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venerdì 19 giugno 2020

Recensione: Lizzie Leigh di Elizabeth Gaskell

Buongiorno lettori,
concludo questa settimana un po' più piena del solito qui sul blog con una piccola recensione. La mia ultima lettura conclusa è stata un racconto, Lizzie Leigh di Elizabeth Gaskell, tradotto e curato da Massimo Ferraris ed edito Elliot Edizioni (2019).
Non amo particolarmente le storie brevi ma la penna in questione, che ho già avuto modo di apprezzare in passato, quanto a emozioni è una garanzia. 



"Io la perdono. Possa Dio perdonare me."


Lizzie Leigh è un racconto lungo, di quattro capitoli, apparso per la prima volta nel 1850 sulla rivista Household Words fondata da Charles Dickens
La novella inizia con la morte di Mr Leigh il giorno di Natale. L’uomo, prima di spirare, confida alla moglie Annie di aver perdonato la figlia, rea di essere rimasta incinta a diciassette anni mentre era a servizio presso una famiglia di Manchester, che l’ha poi cacciata. Un perdono inatteso che consola la vedova e la sprona a cercare la peccatrice bandita dalla famiglia. 
Annie parte per Manchester con i figli Will e Tom decisa a ritrovare la sua Lizzie. Percorre le strade della città in lungo e in largo senza risultato fino a quando, un giorno, suo figlio Will aiuta un vecchietto ubriaco a rientrare a casa e qui conosce una giovane, Susan Palmer, di cui s’innamora. Susan è buona come un angelo, gestisce una scuola e ha una nipotina di due anni che vive con lei. Will è tormentato, vorrebbe dichiararle il suo amore ma teme che, se scoperta, la vergogna con cui la sorella ha macchiato il loro cognome possa sfavorirlo. Annie allora decide di parlare a Susan per aiutare il figlio e appellarsi al buon cuore della ragazza. Ed è proprio da quest’incontro tra le due donne che l’intera vicenda prende una svolta inaspettata e tristemente drammatica. 

"Una donna non può nascondere i suoi segreti a un'altra donna."

Lizzie, figlia persa e ritrovata, è l'emblema al femminile della parabola evangelica del figliol prodigo alla quale Gaskell s’ispira attraverso i ripetuti richiami all’amore e al perdono cristiano. Una figlia ritrovata il cui peccato, oltre a trascinarsi il pregiudizio sociale, avrà fino all’ultimo uno scotto altissimo da pagare. Un racconto che si lascia leggere con trasporto, i cui personaggi sono ben caratterizzati, anche se avrei gradito qualche piccola descrizione del loro aspetto e magari conoscere meglio il passato della protagonista e del padre di sua figlia, una parentesi che l’autrice non apre mai. 


Il libricino comprende un altro racconto di due soli capitoli, Il pozzo di Pen Mortha, uscito anch’esso sulla rivista Household Words. Ambientato nella campagna gallese e affine per temi a Lizzie Leigh, con sfumature più cupe e un tono più fiabesco, narra la vicenda della giovane e vivace Nest Gwinn, la cui bellezza è un vanto che il fato ha deciso di portarle via in un doloroso incidente. Un destino stravolto che forse può ritrovare un senso solo attraverso l’amore per il prossimo.  

"Al pozzo trovò l'immortalità, invece della sua fragile, fugace gioventù."

venerdì 13 dicembre 2019

Presentazione: Il giardiniere dello scià e Lizzie Leigh di Elizabeth Gaskell

Buon dì, cari lettori.
Quella che sta per concludersi è stata per me una settimana ricca di nuovi arrivi libreschi che vi mostrerò pian piano nei prossimi giorni. Oggi vi presento i due più piccini, due racconti di Elizabeth Gaskell che conto di leggere nei primi mesi del nuovo anno: Il giardiniere dello scià e Lizzie Leigh, entrambi tradotti da Massimo Ferraris ed editi da Elliot Edizioni.


