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martedì 14 giugno 2022

Recensione: I misteri della rue La Bruyère di Vittorio De Martino

Buongiorno amici lettori, 
oggi torno ad aggiornare questo mio diario di bordo per parlarvi della mia ultima, avvincente lettura: I misteri della rue La Bruyère di Vittorio De Martino, edito La Lepre Edizioni. Unito alla copertina, colpevole di aver attirato la mia attenzione e di averlo quindi voluto in libreria è stato il sottotitolo, Una casa dimenticata a Parigi; la trama, poi, (potete leggerla QUI) ha fatto il resto… Parigi, un appartamento chiuso da sessant’anni, un dipinto, un mistero: mi sono bastati questi elementi per volerne sapere di più. Felice che il mio istinto non abbia sbagliato, vi dico cosa ne penso…



"Gli oggetti sono delle tracce che parlano delle vite degli uomini."

Roberto Carli è un perito, un esperto d’arte. La sua vita è divisa tra aste e una moglie perennemente in ritardo. Un giorno riceve un incarico dall’erede di un appartamento, situato nel centro di Parigi e rimasto chiuso per sessant’anni. Al suo interno vi sono stipati numerosi oggetti e mobili appartenenti a un passato di cui il suo cliente vorrebbe semplicemente sbarazzarsi. Deve fare l’inventario e la stima di ogni bene. Roberto, però, sin dalla sua prima visita nell’appartamento della rue La Bruyère, comprende che quella casa conserva molto più che degli oggetti in disuso. 

“Questo faccio, mettere etichette, fissare ciò che vorrebbe sfuggire, e così, come posso, resistere al fluire incessante del mondo, che travolge affetti e certezze. 
Se lo fermo prima, non porterà via anche me.”

La sua prima, strabiliante scoperta è un dipinto, di grande valore, di Giovanni Boldini, il più famoso ritrattista a Parigi negli anni ottanta dell’Ottocento, raffigurante una bellissima donna in un vaporoso abito rosa. Scoprire chi è quella donna e perché è stata dipinta proprio in quell’appartamento - quando Boldini era solito ritrarre nel suo atelier - diventa per lui una sorta di missione. Non può resistere al fascino della scoperta, al richiamo della storia dietro l’oggetto d’arte, perché quella casa, è palese, ha una storia da raccontare. 

“I veri figuranti siamo noi, le cose che ci circondano sono più durature e certo molto meno infelici.”

Una storia fatta di storie che si intrecciano, dove ogni vita rimanda a un’altra. Inizia così un viaggio magnetico tra vecchie pagine di diario, ricerche in rete, deduzioni logiche, indizi e coprotagonisti sapientemente inseriti, che riveleranno le vite di coloro che hanno abitato nell’appartamento della rue La Bruyère e non solo. Tra cortigiane cadute in disgrazia, un musicista visionario e chi ha sfiorato il loro mondo, giungeremo fino alla corte di Luigi XV, a Versailles, sulle tracce di famosi gioielli, per scoprire che forse il vero tesoro non è mai materiale, piuttosto lo sono le vite degli uomini, anche quelle che ci sembrano così lontane dal nostro presente. 


“Nella commedia della vita il palcoscenico è ingombro e la platea vuota.”

Un protagonista autoironico, un sognatore ma all’occorrenza un uomo pratico, capace di perdere il sonno dietro alle sue tazzine… specie se di Sèvres, che da tecnico dell’arte si trasforma in investigatore, perché non tutto è destinato a sparire e anche nelle lunghe e oscure ombre del tempo, i sogni degli uomini, le loro passioni, la loro nostalgia, per chi sa leggerle, lasciano dei segni.  

“Appartengo alla razza degli uomini che cercano immagini nelle nuvole.”

Ciò che più ho apprezzato di questo romanzo giallo (il primo in assoluto che leggo), è sì la concatenazione di eventi che incollano alle pagine, con tanto di colpo di scena finale, ma più di tutto ho amato l’ambientazione, l’atmosfera da Belle Èpoque che l’autore ricostruisce attraverso uno stile originale e leggero. Vi sono passaggi d’azione repentini che velocizzano il ritmo narrativo, probabilmente prerogativa del genere giallo, e una giusta alternanza di dialoghi, talvolta anche divertenti, e descrizioni.

