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lunedì 8 marzo 2021

Ushanka su Fuori dalla Rete

 📰 È uscito ieri sul giornalino di attualità e cultura "Fuori dalla Rete" del mio comune un articolo di presentazione del mio nuovo romanzo, 
edito lo scorso 24 febbraio 2021.

Ringrazio di cuore la redazione del Circolo socio - culturale Palazzo Tenta 39. 💛

mercoledì 30 dicembre 2015

Le proposte di LibriAmo

Le mie proposte di lettura sul giornalino "Fuori dalla rete" 

uscito Domenica 27 Dicembre 2015.


Tema: letture natalizie


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giovedì 12 novembre 2015

Le proposte di LibriAmo

Le mie proposte di lettura sul giornalino "Fuori dalla rete" uscito Domenica 8 Novembre 2015.

Tema: Occulto/esoterico 


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martedì 23 giugno 2015

Le proposte di LibriAmo

Le mie proposte di lettura sul giornalino "Fuori dalla rete" 
uscito Domenica 21 Giugno 2015

Tema: Cucina
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venerdì 8 maggio 2015

Le proposte di LibriAmo

Le mie proposte di lettura sul giornalino "Fuori dalla rete" 
uscito Domenica 3 Maggio 2015

Tema: Musica



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venerdì 6 marzo 2015

Le proposte di LibriAmo

Le mie proposte di lettura sul giornalino "Fuori dalla rete" uscito Domenica 1 Marzo 2015


Tema: Olocausto



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domenica 10 agosto 2014

Tess dei D'Urberville

Dalla rubrica LibriAmo su "Fuori dalla rete" (Agosto 2014)


Thomas Hardy
Tess è una ragazza che proviene da una famiglia povera e numerosa. Il padre un giorno, di ritorno da lavoro, fa una scoperta che cambierà per sempre la vita della sua primogenita: il suo cognome, D’Urberville, discende da un antico e nobile ceppo normanno. L’uomo, convinto di avere partenti altolocati, d’accordo con la moglie - una donna con poco cervello -  invia Tess a presentarsi a casa di quelli che sono i nuovi ricchi e proprietari terrieri della zona, che portano il suo stesso cognome. Così Tess giunge nella tenuta di Alec Stoke D'Urberville, un giovane - presunto cugino - che si invaghisce immediatamente di lei e della sua bellezza. Alec rifiuta Tess come facente parte della famiglia, ma la invita a lavorare nella sua proprietà, dove tenta ripetutamente di sedurla fino a quando, frustrato dai continui rifiuti della giovane, la conduce nella foresta e abusa di lei. Tempo dopo Tess torna a casa con un figlio, il figlio della violenza, a cui dà il nome di "Sorrow" che significa sofferenza, Dolore. Questo bambino muore prima ancora di ricevere il battesimo, ma Tess è ormai, agli occhi di chi la circonda, una donna macchiata, dall’onore compromesso, costretta a lasciare nuovamente la propria casa per trovare ospitalità presso la fattoria Talbothay, dove nessuno è a conoscenza del suo triste passato. Qui la ragazza lavora duramente e conosce Angel, il figlio di un predicatore che sta imparando a fare l'agricoltore. I due si innamorano e si sposano nonostante il parere contrario della famiglia di lui.
Tess è tormentata dal segreto del suo passato e quando Angel lo scopre, sconvolto, la lascia per andare in Brasile. Dopo un periodo difficile nella vita di Tess ricompare improvvisamente Alec D’Urberville che la reclama come moglie. La nostra eroina, nella sua disperazione, torna dal suo carnefice, da colui che la macchiò nella virtù, dalla fonte delle sue sventure, per colpa del quale crede di aver perso l’amore di Angel, per ucciderlo. Quando Angel torna a sua volta a cercarla, troppo innamorato per perderla davvero, ormai è tardi e i due sono costretti a fuggire per il crimine che lei ha commesso. Riescono a vivere solo un breve periodo d’amore prima che, nel mitico paesaggio di Stonehenge, lei venga arrestata e infine giustiziata e il sole tramonti così per sempre sulla vita di questo fiore sciupato dalle brutture della vita.
Tess rappresenta il personaggio in cui Thomas Hardy incarna la sua ribellione ai pregiudizi dell’età vittoriana sulla castità e sulla virtù, valore importantissimo all’epoca. Quella narrata è la vita di una giovane donna sfortunata, una ragazza madre, dai tratti innocenti, sedotta e abbandonata, un fiore puro calpestato della malignità dell’uomo, ma che, al tempo stesso, con notevole forza fisica e psichica riesce a superare il senso di colpa e la vergogna verso quei modelli sociali che la condannano, nonostante sia una vittima. Si tratta di un romanzo di seduzione, che si basa sulle disparità sociali. Forte è la denuncia dell’autore nei confronti di perbenismi e moralismi attivi sul finire del secolo. Hardy provocatoriamente darà un sottotitolo al romanzo: “Una donna pura”, perché il cuore della protagonista era puro nonostante il suo corpo fosse stato contaminato.
 Antonella Iuliano