Trama:
Mr Burton, inglese sano e di bell’aspetto nel fiore dei suoi anni, ha accettato un incarico che lo condurrà molto lontano da casa: partirà per Teheran, dove diventerà il giardiniere ufficiale dello scià di Persia. I problemi, però, iniziano non appena mette piede in terra straniera, perché lo scià nel frattempo è morto, e al suo nuovo sovrano non importa nulla né del giardinaggio, né degli impegni presi dal suo predecessore. Inizia così uno dei racconti più apprezzati di Elizabeth Gaskell, Il giardiniere dello scià, apparso per la prima volta nel 1852 nella rivista dickensiana Household Words, seguito da La gabbia di Cranford, edito dieci anni dopo in un’altra rivista dickensiana, All the Years Round, una sorta di piccolo sequel al mitico romanzo Cranford.


Trama:
Comparsa per la prima volta sulla rivista dickensiana «Household Words» nel 1850, Lizzie Leigh è la storia di una ragazza che a diciassette anni rimane incinta senza un marito e dunque nel peccato, e dei suoi conflitti con i genitori, divisi tra un naturale sentimento di amore e una morale inflessibile che obbligherebbe alla condanna. Un piccolo gioiello che contiene tutti i temi cari a Gaskell – la critica delle dinamiche familiari dell’Inghilterra vittoriana e la discriminazione della donna, l’amore materno, il sacrificio, l’espiazione e il perdono. Nel volume si accompagna a un altro racconto – assai simile per le tematiche – ambientato nelle campagne del Galles, dal titolo Il pozzo di Pen-Mortha, incluso in una raccolta successiva alla pubblicazione sulla rivista insieme a Lizzie Leigh.

Puoi acquistare Il giardiniere dello scià Qui
Puoi acquistare Lizzie Leigh Qui

Ringrazio per queste copie il traduttore e curatore Massimo Ferraris.



giovedì 30 giugno 2016

I fratellastri di Elizabeth Gaskell

"Tu non puoi ricordarlo, ragazzo, quando giacemmo allo stesso modo accanto alla mamma poco prima che morisse. Mise la tua manina nella mia - mi piace pensare che ci stia vedendo in questo momento, e che presto ci uniremo a lei."

Buon pomeriggio lettori,
Oggi vi parlo di un bellissimo racconto che ho terminato da poche ore, I fratellastri di Elizabeth Gaskell, racconto apparso per la prima volta su “Round the Sofa” nel 1858, e oggi per la prima volta tradotto ed edito in italiano da Edizioni Croce, che ringrazio per avermi inviato la preziosa copia. 

Quest’edizione che definirei di pregio si compone di una lunga e interessantissima prefazione a cura di Michela Marroni, che illustra nel dettaglio i temi e la morale dell’opera gaskelliana.
Verso la metà del libricino troviamo il racconto di una scorrevolezza e una fluidità rare: si legge davvero in pochissimo tempo e cattura l’attenzione del lettore come se l’Io narrante fosse lì, accanto a noi, a raccontarci le vicende della sua famiglia. 
Seguono due brevi frammenti e in conclusione, una postfazione di un’altra grande studiosa gaskelliana, Mara Barbuni, che espone il rapporto dell’autrice con la natura e il romanticismo. 

