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sabato 18 marzo 2017

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: Emma di Charlotte Brontë

Cari lettori,
questa settimana è uscito il terzo appuntamento dell'anno di Un tè con l'autrice, la rubrica ideata in collaborazione con The Bookish Teapot di Elisa Moda. Emma di Charlotte Brontë, edito per la prima volta in lingua italiana da flower-ed, è al centro del nostro gustoso tea time letterario.

Potete leggere le nostre recensioni qui: 

Ed ecco una delle carinissime e originali Tea Novels ideate da Elisa che hanno accompagnato la nostra lettura.


lunedì 27 febbraio 2017

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: La storia di Willie Ellin di Charlotte Brontë

Cari lettori,
questa settimana inizia con un nuovo appuntamento di Un tè con l'autrice, la rubrica ideata in collaborazione con The Bookish Teapot di Elisa Moda. Abbiamo letto e recensito per voi La storia di Willie Ellin un romanzo incompiuto di Charlotte Brontë, edito per la prima volta in lingua italiana da flower-ed.

Potete leggere le nostre recensioni qui: 

Come la volta scorsa, vi mostro una delle carinissime e originali Tea Novels ideate da Elisa, sperando che questo nostro tea time vi stimoli a unirvi a noi e vi auguro una buona lettura!


lunedì 13 febbraio 2017

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: Ashworth di Charlotte Brontë

Cari lettori,
ritorna oggi  Un tè con l'autrice, la rubrica ideata in collaborazione con The Bookish Teapot di Elisa Moda. Protagonista di questo primo appuntamento dell'anno è "Ashworth", un romanzo incompiuto di Charlotte Brontë, edito per la prima volta in lingua italiana da flower-ed.

Potete leggere la recensione qui: 

Io vi mostro soltanto una delle bellissime e originali Tea Novels ideate da Elisa, per stuzzicare la vostra curiosità e vi auguro una buona lettura!






giovedì 18 agosto 2016

I Gillespie

Può un pittore dare alle fiamme le sue tele, la propria arte, quando la disperazione è il solo colore rimasto sulla sua tavolozza? Per Ned Gillespie è stato così.

Jane Harris
I Gillespie di Jane Harris è, per restare in tema, un affresco del lato oscuro dell’epoca vittoriana in piena Esposizione Universale. 
Harriet Baxter è una protagonista che non spicca certo per simpatia, ma è lei a narrarci l’intera vicenda quando ormai è un’ottuagenaria che, dal suo appartamento di Londra, decide di scrivere il memoriale dei suoi anni trascorsi in Scozia e del suo legame con i Gillespie. 

Ci troviamo a Glasgow e Harriet è una donna nubile, intraprendente, benestante e sola al mondo che decide di trascorrere un periodo di riposo nella città scozzese dopo la perdita di una cara zia di cui si è presa cura.
Nel 1888 Glasgow è una città che pullula di talenti conosciuti e non, e tra questi ultimi si cela Ned Gillespie. 

Una drammatica ma fortuita coincidenza introduce Harriet in casa Gillespie: salva da uno strozzamento la madre del pittore, e da quel momento diviene intima conoscente e amica della famiglia. Così intima che il lettore percepisce una sorta d’invadenza da parte sua: nelle sue osservazioni, nei suoi desideri, nelle frequenti visite a casa del pittore, negli incontri che lei definisce casuali. 
Ned è un artista di talento e come ogni vero artista che si rispetti, non riesce a farsi un nome e a guadagnare con la propria arte, ma è anche un premuroso padre di famiglia e un marito innamorato. La moglie Annie, una creatura angelica e delicata, condivide con lui l’amore per la pittura e due bambine, Sybil e Rose. Presto Harriet Baxter si accorge dei comportamenti anomali di Sybil, la primogenita, che si rivela una bambina difficile da trattare.
La donna si convince fino a esserne ossessionata, di dover aiutare Ned a farsi strada, di salvarlo da una famiglia turbolenta che non lascia pieno sfogo alla sua creatività, e si adopera affinché raggiunga la fama. In agguato, però, c’è un tragico destino e proprio quando Ned Gillespie riesce finalmente a esporre le sue tele migliori in una rinomata galleria di Glasgow, la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, colpendo proprio le sue amate figlie.
Pagine di suspense, dubbi ricorrenti e apprensione accompagnano il lettore da questo punto in poi e tutto è messo in discussione. Harriet Baxter è davvero una premurosa e gentile signora? O piuttosto un’ammaliatrice, una capricciosa, subdola sfascia famiglie? La piccola Sybil ha davvero dei disturbi mentali o è solo una vittima silenziosa? C’è forse la signorina Baxter dietro le piccole e grandi disgrazie della famiglia Gillespie? 