“…così se ne andò Dolore l’indesiderato, quella creatura intrusa, quel dono bastardo di una natura sfrontata che non rispetta la legge sociale. (Thomas Hardy, Tess  de D’Urbervilles)”



domenica 29 giugno 2014

Il grande Gatsby

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.” (Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby)

Dalla rubrica LibriAmo su "Fuori dalla rete" (Giugno 2014)

Francis Scott Fitzgerald
Siamo nell’America degli anni ’20. Jay Gatsby è il simbolo del cosiddetto “sogno americano” destinato a fallire. Il motore della storia è il desiderio del protagonista di conquistare una sua vecchia fiamma: Daisy Buchanan.
Jay e Daisy si erano amati diversi anni addietro, ma lei era molto ricca mentre lui poverissimo; per questo Jay aveva deciso di partire per la Grande Guerra e di accumulare molto denaro per poterla un giorno sposare. Quando, però, ritorna in America, scopre che Daisy ha sposato il ricchissimo Tom Buchanan.
Diventato a sua volta ricchissimo, Jay Gatsby vuole a tutti i costi riconquistare la sua amata Daisy con il denaro, perché sa che è l'unico valore in cui lei crede. Daisy e il marito Tom - che ha una relazione con una tale Myrtle Wilson - vivono a New York, a East Egg; Gatsby allora compra una villa lussuosissima a West Egg, al di là della baia, di fronte alla casa di Daisy e dà feste sontuosissime alle quali partecipano centinaia di persone che nemmeno conosce, sperando che Daisy se ne accorga e sia sedotta dalla sua immensa ricchezza.
Il vicino di casa di Gatsby, e  cugino di Daisy, è Nick Carraway, il narratore della storia. Gatsby invita a casa sua Nick Carraway per combinare un incontro con Daisy e così riesce ad incontrare la donna amata, proprio mentre il marito, Tom, incontra l'amante, Myrtle. Quest’ultima è sposata con un benzinaio di una zona poverissima di New York e punta sulla sua relazione con Tom per entrare a far parte dell'élite della società.
Alla successiva festa data da Gatsby, partecipano anche Daisy e Tom e la donna si riscopre innamorata di Gatsby. Verso la fine dell’estate in un'allegra comitiva partono per una gita in città e qui Daisy dichiara davanti a tutti di amare Gatsby, poi i due fuggono insieme e lungo la strada, la donna che si trova alla guida, investe proprio Myrtle, l’amante del marito, uccidendola. Nel frattempo il marito di Myrtle scopre la relazione tra la moglie e Tom Buchanan e corre a scagliarsi su quest’ultimo, che per vendicarsi di essere stato abbandonato dalla moglie, gli dice che a investire Myrtle è stato Gatsby, con la sua automobile.
Il finale lo lascio scoprire al lettore. La morale della storia riflette un veritiero luogo comune: ci si rende conto di quanto il denaro non possa comprare tutto ciò che è importante per l’essere umano e di come la solitudine spesso sia più forte di tutto il resto; è sullo sfondo, ma è sempre presente. Gatsby, dipinto come un personaggio misterioso, fa tutto per amore, per il suo sogno d’amore interrotto, ma fallisce perché non è il denaro a potergli ridare la donna amata, non sono la spensieratezza e il lusso a poterlo rendere felice: questi sono soltanto “doni” effimeri dinanzi all’inesorabilità del destino.