Helen è una giovane donna rimasta vedova a soli vent’anni. Poco prima della nascita del suo secondo figlio, Gregory, perde la figlia primogenita a causa della scarlattina, e la sorella – la chiacchierona zia Fanny – si trasferisce da lei, nel Cumberland, per aiutarla nelle mansioni della fattoria. Le due donne vivono di stenti e non hanno prospettive future rosee fino a quando alla loro porta si presenta William Preston, un vicino benestante. L’uomo vorrebbe sposare Helen e le promette che in cambio crescerà il piccolo Gregory come se fosse figlio suo. La giovane donna è incerta su tale passo ma per il bene del figlio decide di accettare la proposta di William. I due si sposano ma presto affiora una nuova difficoltà: la gelosia di William nei confronti del bambino. Preston vorrebbe che Helen lo amasse di più, che lo guardasse non con riconoscenza ma con amore, che gli rivolgesse gli sguardi carezzevoli che lei indirizza esclusivamente a Gregory. L’uomo inizia a provare astio verso il figliastro e dunque a sgridarlo ripetutamente. Ed è proprio durante uno di questi rimproveri che Helen avverte le doglie premature che portano alla nascita del suo secondo figlio maschio, il narratore della storia. La donna non si riprende dal parto e muore lasciando i due figli alle cure del marito e della sorella. 


"...era una di quelle brughiere desolate e paludose in cui la solitudine appariva dolorosa, intensa, come se mai passo d'uomo vi fosse stato a rompere il silenzio."

Da questo punto in poi comincia la seconda parte del racconto, in cui i due fratellastri crescono in una disparità di condizioni, infatti, Gregory, silenzioso e remissivo come la madre, è tacciato di stupidità e allontanato: diventa un umile e solitario pastore; mentre il fratello minore, cresce amato e vezzeggiato dalla zia Fanny e dal padre che vede in lui il proprio legittimo erede. Un giorno d’inverno il vecchio Preston incarica il sedicenne figlio di svolgere una commissione in città a suo nome. Al ritorno, a causa del buio e di un’improvvisa nevicata, il giovane smarrisce la strada e, nella desolazione della brughiera e nella disperazione totale, grida affinché qualcuno possa soccorrerlo. È il disprezzato fratellastro, con il fedele cane, l’ombra che riesce a distinguere nella foschia, l’uomo che forse gli salverà la vita? 
Sta a voi scoprirlo, io non posso e non voglio svelarvi di più. Posso solo dirvi che il finale mi ha davvero, ma davvero toccato il cuore. 

Nel racconto sono presenti elementi tipici della fiaba, ma più di tutto emerge la morale cristiana del sacrificio e della conversione, temi sicuramente molto cari all'abile autrice che non a caso sceglie eroi umili e semplici, spesso disadattati, appartenenti a classi inferiori e che meglio incarnano l’insegnamento evangelico. 
Consiglio questo racconto a chiunque voglia immergersi in una storia tenera, toccante, intensa.

Antonella Iuliano

Puoi acquistare il libro Qui

mercoledì 22 giugno 2016

Presentazione: I fratellastri di Elizabeth Gaskell

Cari lettori, buon pomeriggio!
Oggi ho il piacere d'introdurre su questo blog la mia prima collaborazione con Edizioni Croce, casa editrice che recentemente ha riportato in libreria il primo romanzo di Elizabeth Gaskell, Mary Barton e da pochi giorni anche un inedito (in italiano) racconto dell'autrice inglese, I fratellastri.
Presto tornerò per parlarvi proprio di quest'ultimo: una piccola chicca preziosa da affiancare ai grandi romanzi classici che Gaskell ci ha lasciato, intanto ve lo presento in tutta la sua serena bellezza. 

Antonella Iuliano


Trama:
La morte del marito costringe Helen – una donna sola e con due bambini a carico – a lavorare in fattoria. Con la morte della figlia entra in depressione, e nemmeno l’arrivo di sua sorella Fanny riesce a consolarla. La grave indigenza, unita al crollo finanziario, in una terra desolata come quella del Cumberland, sembra inevitabile, finché un giorno William Preston, «uno degli agricoltori più ricchi del luogo», bussa alla loro porta e chiede a Helen di sposarlo, promettendole di prendersi cura anche di Gregory – il bimbo avuto dal precedente matrimonio. Ma sarà la gelosia che s’insinua nella mente dell’uomo a causa dell'amore oblativo della madre nei confronti del figlio a mandare in cortocircuito l’idillio instaurato tra i due coniugi. Ed è a questo punto che Gregory diventa un ostacolo per il figlio nato dalla coppia, fino a quando…