“Meno male che ci sono i quadri a rimediare alla vita.”

I misteri della rue La Bruyère è un romanzo che sento di consigliare a un pubblico vasto, perché penso che possa piacere praticamente a tutti. Io, oltre alle emozioni, vi ho trovato ricchezza, soprattutto relativa a un mondo fatto di oggetti d’arte che mi affascina molto e descritto magistralmente dall’autore, Vittorio De Martino, storico dell’arte di professione. 

“L’eco dei sogni degli uomini traversa i secoli, impregna, invisibile, la realtà, la intride di commozione, riscatta il finito e lo benedice d’eternità.”




giovedì 10 dicembre 2020

Recensione: La gatta della regina di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa

Buongiorno lettori,
questa settimana si è concluso il mio viaggio nella Spagna del Nuovo Mondo iniziato con la lettura del romanzo storico La mantella rossa (qui la mia recensione) di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa, perché ho terminato La gatta della regina, sequel ideale, ambientato circa vent’anni dopo la summenzionata opera. Entrambi i romanzi, scritti a quattro mani da padre e figlia, sono editi da La Lepre Edizioni. 

“Forse la patria di un uomo, si disse, non è solo quella in cui si nasce, ma anche quella che ognuno liberamente si sceglie.”

Siamo agli inizi del Cinquecento e Diego e Clara, i protagonisti de La mantella rossa, stabilitisi da circa vent’anni a Tenerife, hanno coronato il loro sogno d’amore mettendo al mondo tre figli, Alvaro, Inès e Juan. I tre ragazzi, diversi tra loro per carattere e passioni, si trovano ad affrontare le sfide di un mondo che cambia molto velocemente. Alvaro, il maggiore, sente di dover lasciare l’isola per diventare un importante uomo d’affari; Inès, la ragazza ribelle, vorrebbe essere libera di vivere la propria vita senza dover accettare un matrimonio come unico fine; Juan, il più giovane, sogna di raggiungere il nuovo continente per la sua attività di ricercatore e studioso di botanica. 
Tutti e tre destinati a lasciare la piccola e sicura Tenerife, e Clara, rimasta sola dopo l’improvvisa scomparsa in mare di Diego, vivranno le loro avventure e la loro maturazione. Alvaro lo farà attraverso importanti incarichi e l’amore di Camilla, una nobildonna genovese. Inès ritrovandosi in un primo momento nelle vesti di dama di compagnia della regina Giovanna la pazza che vive isolata dalla complessa scena politica dominata dal figlio, l’imperatore Carlo V, e in seguito come ribelle al fianco del popolo in rivolta. Juan diventerà un uomo imbarcandosi per scoprire la flora del Nuovo Mondo a scopo curativo e, suo malgrado, diventando testimone della febbre dell’oro e della ferocia dei Conquistadores nei confronti degli indigeni. 

 “Tutto era cambiato, i confini del mondo e dei desideri erano stati ridisegnati.”


Personalmente ho fatto un po’ fatica ad appassionarmi alle vicende dei tre fratelli de Mesa; per me è stato inevitabile paragonare questo romanzo al precedente, che mi ha catturato molto di più. Se ne La mantella rossa, la storia d’amore di Diego e Clara bilancia benissimo la parte romanzesca agli eventi storici descritti senza nessuna pesantezza e tenendo alto l’interesse del lettore, ne La gatta della regina non ho avuto lo stesso riscontro: spesso le vicende sono descritte come un riassunto e velocemente si passa avanti, senza grandi dialoghi. Non sono riuscita a provare una reale simpatia per qualcuno dei protagonisti o un’emozione un po’ più accentuata. La vicenda di Inès era quella più nelle mie corde, ma fino a un certo punto, fino a Giovanna la pazza e alla sua gatta. Il personaggio è interessante perché Inès è fuori dagli schemi, è indomita e curiosa, ha l’indole di un maschio, ma, in maniera non so quanto credibile, diventa una sorta di eroina travestita da uomo per via di un amore saffico che viene annunciato, descritto, ma che non ho percepito minimamente. 
Tutto scorre molto velocemente, vi sono alcune descrizioni ben riuscite soprattutto dei luoghi e gli eventi che fanno da cornice sono descritti sapientemente perché la parte storica denota una conoscenza profonda del periodo narrato da parte dei due autori, mentre quella sentimentale e romanzesca, mi è sembrata priva della freschezza e del pathos trasportante e spesso incisivo, che invece permea l’opera prima di de Mesa padre e figlia, dandole quel di più. 


