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lunedì 19 aprile 2021

Presentazione: Il primo trombettiere di Thomas Hardy

Buongiorno lettori e buon lunedì.
Dopo diverso tempo ritorno per parlavi di classici, o meglio dell'ultimo classico giunto sui miei scaffali grazie alla gentilezza di Robin Edizioni
Il romanzo in questione è Il primo trombettiere, The Trumpet Major di Thomas Hardy, autore inglese che ho sempre amato, pubblicato, appunto, da Robin Edizioni sul finire del 2020. 
La mia collezione hardyana si arricchisce dunque di questo prezioso volume, illustrato, facente parte de La biblioteca del Vascello, di cui spero di riuscire a parlarvi un po' più dettagliatamente in autunno.


Trama:
ll primo trombettiere, pubblicato nel 1880, è l’unico romanzo storico di Thomas Hardy. L’eroina, Anne Garland, è desiderata da tre pretendenti: John Loveday, il primo trombettiere di un reggimento britannico, onesto e leale; suo fratello Bob, un marinaio inaffidabile; e Festus Derriman, il codardo nipote del possidente locale. La storia si svolge a Weymouth durante le Guerre Napoleoniche. La città temeva allora la possibilità di un’invasione da parte di Napoleone. Dei due fratelli, John combatte con Wellington nella Guerra della Penisola, e Bob milita con Nelson a Trafalgar.
Il romanzo, apparso originariamente tra gennaio e dicembre del 1880 sul foglio evangelico Good Words, arricchito da trentadue illustrazioni di John Collier, qui riproposte, fu pubblicato in tre volumi, nell’ottobre del 1880.


“L’incertezza del cuore, l’instabilità dell’amore sono il filo conduttore che Hardy srotola magistralmente trascinando con sé il lettore.”
Sette (Corriere della Sera), Cristina Taglietti

“Romanzo storico perché ne rispetta tutti i crismi ma anche capolavoro dell’indefinibile. Il primo trombettiere contiene una vasta gamma di sfumature, nessuna delle quali riesce ad avere il sopravvento assoluto sulle altre.”
Exlibris20, Angela Vecchione


pagine 464
euro 20
genere: Narrativa straniera
pubblicato: 2020
ISBN 9788872746172

Puoi acquistare il romanzo QUI


martedì 16 giugno 2020

Segnalazione: Ingénue di Alexandre Dumas

Buon dì cari lettori,
oggi vi presento uno degli ultimi classici arrivati nella mia libreria, Ingénue (1855) di Alexandre Dumas, il celebre romanziere francese padre del celeberrimo I tre Moschettieri (1844), di cui quest'anno ricorre il 150° anniversario della morte.
Ingénue è uscito pochi giorni fa in libreria, l'11 giugno 2020, per la prima volta integralmente in italiano, grazie alla Casa Editrice Robin Edizioni, che ringrazio di cuore per la fiducia.


Quarta di copertina:
Alexandre Dumas (1802-1870), uno dei più celebri romanzieri e drammaturghi dell’Ottocento, autore de “I tre moschettieri”, de “Il Conte di Montecristo”, de “La Regina Margot” e di tanti altri romanzi storici di grande successo, scrisse anche “Ingénue”, storia romanzata di un episodio della vita di Rétif de la Bretonne durante la Rivoluzione Francese.
Per la prima volta tradotto integralmente, il testo è corredato dal saggio introduttivo “A Parigi con Rétif e Marat”, firmato da Marco Catucci.

pagine: 450
euro 26,00
genere: Narrativa straniera
ISBN 9788872745687

“Parigi è magnifica da vedere in questo momento: niente è paragonabile all’orrore che ispira, e possiede la grandezza degli spettacoli che mostra.”

Puoi acquistare il libro QUI

martedì 21 gennaio 2020

Presentazione: Il ritorno del nativo di Thomas Hardy

Buon dì, cari lettori.
Oggi vi presento un classico giunto sui miei scaffali venerdì scorso, di un autore inglese da me molto stimato e di cui ho letto già diverse opere: Il ritorno del nativo di Thomas Hardy, edito Robin Edizioni (2018), che ringrazio di cuore per la copia. Il ritorno del nativo, pubblicato per la prima volta nel 1878, e conosciuto anche con il titolo La brughiera, è il romanzo hardyano che segna il punto di svolta nella maturazione artistica dello scrittore britannico. Prima di dirvi, al più presto, cosa ne penso, vi lascio tutti i dettagli di quest'interessantissima lettura.