Antonella Iuliano


domenica 27 aprile 2014

L'ultimo giorno di un condannato a morte

Dalla rubrica LibriAmo su "Fuori dalla rete" (Aprile 2014)

Victor Hugo
L’ultimo giorno di un condannato a morte (o anche l'ultima notte della vita) è un romanzo breve, che Victor Hugo scrisse, a soli ventisette anni, e in cui sono narrati, in prima persona, gli ultimi giorni di vita di un prigioniero del carcere di Bicetre,  accusato di omicidio e destinato al patibolo. 
La lama che attende di mettere fine alla vita del protagonista impiegherà sei lunghe e angoscianti settimane prima di scendere sul suo collo e porre fine alla sua vita. In queste sei settimane la tortura atroce del tempo, che come una candela si consuma inesorabile, porta il protagonista a scrivere su dei fogli la vana speranza che la sua storia possa servire a qualcosa, magari a salvare qualcuno dopo di lui. 
Gli stati d’animo del protagonista danno voce a uno scritto che s’interrompe sui gradini del patibolo, dove la speranza viene meno, dove la paura uccide più velocemente del boia, lasciando così il campo al mortale silenzio.

In questo romanzo breve Hugo si schiera contro la pena di morte e a favore dei diritti umani e della vita. È un libro che a ogni pagina s’impone come un pugno nello stomaco, a causa dell’attesa angosciosa e dolorosa, che magistralmente traspare tra le righe, di un uomo che sta per essere privato del suo unico bene: la propria vita. Minuziosa e toccante è la descrizione dei suoi pensieri, della sua fredda cella, dei fantasmi della sua mente, fino all'ultimo fatale istante in cui un'autorità mette in funzione l'infernale macchina della ghigliottina. 

Un libro che fa riflettere, un libro sociale, che pone dinanzi all'uomo un tema purtroppo ancora attuale: può un uomo arrogarsi il diritto di togliere la vita a un altro uomo che si è macchiato di un delitto, senza  macchiarsi a sua volta di un crimine? 
   Antonella Iuliano

“...mi sono alzato e ho ispezionato con la lampada le quattro mura della mia cella. Sono coperte di iscrizioni, di disegni, di figure bizzarre, di nomi che si mescolano e si cancellano gli uni sugli altri. Sembra che ogni condannato abbia voluto lasciare una sua traccia, almeno qui.” 
(Victor Hugo, L’ultimo giorno di un condannato a morte) 
            

                                                                                                                         

domenica 16 febbraio 2014

I fratelli Karamazov

Dalla rubrica LibriAmo su "Fuori dalla rete" (Febbraio 2014)