Tanti colpi di scena accompagnano la lettura di questo bellissimo romanzo, dove ogni tassello ha un suo posto ben preciso in una macchina narrativa costruita magistralmente. Una storia intensa, ombrosa e affascinante, nella quale il lettore che avanza si ritrova a domandarsi se non gli è sfuggito qualcosa, un dettaglio, un indizio. Un romanzo che cattura e che consiglio vivamente a chi ama le storie di stampo classico con pennellate di mistero. 

Antonella Iuliano


martedì 16 agosto 2016

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: "I Gillespie" di Jane Harris

The bookish teapot: Un tè con l'autrice: "I Gillespie" di Jane Harris:
Buon pomeriggio lettori e ben ritrovati!
Scusate la mia assenza ma in questo periodo sono in ferie e non riesco molto a star dietro alle letture e al blog. Però ci tenevo a pubblicare quanto prima questo post. Si tratta di un nuovo appuntamento con la rubrica "Un tè con l'autrice" in collaborazione con Antonella Iuliano, deciso all'ultimo momento proprio dopo aver scoperto che la lettura in questione era la stessa lettura corrente per entrambe. Difatti non ci eravamo concordate su questo nuovo libro, ma abbiamo bensì deciso a lettura quasi ultimata di imbastire sù un nuovo "numero" della rubrica.
E senza dilungarci oltre, vi lasciamo ora alle nostre recensioni del romanzo "I Gillespie" di Jane Harris.
Elisa Moda


Leggi le recensioni su The Bookish Teapot

mercoledì 16 dicembre 2015

Sanditon

Il manoscritto di Sanditon fu abbandonato da Jane Austen esattamente quattro mesi prima della sua morte, ciò che oggi è possibile leggere di questo frammento sono soltanto 12 capitoli. In un centinaio di pagine la Austen ci presenta tutti gli ingredienti che avrebbero fatto parte del suo settimo romanzo. 
Jane Austen
La storia inizia con Mr Parker e consorte di ritorno a Sanditon, località balneare sulla costa del Sussex; la loro carrozza si ribalta lungo una strada poco praticabile e l’uomo ne esce con una distorsione alla caviglia. Soccorsi dagli Heywood, proprietari delle terre dove l’incidente si è verificato, Mr Parker riceve da loro le cure necessarie. Nei giorni di convalescenza s’instaura una certa amicizia tra le due famiglie e per sdebitarsi dell’ospitalità i Parker decidono di portare a Sanditon Charlotte, la figlia maggiore di Mr Heywood, per farle beneficiare dell’aria di mare. Quando Charlotte giunge a Sanditon conosce le personalità più influenti della piccola cittadina, come la gran dama Mrs Denham e il povero e idealista Sir Edwards. Apprende le vicende di questi ultimi e le dinamiche che intercorrono tra di loro.
La preoccupazione maggiore a Sanditon, però, è quella di attirare turisti per accrescere il prestigio del posto, e in particolare si fanno carico di ciò Mr Parker e le sue strambe sorelle, Diana e Susan. Queste ultime sembrano possedere tutti i malesseri del mondo e come ogni altro personaggio austeniano posseggono peculiarità e caratteristiche ben precise. 
Leggendo s’intuisce l’imbastitura che avrebbe portato ai successivi sviluppi, ma finisce troppo presto, proprio quando compare sulla scena l’affascinante Sidney Parker.

