingegno non comune, la cupa potenza della sua mente originale; la sua passione per la poesia, che l’accompagnò sempre. Ciò è delineato egregiamente dall’autrice addirittura in un confronto di caratteri, di stile e di applicazione alla scrittura tra Charlotte ed Emily. La prima affascinata dallo studio del francese e aperta al desiderio di conoscenza che la porta a dire di avere "un così forte desiderio di un paio d’ali"; la seconda ammaliata dal romanticismo tedesco che spiega le influenze di Cime Tempestose, e chiusa volontariamente nell'immensità della sua brughiera.
L'edizione del 1903
 Poco si concentra sulla figura di Anne Brontë della quale la Sonnino si limita a tracciare brevemente la figura delicata, la religiosità vissuta quasi come compito imposto, i suoi due romanzi e la precoce dipartita. Al contrario, e questo mi ha fatto davvero molto piacere, dedica un intero capitolo al fratello Branwell Brontë, a quel giovane che dipinse le tre sorelle e si cancellò dal quadro, poeta anch’egli, sul quale la famiglia contava con le migliori aspettative e che perì dei suoi stessi vizi tra una sorella che gli perdonava nonostante tutto (Emily) e un’altra che si staccò da lui assai dolorosamente (Charlotte).
Dopo averci illustrato la vita dei suoi familiari, la terza e la quarta parte si concentrano sull’attività letteraria di Currer Bell e di come visse realmente il rapporto non facile con il circolo londinese di letterati dell’epoca e con il pubblico; le critiche positive e negative ai suoi romanzi, le relazioni che stabilì dopo la morte delle amate sorelle, il suo aggrapparsi alla scrittura per sopravvivere all’enorme dolore; il concepimento e la nascita degli altri due romanzi Shirley e Villette; il suo matrimonio e la sua prematura scomparsa.

La Sonnino ci mostra Charlotte, ragazza prima e donna poi, devota ai propri doveri, fiera, coraggiosa, appassionata e che sebbene sogni orizzonti più lontani e ampi, quando vi giunge soffre la lontananza da casa fino a stare male fisicamente; timida e inadeguata in mezzo agli altri; l’assoluta onestà che la contraddistingue sia nella vita che nei romanzi; la sua intelligenza e il suo acume di giudizio, tanto che l’autrice del saggio afferma che ella avrebbe potuto essere un’eccellente storica; la consapevolezza del proprio dono che la salva e al quale ella si afferra tenacemente.
L'autrice attribuisce, giustamente, a Emily il genio, mentre evidenzia e analizza quei difetti che la critica del tempo attribuiva ai romanzi di Charlotte, talvolta avvalorandoli, talora distaccandosene.

In ultimo, tengo a esporre un mio pensiero riguardo al testo e che va al di là del contenuto che risulta essere più che buono e godibile: nell'introduzione viene specificato che nella riproposizione di questa biografia si è preferito lasciare al lettore una lettura dal gusto antico e quindi alcune formule dell’italiano del primo Novecento sono rimaste tali, come pure l’utilizzo dei nomi - tutti, compresi quelli dei personaggi dei romanzi - nella forma italiana; ebbene quest’ultima, quella dei nomi, è una cosa che ha intralciato non poco la mia lettura, e per quanto possa sembrare una banalità, non lo è. Avrei gradito un riadattamento, non dell'italiano dei tempi della Sonnino perché ciò che sa di antico mi piace, ma almeno dei nomi in inglese.

Antonella Iuliano

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