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lunedì 22 giugno 2015

Suite francese

Suite francese è un’opera letteraria incentrata su due movimenti, come nella musica classica, ma che nelle intenzioni dell’autrice doveva consistere di ben cinque stanze. L’opera - rimasta incompiuta a causa della deportazione della Némirovsky ad Auschwitz, dove morì il 19 agosto del 1942, è stata pubblicata per la prima volta nel 2004 grazie a una delle sue figlie -  si compone di sole due parti: Tempesta di giugno e Dolce.
Irene Nèmirovsky
Nella prima parte l’autrice descrive attraverso una carrellata di personaggi tutti diversissimi tra loro, quello che fu l’esodo dei parigini durante l’occupazione nazista del 1940. In essa si alternano protagonisti come I Péricand, famiglia benestante con molti figli che tra perdite e ritrovamenti, riesce a tornare sana e salva agli agi della propria vita domestica; lo scrittore Gabriel Corte che con la sua amante dovrà mischiarsi, trascinando con sé anche i suoi preziosi manoscritti, alla plebaglia in fuga e sopravvivere ai bombardamenti e al sudiciume che cambieranno almeno all’apparenza la sua prospettiva di vita; i Michaud, una coppia di modesti impiegati il cui figlio è arruolato e di cui non hanno più notizie; Charles Langelet, un ricco scapolo sessantenne che vorrebbe salvare la sua collezione di porcellane più della propria pelle.
Attraverso questa rosa di personaggi, la Némorovsky ci mostra la confusione della fuga in quei giorni di panico e l’attaccamento delle persone non soltanto alle proprie abitudini, ma anche agli oggetti stessi della propria quotidianità.
Giunti a “Dolce”, la seconda e conclusiva parte, il lettore può immergersi in una lettura che perde la frenesia della fuga, ma che si adagia in una strana quiete dove serpeggia la tensione dovuta alla convivenza tra l’esercito tedesco occupante e  i francesi vinti. Questa seconda parte è ambientata in una piccola città della campagna della francese, a Bussy, nei primi mesi dell’occupazione tedesca. Qui le protagoniste sono la vedova Angellier e la nuora Lucile, che come tutte devono ospitare un tedesco in casa loro e nello specifico l’ufficiale Bruno von Falk. Nasce una tenerezza tra l’uomo e la giovane donna tiranneggiata dalla suocera che l’accusa di non amare il marito prigioniero in Germania. In questo paesino alle porte di Parigi ritroviamo anche Madeleine, una ragazza che in Tempesta di giugno aveva curato Jean- Marie, il figlio soldato dei Michaud, allora gravemente ferito. Madeleine è una contadina che ha sposato Beinot, un francese rozzo che ben presto si metterà nei guai a causa della gelosia verso Kurt Bonnet, il giovane ufficiale tedesco che vive a casa sua e che corteggia la moglie. 
È bello notare come, per donne come Lucile, i tedeschi a un certo punto smettano di apparire come i cattivi invasori, come il nemico, ed esse riescano a scorgere in loro niente più che il ragazzo e l’uomo sotto la divisa.
Lo stile della Némirovsky è leggero e curato; indugia su alcune descrizioni paesaggistiche e dei vari caratteri senza però essere pesante. L’opera è incompiuta, le emozioni non sono fortissime sebbene si legga con una certa rapidità. Per il lettore romantico potrebbe rappresentare una delusione dato che l’amore non è il centro di questo romanzo, l’autrice lo sfiora ma non lo coglie.
Nel complesso ho trovato Suite francese interessante per gli eventi storici narrati e vissuti dall’autrice stessa, come se fosse una sorta di diario camuffato da romanzo, ma non ho riscontrato quel di più che poteva fargli avere un posto di riguardo nelle mie preferenze letterarie. 

Antonella Iuliano


lunedì 1 giugno 2015

domenica 5 gennaio 2014

Il ballo



Irene Némirovsky
Il ballo di Irène Némirovsky è un racconto di soli sei capitoletti che si legge molto piacevolmente in un solo pomeriggio. Lo stile, senza fronzoli e orpelli dell’autrice dipinge, attraverso semplici ma efficaci pennellate, un quadro, o meglio uno squarcio di vita quotidiana che mostra al lettore il rapporto infelice di una figlia con la propria madre. Protagonista della vicenda è la quattordicenne Antoinette, ragazzina vittima di una madre isterica, acida e vanesia, la quale dopo una fortuna improvvisa - che ha elevato il marito, il signor Kampf, banchiere, in società -  si atteggia a donna di classe e di prestigio nella sua nuova dimora, salvo poi lamentare la propria frustrazione sulla figlia ripetutamente maltrattata, umiliata, sgridata. L’ambiziosa signora Kampf, decisa a riscattarsi e a rinnegare origini ben più umili, oltre a  un passato non proprio da puritana, decide così di dare un ballo dove a presenziare saranno i personaggi più in vista di Parigi e vieta in malo modo alla figlia - che legge romanzi e sogna già i primi amori - di partecipare all’evento. La piccola Antoinette vive così momenti di profonda tristezza che la portano a provare quel profondo malessere adolescenziale e quella incomprensione disarmante, che spesso porta addirittura a preferire la morte alle dorate sbarre dietro cui si è prigionieri. Tutto questo finché non le si presenta l’occasione per vendicarsi della propria egoistica madre e proprio in occasione del tanto atteso ballo a casa Kampf.
Il lettore sensibile si ritroverà così pervaso da una specie di tenerezza per la sorte di questa ragazzina, tanto da giustificarne i pensieri cattivi verso la frivola e odiosa madre e assisterà compiaciuto alla lenta vendetta che libera la protagonista dall’indesiderato legame. Il ballo, ovviamente sfarzoso, degli arricchiti Kampf si trasforma così in una danza macabra e segna il passaggio alla vita adulta di Antoinette, proprio nel momento in cui sovverte la madre. La Némirovsky esprime in quest’opera il suo disamore verso la classe sociale a cui appartiene, dove a vigere è il Dio denaro e inoltre, cela, tra le righe, il difficile rapporto con la sua famiglia e con la madre in particolare.
Un racconto realistico e per questo quasi crudele: la demolizione della figura materna, la morte di una famiglia, uno squarcio di vita più comune di quanto si possa pensare. 
 Antonella Iuliano