Antonella Iuliano
Un tè con l'autrice




lunedì 22 giugno 2015

Suite francese

Suite francese è un’opera letteraria incentrata su due movimenti, come nella musica classica, ma che nelle intenzioni dell’autrice doveva consistere di ben cinque stanze. L’opera - rimasta incompiuta a causa della deportazione della Némirovsky ad Auschwitz, dove morì il 19 agosto del 1942, è stata pubblicata per la prima volta nel 2004 grazie a una delle sue figlie -  si compone di sole due parti: Tempesta di giugno e Dolce.
Irene Nèmirovsky
Nella prima parte l’autrice descrive attraverso una carrellata di personaggi tutti diversissimi tra loro, quello che fu l’esodo dei parigini durante l’occupazione nazista del 1940. In essa si alternano protagonisti come I Péricand, famiglia benestante con molti figli che tra perdite e ritrovamenti, riesce a tornare sana e salva agli agi della propria vita domestica; lo scrittore Gabriel Corte che con la sua amante dovrà mischiarsi, trascinando con sé anche i suoi preziosi manoscritti, alla plebaglia in fuga e sopravvivere ai bombardamenti e al sudiciume che cambieranno almeno all’apparenza la sua prospettiva di vita; i Michaud, una coppia di modesti impiegati il cui figlio è arruolato e di cui non hanno più notizie; Charles Langelet, un ricco scapolo sessantenne che vorrebbe salvare la sua collezione di porcellane più della propria pelle.
Attraverso questa rosa di personaggi, la Némorovsky ci mostra la confusione della fuga in quei giorni di panico e l’attaccamento delle persone non soltanto alle proprie abitudini, ma anche agli oggetti stessi della propria quotidianità.
Giunti a “Dolce”, la seconda e conclusiva parte, il lettore può immergersi in una lettura che perde la frenesia della fuga, ma che si adagia in una strana quiete dove serpeggia la tensione dovuta alla convivenza tra l’esercito tedesco occupante e  i francesi vinti. Questa seconda parte è ambientata in una piccola città della campagna della francese, a Bussy, nei primi mesi dell’occupazione tedesca. Qui le protagoniste sono la vedova Angellier e la nuora Lucile, che come tutte devono ospitare un tedesco in casa loro e nello specifico l’ufficiale Bruno von Falk. Nasce una tenerezza tra l’uomo e la giovane donna tiranneggiata dalla suocera che l’accusa di non amare il marito prigioniero in Germania. In questo paesino alle porte di Parigi ritroviamo anche Madeleine, una ragazza che in Tempesta di giugno aveva curato Jean- Marie, il figlio soldato dei Michaud, allora gravemente ferito. Madeleine è una contadina che ha sposato Beinot, un francese rozzo che ben presto si metterà nei guai a causa della gelosia verso Kurt Bonnet, il giovane ufficiale tedesco che vive a casa sua e che corteggia la moglie. 
È bello notare come, per donne come Lucile, i tedeschi a un certo punto smettano di apparire come i cattivi invasori, come il nemico, ed esse riescano a scorgere in loro niente più che il ragazzo e l’uomo sotto la divisa.
Lo stile della Némirovsky è leggero e curato; indugia su alcune descrizioni paesaggistiche e dei vari caratteri senza però essere pesante. L’opera è incompiuta, le emozioni non sono fortissime sebbene si legga con una certa rapidità. Per il lettore romantico potrebbe rappresentare una delusione dato che l’amore non è il centro di questo romanzo, l’autrice lo sfiora ma non lo coglie.
Nel complesso ho trovato Suite francese interessante per gli eventi storici narrati e vissuti dall’autrice stessa, come se fosse una sorta di diario camuffato da romanzo, ma non ho riscontrato quel di più che poteva fargli avere un posto di riguardo nelle mie preferenze letterarie. 