      

lunedì 9 novembre 2020

Recensione: La Mantella Rossa di Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa

Buon lunedì, cari lettori. 
Oggi vi parlo de La mantella rossa, un romanzo storico che mi ha tenuto ottima compagnia nell’ultimo mese, scritto a quattro mani da Domitilla Calamai e Marco Calamai de Mesa, padre e figlia, ed edito da La Lepre Edizioni (2017). 
Una storia che nasce dalle origini, per metà spagnole, dei due autori e dalla scoperta di un loro antenato, Diego de Mesa, capitano dei cavalieri e conquistador di Tenerife, l’ultima isola delle Canarie sottomessa al regno di Castiglia. 

“Incapaci di fondersi al pari di Tenerife e Jerez, dei guanche e dei castigliani, le due anime di Diego, separate dal mare, restavano distanti l’una dall’altra.”

Lo scenario è l’ultimo decennio del 1500, Cristoforo Colombo ha ormai scoperto l’America, l’Islam ha abbandonato la Penisola iberica dopo la sconfitta di Granada e gli ebrei sono costretti all’esilio perché i Re Cattolici, Isabella e Ferdinando, che hanno unito i loro regni, vogliono un’unica religione, il Cristianesimo.
Diego de Mesa, giovane hidalgos della nobiltà spagnola è il primogenito di una delle più antiche casate di Spagna. È un cristiano viejo e, come tutti i maschi della sua famiglia, aspira a distinguersi in battaglia. Bello, forte e coraggioso, è stato addestrato per essere un cavaliere valoroso e, come ogni eroe da romanzo, s’innamora di una dolce e bella fanciulla, Clara Fonseca, la giovanissima figlia di un medico. Clara e la sua famiglia, però, sono cristianos nuevos, dei conversi, cioè ebrei convertitisi al cristianesimo, che nella Spagna di fine Cinquecento erano mal visti tanto e più degli ebrei che il cristianesimo lo rifiutavano fuggendo o morendo per mano della terribile Inquisizione. La passione tra i due giovani, costretti a vedersi di nascosto, è però forte. Pur sapendo di fallire, Diego decide di parlare apertamente dei propri sentimenti alla sua famiglia andando incontro a un netto rifiuto. Comprende così che l’unico modo che ha per sposare Clara è lasciare Jerez, partire e conquistare la propria indipendenza economica nell’imminente missione che lo attende. S’imbarca così per la conquista di Tenerife, isola delle Canarie, abitata dai guanche, indigeni destinati alla schiavitù e allo sterminio.

“Si domandava però se sogni e fantasmi non fossero l’anima della realtà, più veri in fondo di tanti eventi vissuti e di tante persone incontrate. 
Non era forse stato un sogno a guidarlo da anni nelle sue scelte?”

Diego mantiene alto il nome e l’onore dei Mesa in battaglia, costruisce la sua posizione ma non sa che Clara, il motivo di tutto ciò, è stata costretta alla fuga con la sua famiglia, a causa dell’Inquisizione, e che ha trovato rifugio nella fastosa, accogliente, ma anche pericolosa Roma dei Borgia. 
Il tempo e la distanza muteranno i loro sentimenti? I due giovani si ritroveranno mai? Questo, ovviamente, dovrete scoprirlo da voi.