Ma è tra le pieghe del non-detto, all’interno dei silenzi, che si celano le grandi verità. In seguito alle scorie velenose lasciate da zia Fanny nella testa del protagonista, occorrerà rifuggire dalla nostalgia mortifera dei propri cari per comprendere il senso della vita. La Gaskell riscrive l’episodio di Giacobbe e Esaù, guidandoci con disperata Sehnsucht, in un labirinto della mente, in cui albergano i fantasmi di un passato ancora troppo presente. Solo il perdono saprà ripristinare l’armonia e ricompattare tutti i personaggi. Qui la scrittrice è riuscita a condensare i temi più caldi della narrativa vittoriana: la rivalità, l’ipocrisia, la vendetta, e la storia assume una carica emozionale potentissima, che raggiunge la sua acme all’interno delle Fells, le aspre colline inglesi – metafora romantica in cui l’umanità si trasforma in sopravvivenza arcaica.



Apparso per la prima volta nel 1858 su «Round the Sofa», I fratellastri è forse l’opera in cui la Gaskell si avvicina maggiormente alla Natura, recuperando importanti temi virgiliani, quali la genuinità e la ferinità della campagna.


Introduzione e cura di Michela Marroni
Postfazione di Mara Barbuni
Traduzione di Salvatore Asaro


Ringrazio l'Editore per la copia.

martedì 26 aprile 2016

Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana di Mara Barbuni

"Interno. Sera. Inizia a fare freddo e i domestici tirano le tende, a nascondere una a una le finestre (...) In casa di accendono i fuochi. Se ne sente dapprima la voce crepitante, poi si annusa il buon odore balsamico del legno e infine, gradualmente, il bagliore danzante si stabilizza in luce omogenea e dorata, che invade la stanza. Attorno al focolare si radunano, come spilli attratti verso una calamita, tutti gli abitanti della casa."


Buongiorno cari lettori,
Oggi vi parlo di un saggio molto interessante che ho avuto il piacere di leggere grazie alla Casa Editrice flower-ed, Elizabeth Gaskell e la casa vittoriana di Mara Barbuni, esperta di letteratura inglese, traduttrice e studiosa di scrittura femminile del primo Ottocento e di età vittoriana, in particolare grande conoscitrice di Elizabeth Gaskell. 
Il saggio è il quarto volume della bellissima collana Windy Moors.