Antonella Iuliano


lunedì 1 giugno 2015

sabato 31 gennaio 2015

Un tè con l'autrice #7: "Il paese delle nobili signore" di Elizabeth Gaskell

Torna l'appuntamento con la rubrica "Un tè con l'autrice". 
Questo mese vi proponiamo Il paese delle nobili signore (Cranford) di Elizabeth Gaskell. 






Qui potete scoprire quale tè con il suo aroma e il suo gusto particolare abbiamo selezionato per accompagnare la lettura di questo bel classico; inoltre la bravissima blogger Elisa Moda ha realizzato per quest'appuntamento nuove NOVEL TEAS con citazioni dal romanzo, davvero imperdibili. Ve ne propongo una, ma voi correte a sbirciare le altre. 


Antonella Iuliano

lunedì 26 gennaio 2015

Il paese delle nobili signore alias Cranford di Elizabeth Gaskell

"Innanzitutto, Cranford è in mano alle amazzoni. I proprietari delle case al di sopra di un certo affitto sono donne. Se una coppia appena sposata arriva a Cranford per andarci ad abitare, in qualche modo si perdono le tracce del marito."

Il paese delle nobili signore alias Cranford è un romanzo che ritrae con sottile ironia e con una vena di umorismo la classe media e la piccola nobiltà di un villaggio inglese tutto (o quasi) al femminile. 
L’impressione che sin da subito ho avuto leggendo quest’opera è stata quella di ritrovarmi catapultata dinanzi ad un dipinto su cui, con pennellate semplici ma precise, erano rappresentate più scene di vita domestica, quotidiana, genuina, lontana dalla mondanità e dal frastuono di una città come poteva essere la Londra di metà Ottocento, il secolo in cui questa storia è ambientata. 
La vera protagonista è Cranford, una cittadina dove gli abitanti vivono in un mondo un po’ pittoresco,  in cui sono stabilite regole collettive e ognuno ha le proprie abitudini dalle quali difficilmente si separa, ma dove tutto è sempre ben predisposto ad una certa forma di decoro per salvare le apparenze. Ma Cranford è anche il paese dove avvengono fatti che difficilmente si potrebbero ripetere in un posto dove la gente non si conosce così bene, non si cura del proprio vicino, non è predisposta all’altruismo. Chi immancabilmente incontriamo in quel di Cranford sono le sue signore, un gruppetto di deliziose donnine non più nel fiore degli anni, un tantino eccentriche, ognuna con un passato che le ha rese o vedove o zitelle, ma tutte di buon cuore. Così tra antichi merletti, cuffiette da giorno e da notte, servizi da tè e partite a préférence nei salotti della provinciale Cranford, Elizabeth Gaskell dipinge in uno stile educato, gentile, frizzante, questo quadro fatto di piccole e delicate occupazioni, di cerimoniali, di donne nobili non per nascita ma sicuramente d’animo. 
Leggere Cranford è come guardare un dipinto ricchissimo di dettagli, quelli della vita quotidiana che spesso ci sfuggono e soprattutto è una riscoperta di quei valori e di quei sentimenti semplici come l’amicizia, la cura del prossimo, la laboriosità e l’ingegno che se messi a dura prova superano ogni ostacolo. Non vi è romanticismo tra queste pagine, non nel senso passionale del termine, ma vi sono tanti sentimenti, tante buone intenzioni, tante storie intrecciate e tanti caratteri con i loro pregi e i loro difetti. Conosciamo la dolce signorina Matty, la curiosa e pettegola signorina Pole, la pomposa e onorevole signora Jamieson e tutte le altre protagoniste che fanno spesso sorridere il lettore per le loro vicende, le loro incomprensioni e il loro buffo riconciliarsi. 
Tutto questo è Cranford, un villaggio in cui la buona società è rappresentata da questo gruppo di signore attempate che in ogni situazione sanno mostrare la propria dignità, sanno far finta - in un’epoca dove l’importante era apparire e quindi se si era poveri e non si avevano troppi mezzi ciò era considerato di dubbio gusto - di non vedere e di non sentire ciò che è sconveniente, perché loro sono le “signore”, le vere istituzioni del villaggio. Sono donne sole, avvinghiate ai loro riti a volte forse un po’ assurdi, bizzarri, ma tutto sommato giustificabili, per altri versi teneri e soprattutto sono donne generose l’una con l’altra e con chiunque capiti nel loro paesino.  
La Gaskell utilizza l'ironia e una satira leggera da cui traspare il suo sentimento di rispetto per vite così modeste eppure così grandi, capaci di veri gesti di solidarietà.
Leggendo spesso ho avuto voglia di trovarmi lì, di fare un giro in quelle stradine da borgo di campagna e nella mia fantasia mi è sembrato quasi di vederle queste anziane donne, dietro le tendine di una finestra, intente a bere il loro tè e a conversare educatamente. 
Sì, credo che se la Cranford del libro esistesse davvero sulla carta geografica sarebbe un posticino davvero buffo e delizioso da visitare. 
Antonella Iuliano