Trama:
Romanzo degli elementi, “Il ritorno del nativo”: in esso, terra aria acqua e fuoco si intersecano e interagiscono – ciascuno protagonista a suo tempo e a suo modo – secondo un eterno pòlemos, senza requie. Dramma universale degli elementi, allora; e dramma microcosmico dei desideri dei protagonisti, i quali, in una sorta di alchimia imperfetta, formano una quaternio giammai ricondotta all’unità, secondo lo spirito dei più profondi moduli tragici, da Hardy sempre amati e praticati. Sì, perché di ciò si tratta: non di un semplice pessimismo, come pure spesso è stato inteso, ma di una visione tragica che investe la struttura stessa di tutto ciò che esiste, e che nella vita umana si manifesta nella maniera più dolorosamente evidente.


Di questo che, forse, dal punto di vista letterario, è il capolavoro dell’autore, si è cercato di fornire una nuova traduzione che rispettasse il più possibile lo stile dell’originale, con la sua complessa sintassi che tenta di riprodurre l’articolata dinamica elementare del mondo, il suo frequente impiego di termini rari e tecnici, il suo andamento consapevolmente poetico, la sua coinvolgente temperie emotiva. Si è voluto quindi rimanere il più possibile fedeli e aderenti al dettato hardyano, senza che questo incidesse sulla scorrevolezza dell’italiano. Il volume è inoltre arricchito da un’introduzione, che punta a fornire una lettura complessiva e in parte originale del romanzo, e da un ricco apparato di note, inteso a esplicare i punti poco chiari, i vocaboli desueti e alcune delle suggestioni nascoste che potrebbero sfuggire ad una lettura superficiale.


«La verità sembra essere che una lunga serie di secoli di disincanto ha rimosso permanentemente l’idea ellenica della vita, o comunque la si possa chiamare. Quello che i greci sospettavano solamente, noi lo conosciamo bene; ciò che il loro Eschilo immaginava, i nostri neonati lo sentono. La baldoria di un tempo nella situazione complessiva diventa sempre meno possibile dal momento in cui scopriamo i difetti delle leggi naturali, e vediamo l’incertezza in cui si trova l’uomo a causa del loro funzionamento.»

pag 552
euro 19,00
Collana: Biblioteca del vascello
Pubblicato: 2018
ISBN 9788872742327

Puoi acquistare il romanzo QUI

lunedì 30 dicembre 2019

Recensione: V.V. Trappole e tradimenti di Louisa May Alcott

Buon giorno lettori e buon lunedì,
il 2019 è ormai agli sgoccioli e io mi sono tenuta per ultima una lettura breve, un racconto di cui oggi vi posto la recensione. Si tratta di uno dei thriller sconosciuti di Louisa May Alcott, V.V. Trappole e tradimenti, edito Robin Edizioni (2016) e che fa parte della Biblioteca del Vascello.

"Si mise a letto pensando che, se tutti gli spettri sono così amabili, il destino di chi vede i fantasmi non è poi tanto malvagio."

Oltre mezzo secolo dopo la morte di Louisa May Alcott, avvenuta nel 1888, furono rinvenuti vari thriller e racconti di cronaca nera che l’autrice di Piccole donne scrisse con lo pseudonimo di A. M. Barnard. In queste storie, protette dallo pseudonimo, emerge non soltanto la versatilità della penna ma anche il lato oscuro e insieme il femminismo sfrenato di Alcott, che in questo modo poteva trattare più liberamente temi come la violenza e la vendetta.
V.V. Trappole e tradimenti è uno di questi racconti.