Quel che posso aggiungere è che La mantella rossa è un romanzo interessante e storicamente irreprensibile, che alterna la tensione degli eventi storici all’amore contrastato dei protagonisti. I due autori dimostrano di conoscere a fondo i luoghi e il periodo, infatti, molti sono gli aspetti e le vicende che espongono con dovizia di particolari, frutto di ricerche, viaggi e studio, il tutto attraverso una narrazione scorrevole e avvincente. Sicuramente più appassionante dei noiosi libri di storia che il più delle volte lasciano solo qualche nozione, questo romanzo penso sia ideale per approfondire un periodo storico che personalmente conoscevo poco. Attraverso questa lettura ho potuto imparare, ad esempio, molto sulla storia di Tenerife e dei guanche. 
Il linguaggio, le descrizioni, gli usi sono sempre appropriati e realistici. Quel che, secondo me, un po’ manca qua e là è quel tocco in più del romanziere, non dello storico, che sa far battere davvero il cuore nelle scene clou tra i protagonisti, con l’inserimento dei dialoghi in maniera più coinvolgente.   

mercoledì 8 luglio 2020

Segnalazione: Ballata di una fiamma che non muore di Giulia Giacomini

Buongiorno, carissimi lettori!
Oggi vi presento un romanzo inatteso, una gradita sorpresa che ho ricevuto dagli uffici de La Lepre Edizioni, Ballata di una fiamma che non muore di Giulia Giacomini, uscito nel 2019. Un'opera molto interessante e dal titolo poetico che spero di leggere e apprezzare presto. Nel frattempo condivido con voi la bellezza della copertina e i dettagli che, spero, vi incuriosiscano.


Trama:
Guidata da un misterioso fruscio che avverte nei timpani, Eva, la suora addetta al fuoco di uno sperduto convento su un arido un altopiano della Nuova Spagna, in una fredda mattina del 1641, quasi guidata da una forza oscura, s’inerpica fino alla sommità di una rupe.
A partire da questo momento, l’Autrice compone le tessere di un mosaico, tessendo un grande affresco su un momento storico funestato dai tribunali dell’Inquisizione e da intolleranza e persecuzioni, una notte dell’anima da cui i protagonisti vorrebbero sottrarsi, motivati dal desiderio di vivere la fede in Dio come fuoco e luce mistica, senza piegarsi alla violenza e alle forzature del Tribunale dell’Inquisizione.
È così che uno sperduto convento diventa un baluardo estremo di libertà e di coraggio, dove è lecito affermare che il peccato non esiste e dove l’amore per il divino si manifesta anche attraverso l’amore umano.

Pagine: 336
Data di pubblicazione: 12 Luglio 2019
ISBN: 978-88-99389-56-7
€ 20,00 Cartaceo
€ 9,99 eBook

Puoi acquistare il romanzo QUI!

lunedì 6 luglio 2020

Segnalazioni: La mantella rossa e La gatta della regina di Domitilla Calamai e Marco Calamai De Mesa

Buon giorno e buon inizio settimana, cari lettori.
Oggi vi presento due letture che mi terranno compagnia in questa seconda parte dell'anno, due romanzi storici scritti a quattro mani da Domitilla Calamai e Marco Calamai De Mesa, padre e figlia: La mantella rossa (2017) e La gatta della regina (2020), editi entrambi da La Lepre edizioni, che ringrazio di cuore per le copie.


La mantella rossa

Trama:
Il romanzo, scritto a quattro mani da padre e figlia, è ambientato alla fine del XV secolo. I Re Cattolici, Isabella e Ferdinando, hanno conquistato il Regno di Granada ponendo fine a otto secoli di presenza araba nella Penisola iberica. Poche settimane dopo gli ebrei sono obbligati per decreto reale a scegliere tra convertirsi al cristianesimo o lasciare per sempre il paese.
L’Inquisizione condanna migliaia di presunti eretici. Nell’ottobre dello stesso anno Cristoforo Colombo scopre l’America. In quel clima teso ed euforico in Andalusia ha inizio la storia d’amore tra i giovanissimi Clara Fonseca, figlia di un noto medico converso di origine ebraica, e Diego de Mesa, di nobile e antica famiglia cristiana. Pochi mesi dopo Diego diventa capitano di cavalleria nella conquista di Tenerife, l’ultima delle Canarie ancora nelle mani degli indigeni.
Da quel momento le vite di Clara e Diego entrano con forza nella Storia, tra la fuga verso la Roma dei Borgia e la conquista di un mondo sconosciuto. Una narrazione avvincente, che alterna l’amore contrastato tra i protagonisti con la tensione epica degli eventi storici narrati.