"A Cranford c’erano numerose regole per fare e ricevere visite (…) Non si deve aspettare più di tre giorni per ricambiare una visita, e non ti devi trattenere più di un quarto d’ora."

Per acquistare "Il paese delle nobili signore": Qui


domenica 28 settembre 2014

I watson

Emma Watson è costretta a far ritorno in campagna, in seno alla sua numerosa famiglia, dopo essere stata cresciuta ed educata come una signorina dagli zii. Suo zio è morto e sua zia, che ha ereditato ogni bene del marito, è scappata con un capitano irlandese, lasciando la povera fanciulla senza un penny.
Jane Austen
L’incontro del lettore con questa meno nota eroina austeniana avviene alla vigilia di un ballo in una cittadina vicina. La sorella maggiore, Elizabeth, accompagna la giovane dagli Edwards che la ospiteranno per l’occasione; lungo il tragitto in calesse le racconta aneddoti e dicerie sulle persone del posto, con particolare riguardo per il tenebroso Tom Musgrave, e le parla delle loro sorelle, Penelope e Margaret, entrambe fuori città, e per Emma al pari di due estranee. Nessuna di loro è riuscita a sposarsi e il padre, ammalatosi, necessita costantemente dell’aiuto di almeno una di loro, aiuto che ricade quasi esclusivamente su di lei.
Al ballo Emma conosce Mr. Musgrave per il quale prova subito antipatia e gli Osborne, la famiglia più aristocratica del posto, ma soprattutto incontra il precettore di Lord Osborne, Mr Howard, che al contrario, con i suoi modi miti, suscita in lei molta ammirazione.
Tornata a casa è costretta a immergersi nella mediocrità di una vita familiare a cui non è abituata e la cosa si accentua quando la scontrosa Margaret fa ritorno in famiglia.
Questo romanzo purtroppo è incompiuto, ma una nota in fondo all’ultima pagina ci fa conoscere quello che probabilmente sarebbe stato lo sviluppo della trama e il destino di Emma, che da promessa donna indipendente si ritrova a sentirsi un fardello per chi le vive accanto. 
La Austen avrebbe parlato di questo lavoro alla sorella Cassandra e dai racconti di quest’ultima si ipotizza un lieto fine per la vicenda della protagonista.
Lo stile è molto scorrevole, ma privo di grandi emozioni. Come sempre nelle opere della Austen la prospettiva di contrarre un buon matrimonio per ovviare ai problemi di una fanciulla è il tratto dominante. 

Antonella Iuliano



domenica 21 settembre 2014

Inky mist in a brighter night: Un tè con l'autrice #6: "I Watson" di Jane Austen

The bookish teapot: Un tè con l'autrice #6: "I Watson" di Jane Austen: Salve lettori! Dopo sette mesi ritorna la rubrica "quasi dimenticata" di Un tè con l'autrice . Non è proprio che io ed Antonella ci eravamo dimenticate, ma i vari impegni ci hanno impedito di leggere un determinato libro per esporvelo qui. Ma adesso siamo di nuovo qui: la stagione è - per noi - delle migliori e quindi siamo cariche di energie!
Per riprendere un po' la mano questo mese vi proponiamo un piccolo classico.

