lunedì 4 settembre 2017

La sala da ballo di Anna Hope

Buongiorno amici lettori e ben ritrovati.
Che cosa avete letto di bello in questa torrida estate? Io non vedevo l’ora arrivasse settembre in primis per le temperature (detesto il caldo) ma anche per parlarvi di una delle mie ultime letture: La sala da ballo di Anna Hope edito da Ponte alle Grazie.

"E poi, nel bel mezzo del manicomio, tanto da costituirne per varie ragioni il cuore, qualcosa di assolutamente inaspettato: una magnifica sala da ballo, lunga trenta metri e larga quindici con un grande palcoscenico all'estremità. Nei sedici finestroni ad arco, bellissime vetrate con uccelli e fasci di rovi colorati. La luce estiva formava una pozza sulla pista da ballo in parquet flottante. In alto, la galleria cingeva la sala per tutta la sua lunghezza, mentre il soffitto, leggermente arcuato, era rivestito di pannelli dorati."

La splendida e un po’ decadente copertina di questo romanzo ha catturato la mia attenzione mentre sfogliavo una recente copia de Il Libraio. Leggendone la trama ho subito avvertito quel guizzo sufficiente a ogni buon lettore per esclamare “devo leggerlo!”. 
Un manicomio, la brughiera, Yorkshire. Tre elementi che per me che sono filo brontёana hanno risuonato come un richiamo ma capitolo dopo capitolo mi sono resa conto che questa storia non avrebbe soddisfatto del tutto le mie attese.
Siamo a Sharston, manicomio che l’autrice ricalca sul Menston Asylum situato nei pressi del villaggio di Menston, Yorkshine, dove un tempo fu ricoverato suo nonno e tutti i poveri e i dementi del West Riding. Qui, in un rocambolesco inizio, conosciamo Ella Fay, una giovanissima filandaia ricoverata in seguito a un attacco isterico. Ella tenta di fuggire alla prima occasione e s’imbatte in John Mullingan, un irlandese, un maschio alfa dall’aspetto aitante, taciturno e asociale, costretto ai lavori più pesanti come scavare fosse comuni. Dopo questo primo episodio i due protagonisti non si rivedono per un po’ di tempo, fino a quando entrambi sono invitati per buona condotta al consueto ballo del venerdì sera che si svolge nella magnifica sala da ballo al centro della struttura; un momento attesissimo tanto dalle donne quanto dagli uomini; il solo in cui ai due sessi è permesso d'incontrarsi. John è un ballerino provetto, Ella è timida e impacciata, ma qualcosa tra i due scatta. 

"Il futuro stava arrivando. Persino qui. Persino qui, su questa nave di anime isolate, naufraghe nei mari torbidi della brughiera: persino qui avrebbe trovato modo di arrivare."

La sala da ballo del Menston Asylum,
Yorkshire
Fautore dei balli è Charles Fuller, un giovane dottore che all’inizio della storia crede fortemente nella rieducazione di taluni soggetti attraverso la musicoterapia, infatti, mette su una piccola orchestra per i suoi pazienti, suona loro Mozart al piano nella sala di soggiorno ogni lunedì e sembra avere buone intenzioni. Charles è sfuggito alle convenzioni paterne e si è fatto strada da solo. Seguace dell’Eugenetica subisce, però, una profonda e a mio parere contorta trasformazione che cancella ogni traccia di simpatia nei suoi confronti e lo fa diventare il persecutore proprio di John Mulligan dal quale in un primo momento era affascinato.
Il romanzo alterna in successione i nomi di Ella, John e Charles intrecciando le loro storie e le loro rispettive visioni degli eventi, ma se i capitoli dei primi due appassionano e spingono il lettore a proseguire, quelli che riguardano Charles risultano un po’ più pesanti e scientifici riflettendo la fissazione/follia del protagonista affinché gli internati non procreino e stanare così ogni tara mentale dalla futura razza umana.


I fiori sono bellissimi, appena prima di appassire. 

Un personaggio secondario che ho amato e che ritengo doveroso menzionare è quello di Clem Church, una ragazza con tendenze suicide che aiuta Ella nella sua corrispondenza segreta con John e che a mio parere sposa meglio degli altri protagonisti l’ambiente in cui si trova. È una romantica e fervida lettrice, in fuga da una realtà opprimente e infelice. 
Lo stile della Hope è chiaro ed essenziale ma si dipana anche in lunghe descrizioni della natura. 
Un finale toccante per il bell'irlandese John coinvolge il lettore nelle ultime battute. 

Antonella Iuliano