Pagine: 310

Data di pubblicazione: 14 Aprile 2017

ISBN: 978-88-9938-918-5

€ 22,00 cartaceo

€ 9,99 ebook




La gatta della regina

Trama:
All’inizio del Cinquecento si ampliano i confini di un mondo in rapida trasformazione. Tra Tenerife, Europa e Americhe tre fratelli si confrontano con una realtà in continuo divenire, alla ricerca di se stessi. Àlvaro s’immerge negli affari tra l’Andalusia, le Canarie e Genova, dove l’ammiraglio Andrea Doria gli propone una missione diplomatica presso l’imperatore Carlo V; ad accompagnarlo sarà un’affascinante nobildonna, Camilla Parodi. Inés diviene dama di compagnia dalla regina Giovanna La Pazza, madre dell’imperatore, e a Toledo s’innamora di Maria Pacheco, la donna che guida la rivolta dei Comuneros; la scoperta della sua vera identità sessuale sarà per lei anche il movente di scelte estreme. Juan s’imbarca per le Indias per studiare la flora del Nuovo Mondo e in Amazzonia toccherà con mano la violenza della conquista. Attraverso le audaci vicende dei tre protagonisti, raccontate con attento rigore storico, il romanzo ci porta nel cuore di un’epoca di sconvolgente mutamento.


Pagine: 211

Data di pubblicazione: 27 Febbraio 2020

ISBN: 978-88-99389-65-9

€ 20,00 cartaceo

€ 9,99 ebook




Puoi acquistare La mantella rossa QUI e La gatta della regina Qui!


venerdì 3 aprile 2020

Recensione: Anja, la segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi

Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di un romanzo che ho terminato da un paio di giorni e che, quando l'ho visto per la prima volta, sul finire del 2019, è stato per me un ovvio e fortissimo richiamo: Anja, La segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi, edito La Lepre Edizioni. 
In quel periodo stavo rileggendo proprio Delitto e Castigo, poiché da un po' di tempo desidero dedicarmi all'opera omnia del celebre nome che compare nel sottotitolo della succitata opera, Dostoevskij. Un romanzo circa lo scrittore russo mi è sembrato subito una rarità che doveva essere mia, e quanto l'abbia apprezzato, ve lo racconto di seguito. 

“Purché viva di parole!”

Pietroburgo, 1866. Dostoevskij è un uomo maturo e uno scrittore affermato ma oppresso dai debiti derivanti dal fallimento di un’attività intrapresa con l'ormai defunto fratello Mikhail. Ha bisogno di denaro e per la somma di tremila rubi, versati anticipatamente, firma un contratto con il suo editore, Stellovskij, dalle condizioni piuttosto dure: ha solo un mese di tempo per consegnargli un nuovo romanzo o perderà tutti i diritti sulle sue opere passate e future, cosa che equivale al patibolo per uno scrittore. 

“Sapeva che avrebbe dovuto mercanteggiare i termini del proprio orgoglio e della propria schiavitù sedendosi di fronte alla carta che regola la compravendita di ciò che per altri è poco ma che per lui corrisponde alla sua stessa anima.”

Deve dunque scrivere tutto il tempo, ogni attimo è preziosissimo, e ha bisogno di farlo in maniera più veloce ma Dostoevskij è anche un uomo afflitto da violente crisi epilettiche e l’impresa rischia seriamente di fallire. Amici fidati gli consigliano di rivolgersi a una scuola di stenografia, disciplina allora nascente a Pietroburgo, che attraverso l’utilizzo di un particolare alfabeto permette di riportare istantaneamente il pensiero su carta. Un metodo molto più immediato della normale scrittura. Così si rivolge all’Istituto Ol’chin, dove tra le studentesse, una in particolare spicca per la rapidità della propria penna: Anna Grigor’evna Snitkina, detta Anja. La prescelta, occhi blu e treccia bionda, deve presentarsi a palazzo Alonkin, dove il più grande scrittore russo vivente la attende per una prova. 