Aprendo questo libricino ci ritroviamo nel variopinto giardino di una casa vittoriana, il posto da cui inizia il nostro percorso, e scopriamo che esso ha una propria simbologia. Quest’area della casa, vissuta dai suoi inquilini come la zona di confine tra la sicurezza della dimora e il vasto mondo esterno, è anche il simbolo della fertilità, specie quando diventa scenario della costruzione di una storia d’amore. La Barbuni riporta diversi esempi per farci comprendere l’importanza di tale funzione perché molti episodi importanti delle opere gaskelliane si svolgono proprio in giardino. Poi ci invita a rivolgere la nostra attenzione alla casa che ci ospiterà per i capitoli successivi. Ci fa notare con quanta cura sono descritte, nei romanzi pastorali di Elizabeth Gaskell, le case dei poveri e della classe operaia, e come anditi, ingressi, scale, spazi riservati alla domesticità, siano rappresentativi della condizione di cui narra.
La parte più bella, credo sia quando il lettore, una volta entrato all’interno della casa vittoriana, è invitato a mettersi comodo, scegliersi una poltrona dalla quale osservare l’ambiente circostante. Qui è facile rendersi conto che siamo nel territorio delle donne: decorare la casa era (ed è) un’attività prevalentemente femminile. Sono pagine davvero deliziose e anche istruttive per chi vuole conoscere meglio l’ambiente domestico vittoriano. I romanzi della Gaskell, come l’autrice ampiamente spiega, ci offrono innumerevoli rappresentazioni di salotti e stanze che ci aiutano a comprendere, attraverso la descrizione degli interni, non soltanto la condizione della famiglia, ma anche il carattere dei personaggi, le loro qualità, i loro difetti e la loro educazione. 
Immersi in quest’atmosfera, siamo pronti per addentrarci dietro le quinte e scoprire i profumi, le pietanze, il vestiario, i libri e l’intimità della casa così com’era vissuta dai suoi inquilini.
Molto interessanti sono le pagine che l’autrice dedica al cibo come espressione culturale e atto sociale. Si sofferma anche sulla funzione, importantissima, nella realtà come nei romanzi, di chi solitamente viveva nell’ombra: i domestici. 
Immagine di proprietà di flower-ed
All’importanza degli oggetti nell’epoca vittoriana, è dedicato un altro capitolo che ne spiega il valore culturale e sociale ma anche individuale. Nelle opere di Elizabeth Gaskell sono lettere e libri, in particolare, gli oggetti che ritroviamo più di frequente e la Barbuni, sempre tramite gli estratti dalle opere, ci permette di curiosare in qualche cassetto recondito per scoprirne il contenuto. 
Infine, prima di lasciare la dimora che ci ha ospitato, guardiamo per l’ultima volta il focolare davanti al quale ci siamo ristorati. Il caminetto è il vero fulcro della casa e delle storie gaskelliane, il luogo accentratore che favorisce la socializzazione e che, allo stesso tempo, accoglie l’uomo o la donna bisognosi di meditazione. 

Consiglio vivamente questo scritto, soprattutto alle lettrici e ai lettori che intendono approfondire la loro conoscenza dell’epoca vittoriana. Credo sia un’ottima risorsa perché è un lavoro che presenta benissimo e con competenza gli spazi e gli usi di quel tempo.
Chi ha già letto le opere di Elizabeth Gaskell vi troverà un gradito approfondimento e scoprirà forse nuovi dettagli; chi, come me, ha ancora qualcosa che manca all’appello, sarà assalito da una gran voglia di leggere un romanzo di questa eccellente autrice. 

Ringrazio l’Editore per avermi permesso di entrare in una casa vittoriana dalla quale sono uscita più ricca e ringrazio Mara Barbuni che ha condiviso la sua preziosa conoscenza e il suo amore per la narrativa gaskelliana con tutti noi lettori.

Antonella Iuliano

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sabato 31 gennaio 2015

Un tè con l'autrice #7: "Il paese delle nobili signore" di Elizabeth Gaskell

Torna l'appuntamento con la rubrica "Un tè con l'autrice"
Questo mese vi proponiamo Il paese delle nobili signore (Cranford) di Elizabeth Gaskell. 






Qui potete scoprire quale tè con il suo aroma e il suo gusto particolare abbiamo selezionato per accompagnare la lettura di questo bel classico; inoltre la bravissima blogger Elisa Moda ha realizzato per quest'appuntamento nuove NOVEL TEAS con citazioni dal romanzo, davvero imperdibili. Ve ne propongo una, ma voi correte a sbirciare le altre. 


Antonella Iuliano

lunedì 26 gennaio 2015

Il paese delle nobili signore alias Cranford di Elizabeth Gaskell

"Innanzitutto, Cranford è in mano alle amazzoni. I proprietari delle case al di sopra di un certo affitto sono donne. Se una coppia appena sposata arriva a Cranford per andarci ad abitare, in qualche modo si perdono le tracce del marito."