Continua: Qui





domenica 9 marzo 2014

Il gusto proibito dello zenzero



Henry Lee è un ragazzino cinese che ogni giorno si reca a scuola con una spilla sul petto su cui vi è impressa la scritta “Io sono cinese”. Tanto basterebbe a farci comprendere che questo romanzo, il primo di Jamie Ford, porta all’attenzione una pagina di storia sconosciuta ai più, quella sulle discriminazioni razziali, nell’ America degli anni ’40, nei confronti degli orientali.
Jamie Ford
Conosciamo Henry ormai invecchiato, che passando davanti all’hotel Panama - posto in cui per lavori di rinnovazione si sta provvedendo a svuotarne la cantina – nota un ombrellino di bambù e ciò basta per farlo tornare indietro con la memoria di quarant’anni. Quel luogo, il Panama, è una sorta di enorme scrigno che pullula di segreti e di storie di vite spezzate, e Henry questo lo sa bene, lo sa perché è lì che riposano gli oggetti e gli averi di centinaia di giapponesi che durante la guerra furono deportati in campi di reclusione. Tra questi oggetti, è sicuro che vi sia qualcosa appartenuto un tempo a una persona che lui ha amato e così preso dai ricordi narra la sua storia al proprio figlio. Scopriamo, nei ricordi di quest’uomo, che un giorno, quand’era ancora un ragazzino, a scuola, tra le ingiurie dei bianchi, incontrò due occhi simili ai suoi, quelli di Keiko, una ragazzina giapponese. La sua vita non sarebbe più stata la stessa dopo l’incontro con questi occhi. Keiko è come lui, sente di essere americana, perché è nata lì, ma i suoi tratti orientali la bandiscono dalla società. Così tra i due, che subiscono la stessa ingiustizia, nasce una profonda amicizia, questo fino a quando ben due ostacoli si frappongono tra di loro finendo per dividerli. Il padre di Herny, non vede di buon occhio questo legame e cerca in ogni modo di
allontanare il figlio dalla ragazza; egli è un cinese attaccato alla tradizione e detesta i giapponesi per la guerra che ha visto coinvolte Cina e Giappone. L’ostacolo più grande però è rappresentato dalla cacciata dei giapponesi dai quartieri americani, perché ritenuti spie pericolose dopo l’attacco a Pearl Harbor e rinchiusi in campi di prigionia. Keiko e la sua famiglia, con il resto della loro comunità, vengono portati via e a questo punto Henry comprende che ciò che prova per Keiko non è solo amicizia, ma qualcosa di ben più profondo. Divisi dal razzismo strisciante che in un primo momento li aveva uniti, riuscirà quarant’anni dopo Henry Lee, con l’aiuto di suo figlio - avuto da una donna sposata quando credeva di aver perduto Keiko per sempre – a ritrovare gli amati occhi che segnarono la sua vita? Sta a voi scoprirlo. Di mio posso dire che questo è un romanzo come pochi, bellissimo, profondo e capace di insegnare. Un libro dove la determinazione  di un sentimento puro percorre le pagine con alti picchi di pathos. Consigliatissimo.

Antonella Iuliano

lunedì 24 febbraio 2014

Inky mist in a brighter night: Un tè con l'autrice #5: "Il gusto proibito dello z.enzero" di Jamie Ford

The bookish teapot: Un tè con l'autrice #5: "Il gusto proibito dello zenzero": Buongiorno a tutti miei carissimi lettori, e buon inizio di settimana!
Oggi, anche se un po' in ritardo sulla tabella di marcia, vi posto un nuovo appuntamento con "Un tè con l'autrice", la rubrica mensile in collaborazione con Antonella Iuliano.
In verità questo avrei dovuto pubblicarlo a gennaio, ma per problemi di
tempo non sono riuscita a leggere in tempo il libro quindi il tutto è
slittato di un mese.

Il libro in questione era "Il gusto proibito dello zenzero" di Jamie Ford, voi l'avete letto?
Continua QUI