“Quella lontana mattina del 4 ottobre entrare lì, in quel palazzo, fu come avventurarmi in uno dei suoi libri. Per le scale un viavai di fantasmi.”

Sono pagine meravigliose quelle in cui conosciamo Anja attraverso le sensazioni che prova quando realizza che sta per recarsi nientemeno che a casa di Fёdor Michajlovič Dostoevskij, lo scrittore più amato dal suo carissimo e defunto padre e di cui lei ha letto Delitto e Castigo. Ed è proprio in quest'ultimo che le sembra di entrare perché l'autore riesce a ricrearne magistralmente l'atmosfera.
Pagine dopo le quali non ho potuto fare a meno di soffermarmi, con sguardo sognante, sul destino di questa graziosa ragazza nel fiore degli anni, improvvisamente catapultata nella vita e nei romanzi di un mostro sacro della letteratura russa. Anja che va incontro a tutto ciò. Anja alla quale sembra che sia il padre a volerla lì, quel padre che l'ha indirizzata verso quella professione.

"Le pagine di quell'uomo impongono una religione di cui la fanciulla si è fatta discepola sin da prima di conoscerlo, Dostoevskij."


“Guarda chi hai di fronte! Guarda chi hai di fronte!... Guarda da chi sei guardata, Anečka!... Ma ti rendi conto?... Hai l’uomo della Sennaja dinanzi a te.”

Non meno emozionanti sono i capitoli in cui lo scrittore e la stenografa si ritrovano nella stessa stanza, soli; un uomo provato dalla vita tanto nel corpo quanto nello spirito, reduce addirittura dalla lontana e fredda Siberia, e una studentessa ligia al dovere, che intende restare all’ombra del genio, farsi invisibile e al contempo essergli utile, necessaria.  

“D’improvviso, Anna Grigor’evna Snitkina, lei in persona, vuole sentirsi indispensabile per Fёdor Michajlovič Dostoevskij. Ma ancora di più! Vuole sentirsi indispensabile per suo padre, per la letteratura russa, per la Russia intera.”

I loro dialoghi, i loro battibecchi e poi l’umore, le maniere, le abitudini di un uomo che sembra invecchiato troppo presto e che, dinanzi a quella ragazzina che potrebbe essere sua figlia, così genuina, trasparente e diligente, pian piano mutano in accortezze, gentilezze, rispetto. Tutto questo mentre il romanzo per cui Anja si trova lì, prende forma. Lui detta e lei scrive. Lui cade, preda delle sue crisi, e lei soccorre. Tutto in soli ventisei giorni. Ventisei giorni per saldare un legame che, a suo tempo, andava contro le convenzioni ma che sarebbe durato per sempre. Ventisei furono i giorni che Dostoevskij e la sua segretaria impiegarono per mettere al mondo Il giocatore (che, a questo punto, sarà il prossimo suo romanzo che leggerò). 

“Sa di letteratura. E, se coniugata al nome che le firmerà, sa di letteratura immortale!”

Anna Grigorev’na Snitkina dopo quei ventisei giorni divenne Anna Grigorev’na Dostoevskaja, moglie, segretaria, stenografa e angelo custode di Dostoevskij e delle sue opere, fino alla propria morte avvenuta molti anni dopo quella del marito. 

“Come vorrebbe che il suo Dostoevskij prendesse il sopravvento sui vari Turgenev e sui vari Tolstoj, quei beati riccastri a cui è permesso il lusso di scrivere tre pagine per salvarne una.”