Il paese delle nobili signore alias Cranford è un romanzo che ritrae con sottile ironia e con una vena di umorismo la classe media e la piccola nobiltà di un villaggio inglese tutto (o quasi) al femminile. 
L’impressione che sin da subito ho avuto leggendo quest’opera è stata quella di ritrovarmi catapultata dinanzi ad un dipinto su cui, con pennellate semplici ma precise, erano rappresentate più scene di vita domestica, quotidiana, genuina, lontana dalla mondanità e dal frastuono di una città come poteva essere la Londra di metà Ottocento, il secolo in cui questa storia è ambientata. 
La vera protagonista è Cranford, una cittadina dove gli abitanti vivono in un mondo un po’ pittoresco,  in cui sono stabilite regole collettive e ognuno ha le proprie abitudini dalle quali difficilmente si separa, ma dove tutto è sempre ben predisposto ad una certa forma di decoro per salvare le apparenze. Ma Cranford è anche il paese dove avvengono fatti che difficilmente si potrebbero ripetere in un posto dove la gente non si conosce così bene, non si cura del proprio vicino, non è predisposta all’altruismo. Chi immancabilmente incontriamo in quel di Cranford sono le sue signore, un gruppetto di deliziose donnine non più nel fiore degli anni, un tantino eccentriche, ognuna con un passato che le ha rese o vedove o zitelle, ma tutte di buon cuore. Così tra antichi merletti, cuffiette da giorno e da notte, servizi da tè e partite a préférence nei salotti della provinciale Cranford, Elizabeth Gaskell dipinge in uno stile educato, gentile, frizzante, questo quadro fatto di piccole e delicate occupazioni, di cerimoniali, di donne nobili non per nascita ma sicuramente d’animo. 
Leggere Cranford è come guardare un dipinto ricchissimo di dettagli, quelli della vita quotidiana che spesso ci sfuggono e soprattutto è una riscoperta di quei valori e di quei sentimenti semplici come l’amicizia, la cura del prossimo, la laboriosità e l’ingegno che se messi a dura prova superano ogni ostacolo. Non vi è romanticismo tra queste pagine, non nel senso passionale del termine, ma vi sono tanti sentimenti, tante buone intenzioni, tante storie intrecciate e tanti caratteri con i loro pregi e i loro difetti. Conosciamo la dolce signorina Matty, la curiosa e pettegola signorina Pole, la pomposa e onorevole signora Jamieson e tutte le altre protagoniste che fanno spesso sorridere il lettore per le loro vicende, le loro incomprensioni e il loro buffo riconciliarsi. 
Tutto questo è Cranford, un villaggio in cui la buona società è rappresentata da questo gruppo di signore attempate che in ogni situazione sanno mostrare la propria dignità, sanno far finta - in un’epoca dove l’importante era apparire e quindi se si era poveri e non si avevano troppi mezzi ciò era considerato di dubbio gusto - di non vedere e di non sentire ciò che è sconveniente, perché loro sono le “signore”, le vere istituzioni del villaggio. Sono donne sole, avvinghiate ai loro riti a volte forse un po’ assurdi, bizzarri, ma tutto sommato giustificabili, per altri versi teneri e soprattutto sono donne generose l’una con l’altra e con chiunque capiti nel loro paesino.  
La Gaskell utilizza l'ironia e una satira leggera da cui traspare il suo sentimento di rispetto per vite così modeste eppure così grandi, capaci di veri gesti di solidarietà.
Leggendo spesso ho avuto voglia di trovarmi lì, di fare un giro in quelle stradine da borgo di campagna e nella mia fantasia mi è sembrato quasi di vederle queste anziane donne, dietro le tendine di una finestra, intente a bere il loro tè e a conversare educatamente. 
Sì, credo che se la Cranford del libro esistesse davvero sulla carta geografica sarebbe un posticino davvero buffo e delizioso da visitare. 
Antonella Iuliano

"A Cranford c’erano numerose regole per fare e ricevere visite (…) Non si deve aspettare più di tre giorni per ricambiare una visita, e non ti devi trattenere più di un quarto d’ora."

Per acquistare "Il paese delle nobili signore": Qui