La protagonista, Virginie Varens, è una donna calcolatrice, capace di manovrare gli uomini a suo piacimento, cosa che in un’epoca come quella vittoriana sovvertiva le regole e i tabù. Virginie non ha ancora compiuto diciotto anni, è una ballerina attaccata alla vita e ai suoi piaceri; ha un protettore, Victor, innamorato di lei e geloso a tal punto che non esita a uccidere a sangue freddo l’uomo che la ragazza, nel giro di una notte, sposa. Tale tragedia non basta a domare l’indole egoista della giovane né a scuotere il suo cuore frivolo. È armata di grazia e femminilità che, insieme alle bugie che dispensa per proteggersi, utilizza per farsi strada nel mondo. È una donna bellissima, un’incantatrice capace di tessere la sua tela adoperando i travestimenti e i trucchi dell’arte istrionica, quindi un personaggio ben distante dalle eroine alcottiane più note, come le sorelle March. Omicidi, fughe e vendette sono al centro di questo racconto insolito che conta dieci capitoli, nei quali spesso, come richiesto dal genere, i tempi sembrano improvvisamente affrettati. Momenti di suspense si alternano a dialoghi sapientemente dosati e non manca quel tocco gotico che porta il lettore a chiedersi se le cose stiano davvero come pensa. 


Personalmente ho faticato in alcuni punti perché non ho amato molto la protagonista, ma la curiosa di scoprire se alla fine, una tale donna, fosse messa con le spalle al muro, ha comunque prevalso. 

lunedì 21 ottobre 2019

Recensione: Charles Baudelaire intimo: il poeta vergine di Nadar

Buon giorno cari lettori e buona settimana,
oggi vi parlo del saggio che vi ho presentato il mese scorso Charles Baudelaire intimo: il poeta vergine di Nadar (Qui) edito Robin Edizioni (2017).
Ho sempre amato molto le poesie di Charles Baudelaire e la sua figura controversa ha sempre esercitato un grande fascino su di me, per questo sono stata molto felice di poter leggere e apprezzare una testimonianza speciale, unica, di chi, all'epoca, ebbe la fortuna e l'onore di conoscerlo di persona.

“… sensibile alla delicatezza del cuore, di un cuore che talvolta ebbe fame.”

Félix Tournachon, conosciuto come Nadar, è stato uno scrittore, un caricaturista, un aeronauta e soprattutto un pioniere della fotografia. Durante la sua lunga vita, nacque nel 1820 e morì nel 1910, scattò fotografie e disegnò caricature di molte celebrità del suo tempo. 
Amico sin dalla gioventù del poeta francese Charles Baudelaire, nel 1906, Nadar, ormai anziano - sulla scia di Asselineau, altro grande amico di Baudelaire, che celebrò quest’ultimo con una biografia altrettanto intima - si convinse a mettere ordine nei propri ricordi attingendo a una serie di scritti, lettere e fogli sparsi che custodiva da lungo tempo. Baudelaire era morto ormai da molti anni (nel 1867) ma aneddoti e dicerie sul suo conto non avevano mai smesso di circolare. Nadar desiderava ristabilire in  qualche misura l’immagine del poeta maledetto, che nella sua breve vita aveva subito l’umiliazione di un processo per oscenità, a causa dei suoi oltraggiosi I fiori del male che offendevano la pubblica morale. Le sue carte intime, invece, insieme ai suoi ricordi testimoniavano il passaggio su questa terra di un essere diverso da tutti gli altri. 

“Quante volte io l’ho trovato in un caffè, coi gomiti sul tavolo, in compagnia dell’ultimo degli imbecilli, mentre sviluppava davanti al vuoto, per un’ora intera, le sue teorie più astratte.”

Nadar fu il primo a diffondere la leggenda del poeta vergine per contrastare la più comune opinione di un Baudelaire dedito soltanto alle droghe, all’alcol e morto di sifilide. 
Il risultato fu una biografia anomala, schietta e affettuosa al contempo, pubblicata per la prima volta nel 1911, quando anche lo stesso Nadar era ormai passato a miglior vita. 
All’inizio di questo suo lavoro, il fotografo tenta innanzitutto di fare ordine nella Parigi trasformata in cui vive paragonandola alla città della sua gioventù: una Parigi perduta, dove pullulavano artisti, pittori, poeti, letterati del tempo, ricordandone le strette relazioni. 

“Tutto in comune, senza riserve, senza segreto, le nostre esistenze individuali facendone una, vivevamo in piena luce, come sotto una cupola di vetro, in un’intimità continua alla quale niente poté sfuggire.”