Come Anja divenne la consorte del più grande scrittore russo vivente del suo tempo e la custode della sua eredità letteraria secondo Manfridi, beh questo lo lascio scoprire a voi. Quel che più mi sta a cuore dire è che questo romanzo è un bellissimo ritratto di una piccola grande donna dietro un gigante della letteratura. Un romanzo che, a mio parere, richiede il suo tempo, che va letto con calma poiché lo stile è ricercato, a tratti teatrale e per chi non è avvezzo a volte può sembrare lento. Un romanzo, insomma, dalla prosa importante, ricco di deliziosi e significativi dettagli.  

“E niente confronti con Puškin, per piacere!”

Anja la ricorderò sempre come la ragazza con la tracolla annodata a causa della cinghia rotta che le illividisce la spalla. Anja che percorre i ponti e i canali di Pietroburgo e a un tratto si sgomenta perché il destino la chiama a una scelta: Puškin o Dostoevskij? (lei Puškin lo porta sempre in borsa); uno scrupolo letterario, un dilemma non da poco per chi la letteratura la vive. Anja e la sua magnifica stilografica. Anja che compra una cartellina verde acquamarina per sembrare più professionale e custodirvi le pagine che verranno. Anečka con il suo grembiule a righe strette e il manteau cremisi che a un certo punto la faranno sentire troppo bambina. Netoška che, in un giorno di un lontano ottobre, fu scelta e udendo quel nome, Dostoevskij, nel suo cuore avvertì chiaro e forte il richiamo del destino, il suo e della letteratura. 

"Da adesso in poi la differenza tra un mondo futuro con Dostoevskij e uno senza, sarà la premessa di tutto ciò che potrà avere valore oppure no."

venerdì 27 dicembre 2019

Presentazione: Anja, La segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi

Cari lettori, ben ritrovati!
In questo mese di dicembre numerosi pacchetti sono arrivati al mio cospetto e nuove collaborazioni sono nate. Di questo, ovviamente, sono molto lieta. Oggi vi presento l'ultimo arrivo in ordine di tempo, un romanzo biografico che mi ispira tantissimo, arrivatomi pochi giorni prima di Natale e che ho deciso di iniziare subito. Si tratta di Anja, La segretaria di Dostoevskij, di Giuseppe Manfridi, edito La Lepre Edizioni, che ringrazio tantissimo per la copia e per la stima. Adorando lo scrittore russo, la mia curiosità è tanta e non vedo l'ora di ritornare a parlarvene dopo averne assaporato ogni pagina. Il volume che vi mostro si presenta davvero bene: bello, semplice ed elegante insieme, di buona fattura e, ne sono certa, imperdibile per tutti gli amanti del grande Dostoevskij.


Trama:
Pietroburgo 1866. Lo scrittore, quasi cinquantenne, Fedor Michajlovich Dostoevskij è afflitto dall’epilessia e reduce dall’aver firmato un contratto capestro col suo mefistofelico editore: si è impegnato  a consegnare un nuovo romanzo nell’arco di un mese. In caso contrario perderà i diritti su tutte le sue opere passate e future. Consigliato dagli amici, si rivolge a una scuola di stenografia che gli mette a disposizione la migliore delle sue allieve: Anja Grigor’evna, una graziosa adolescente curiosa del mondo, che ha ereditato dal padre la passione per la letteratura. Fra i due, in ventisei giorni, nascerà un amore estremo a dispetto dello scandaloso divario di età. Anja rimarrà la fedele custode dell’opera di Dostoevskij fino alla propria morte, avvenuta trentasette anni dopo quella del marito.


Vera Macchina del Tempo, questo romanzo sonda il mistero del legame profondo che si stabiliì tra Dostoevskij e Anja nel breve tempo della stesura del "Giocatore", restituendoci, con una scrittura straordinariamente evocativa, atmosfere, clima, e persino odori e rumori della Pietroburgo del XIX secolo.

Collana:
Visioni

ISBN:
9788899389598

Pagine:
604

Data di pubblicazione:
settembre 2019

Euro: 25.00

L'autore, Giuseppe Manfridi, è scrittore e autore teatrale rappresentato in Italia e all’estero.

Puoi acquistare il romanzo Qui