Dal suo carteggio fuoriescono così episodi poco noti di un’epoca ormai passata e soprattutto aneddoti sull’amico poeta. Baudelaire e la fotografia, allora agli albori, in rapporto all'arte: egli riteneva che la fotografia influenzasse negativamente la pittura perché l’immagine catturata non lasciava più l’artista libero di sognare costringendolo a guardare la realtà, mentre poter sognare, è una fortuna ed è una gloria esprimere i propri sogni. 
Nadar ci lascia scoprire la corrispondenza del poeta con taluni artisti. La sua ricerca di un talento che sapesse raffigurare, così come lui li immaginava, i frontespizi delle sue opere in pubblicazione. Un estimatore di quadri, amico di Manet e di Meryon. 
Il modo che aveva di apparire su una scena e di porsi, suscitando inconsapevole ammirazione.

“Stavamo dunque per conoscerlo quell’essere tanto desiderato, quell’attrazione suprema!”

Ricorda così, Nadar, quando in compagnia di amici stava seduto su una panchina e lo guardavano avvicinarsi. La sua delicatezza rara che equivaleva a una volontaria solitudine. 

“Spinse molto più lontano l’orrore per ogni gregge, ribelle nato davanti a ogni idea imposta.”

Il suo riserbo per certi argomenti, la freddezza e l’indifferenza che esibiva alla minima parola indecente. 

“Quelli che non hanno conosciuto Baudelaire nell’intimità hanno potuto o dovuto scambiare il suo atteggiamento riservato per aridità di cuore invece si trattava di circospezione e geloso pudore.”

La sua noncuranza dei giudizi del mondo:

“Bado poco alla critica e sprofondo ostinatamente nella mia incorreggibilità.”
Charles Baudelaire


La sua strana misoginia, ossia l’odio verso le donne che affondava le radici in una complicata relazione con la madre e in un’infanzia traumatica. Un livore che, però, si contraddice nei versi lascivi che ci ha lasciato. 

“È la parola che sostituisce il gesto, il sogno che si vendica della realtà.”

Il suo appartamento all’Hôtel Pimodan, in cui Nadar ci lascia entrare descrivendolo fin quasi nel dettaglio, dove, sostiene, mai donna ne varcò la soglia.

“Lo spirito dominava così tanto il corpo da ridurlo all’assenza del desiderio, da annichilirlo? E tale quiete era davvero autentica?”

Carte, quelle di Nadar, che oltre a insinuare il dubbio sull'effettiva lussuria del poeta riportano alla luce l’unico testo teatrale da egli progettato e una lunga lista di titoli di poesie che non fece in tempo a scrivere. 

“Ben presto, impotente a risollevarle, contemplerà, giacenti al suolo e spezzate, le statue e le colonne di tante belle poesie che portava ancora dentro di sé.”

E infine ci racconta di un Baudelaire, vinto dalla malattia, afasico, che trascorse il suo ultimo tempo in una casa di cura in rue Dôme e ricorda la propria commozione nel vedere quell’angelo caduto ridotto al silenzio. 

“Oh l’orrore di quella fine penosa, la spaventosa crudeltà di Colui che ha colpito Baudelaire nella parola, Baudelaire, quell’incastonatore di gemme, di rubini, di crisopazi, così come aveva colpito Beethoven nell’udito e Michelangelo nella vista.”

Nadar è dietro l’obiettivo, dietro la lente e scatta il suo ritratto, il suo fermo immagine dai contorni eternamente sfocati, in un saggio, una sorta di biografia, una raccolta di memorie, di epistole, di fotografie, per l’appunto, di un’anima che è stata forse troppo sensibile per questo mondo malato per non caderne vittima, quale fu l’anima di Baudelaire
All’inizio questa lettura può forse sembrare un po’ ostica ma senza accorgersene ci si ritrova alla fine quasi avendolo visto, il poeta maledetto, vestito di nero; essendo stati addirittura a casa sua, avendone sentito il profumo di muschio da venti soldi. Quasi ci si domanda, in questo raro e impagabile libricino, quali abissali pensieri Baudelaire non ha fatto in tempo a riversare nei suoi versi. 

“Solo i poeti possono capire i poeti.”
Charles Baudelaire





venerdì 27 settembre 2019

Presentazione: V.V. Trappole e tradimenti di Louisa May Alcott

Cari lettori, 
nell'augurarvi un lieto fine settimana, vi presento l'ultimo dei miei arrivi settembrini, Trappole e Tradimenti, un racconto dell'autrice americana Louisa May Alcott, la mamma delle Piccole donne. Si tratta di un breve thriller, dove l'eroina è un personaggio molto diverso delle famosissime sorelle March. Trappole e tradimenti fu pubblicato dalla Alcott (insieme ad altri racconti dello stesso genere), sotto lo pseudonimo di A. M. Barnard e scoperto, durante la seconda guerra mondiale, da alcuni biografi dell'autrice.
Robin Edizioni, che ringrazio per la copia, ha pubblicato questo e gli altri scritti ritrovati per la prima volta in lingua italiana. 


Trama:
Virginie, ballerina nemmeno diciottenne, vuole approfittare della propria bellezza per conquistare un buon partito e trasformarsi in una rispettabile dama dell’alta società. Commette tuttavia un errore fatale quando si promette in matrimonio a due pretendenti: uno di loro, infatti, decide di sbarazzarsi del rivale. Costretta a fuggire e cambiar vita, la ragazza deve sommare menzogne a menzogne per proteggere i propri segreti e ottenere ciò che vuole. Quello che non ha previsto è che il passato la aspetta al varco e la vendetta di tutti quelli che ha ingannato si annuncia feroce, perché la scaltra fanciulla non è l’unica a elaborare diaboliche macchinazioni…


Tradotto per la prima volta in italiano, questo thriller a orologeria conferma il talento della Alcott nel delineare dark lady spietate e complesse, contrappasso letterario per una società che pretendeva di chiudere le scrittrici dell’epoca entro i troppo angusti recinti del perbenismo.




“A distanza di oltre mezzo secolo dalla morte della celebre autrice della saga di Piccole donne, si è scoperto che Louisa May Alcott scrisse e pubblicò numerosi thriller e romanzi noir utilizzando uno pseudonimo, A. M. Barnard. In queste storie, protetto dall’anonimato, emerge senza più freni il profondo femminismo della scrittrice, che delinea il carattere di donne forti, calcolatrici e pressoché invincibili, che manipolano gli uomini al loro fianco…”
Paperback.it



pagine 144
euro 12,00
genere: Classici | Thriller
pubblicato: 2010
ISBN 978-88-7371-568-9

Puoi acquistare il libro Qui


giovedì 19 settembre 2019

Presentazione: Charles Baudelaire intimo: il poeta vergine di Nadar

Buon giorno cari lettori,
oggi vi mostro uno degli ultimi arrivi sui miei scaffali giuntomi direttamente dagli uffici della Robin Edizioni, che ringrazio. Si tratta di un saggio del fotografo e scrittore NadarCharles Baudelaire intimo: il poeta vergine, che ripercorre, attraverso una serie di documenti sparsi, la vita del poeta francese, di cui fu amico. Una testimonianza preziosa che per il momento vi mostro con alcuni scatti e lasciandovi i vari dettagli, ma presto ritornerò per dirvi la mia perché è una lettura che non intendo far aspettare...


Nadar e Baudelaire sono amici fin dalla gioventù, con differenze di carattere e di vedute che insinuano nel loro rapporto una costante, velata schermaglia. Verso la fine di una vita molto lunga, quando l’editore Crépet fa uscire le opere complete di Baudelaire (1906), inserendovi una raccolta di aneddoti raccolti da Asselineau, Nadar si convince a mettere ordine nei ricordi e a ricopiare le lettere dell’amico, scrivendo una sorta di anomala biografia, affettuosa e irriverente. Pescando lettere, biglietti e fogli sparsi da una grande cesta, rievoca la propria gioventù, il primo incontro con Baudelaire: tutto un mondo di artisti, editori, scrittori, giornalisti e attori, le ascensioni in pallone, la fotografia aerea, episodi e testi poco noti.
Oltre alle carrellate sui gruppi artistici e letterari dell’epoca, dipinti con humour e gusto della caricatura, il libro di Nadar ha il pregio di presentare l’unico testo teatrale che Baudelaire ha lasciato e una lunga lista di poesie progettate e mai scritte di cui i soli titoli bastano a scatenare l’immaginazione.

“…il volumetto è una testimonianza preziosa: non soltanto raccoglie diversi documenti allora inediti su Baudelaire, ma propone un affresco affettuoso della vita letteraria parigina della metà dell’Ottocento.”
Studi francesi


“…Il Baudelaire di Nadar restituisce l’atmosfera di una Parigi perduta”
L’Indice dei Libri del Mese



PRIMA EDIZIONE ITALIANA

pagine 96
euro 15,00
genere: Biografie
pubblicato: 2017
ISBN 9788872740217


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