Fedor Dostoevskij
La storia si sviluppa intorno alle vicende della famiglia Karamazov; il nodo cruciale da cui partono le complesse vicende del romanzo è un omicidio. Conosciamo il capofamiglia, il vecchio libertino, uomo dissoluto e dissennato, Fëdor Karamazov e Dmitrij, il figlio primogenito accusato di parricidio. Oltre a Dmitrij,  uomo d’ azione e rivale in amore di suo padre, il vecchio Karamazov ha altri tre figli: Ivan, uomo intelligente, cinico e ateo; Aleksej, creatura toccata dalla grazia divina, dall’animo caritatevole e passionale, novizio in convento, e infine Smerdjakov, il presunto figlio illegittimo, epilettico, che vive nella casa del padre come un servo e che nella sua sofferenza arriva ad uccidere quest’ultimo. Il fratello maggiore Dmitrij, odia il padre per  diverse ragioni, a partire dagli interessi materiali, ed è il primo a confessarsi con Aleksej, il conoscitore dell’animo umano.
Dmitrij ha conosciuto, quando era nell'esercito, Katerina Ivanovna, una ragazza molto bella che ha bisogno di un prestito per aiutare suo padre. Egli la invita a casa sua pensando di ricattarla, ma quando si trova alla presenza della giovane, le consegna la somma e la congeda. Dopo poco tempo, Katerina restituisce la somma e confessa a Dmijtri il suo amore. I due si fidanzano, ma poco tempo dopo Dmijtri si innamora, di un amore tutto passionale, di Grušenka,  una donna bellissima ma piena di rancore verso tutti gli uomini che le hanno fatto del male. In questo suo torbido amore Dimijtri incontra un rivale proprio in suo padre, il vecchio Fëdor, che sostiene di voler sposare Grušenka.  Intanto Katerina Ivanovna è attratta da Ivan, che la ricambia. Una violenta lite esplode tra Dmitrij e il padre. Il giovane sa che il padre vuole sposare Grušenka e vorrebbe fuggire lontano con lei, ma prima di realizzare il suo progetto vuole restituire a Katerina Ivanovna una somma di tremila rubli che le deve e che però non possiede. Non esita a rivolgersi a molte persone che lo respingono e lo gettano nella disperazione. Si arma quindi di un pestello di bronzo e corre alla casa del padre, deciso ad ucciderlo nel caso lo avesse scoperto insieme a Grušenka. Attraverso la finestra illuminata, però, vede il padre da solo, così si allontana stravolto per le poco onorevoli intenzioni.  Dmitrij corre da Grušenka, ma viene a sapere che la donna è partita insieme ad un altro uomo, così  disperato pensa che sia meglio  togliersi la vita e con i soldi che avrebbe dovuto restituire a Katerina passa una notte di bagordi, ma raggiunta Mokroje trova Grušenka insieme ad un vecchio amante, che vuole solo sottrarre alla giovane del denaro. Dmitrij riesce a smascherare il vecchio e trascorre la notte con Grušenka. All'alba, però, la polizia fa irruzione nella camera e arresta Dmitrij con l'accusa di omicidio. Infatti, il vecchio padre, Fëdor, è stato ucciso, e si sospetta proprio di Dmitrij.
Ivan, che nel frattempo si era costruito una sua personale filosofia sul destino dei Karamazov e che credeva nella teoria secondo cui "tutto è permesso", irretisce con le sue idee Smerdjakov, il figlio - servo, che in certo modo è indotto a condividere l'avversione dei fratelli maggiori per il padre.
Nessuno, tranne Ivan, sospetta che Smerdjakov è il vero colpevole. Da questo momento il racconto si impernia sul processo a cui è sottoposto Dmitrij e sull'analisi psicologica dei vari personaggi colpiti dal dramma. A predominare è il tormento interiore di Ivan che, attraverso lunghi soliloqui, si convince delle proprie gravi responsabilità ideologiche e di aver istigato il fratellastro contro il padre. A Smerdjakov - che effettivamente gli svela di essere l'assassino e gli mostra i denari sottratti al padre la notte dell’uccisione -  Ivan manifesta con violenza tutta la perplessità legata alle sue idee, così l'animo già molto fragile di Smerdjakov ne resta colpito e l'uomo si uccide. Ivan si presenta al processo, descritto con minuzia, confessa la verità per scagionare il fratello maggiore,  ma non viene creduto. Dmitrij viene condannato ai lavori forzati, ma lo sfortunato giovane sente però, ancor prima della condanna, incominciare a maturare in sé un "uomo nuovo", che può "risorgere" anche attraverso la punizione, perché "tutti sono colpevoli per tutti" e può così accettare il suo destino anche se non ha ucciso suo padre.
Il romanzo si snoda nelle passioni che insieme avvincono e dividono una famiglia. L’autore mette in rilievo le tematiche a lui più care come l’espiazione attraverso la sofferenza, la ricerca di una forza etica nell’ universo, il conflitto tra bene e male, la libertà, il valore dell’individuo. Da questa storia il lettore scorgerà un senso che porterà per sempre dentro di sé: un senso da alcuni chiamato fede, da altri ragione dell’esistenza. Nelle pagine di questo capolavoro eterno si mescolano fascino e abiezione, innocenza e malvagità, orgoglio e umiltà. 
Antonella Iuliano

“Molte cose ci sono nascoste sulla terra, ma in cambio ci è stata donata la misteriosa sensazione che le radici dei nostri pensieri non siano qui.” (F.Dostoevskij, I fratelli Karamazov)


                                                                                                                               

domenica 22 dicembre 2013

Anna Karenina

 “Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.” (L.Tolstoj, Anna Karenina)

Dalla rubrica LibriAmo su "Fuori dalla rete" (Dicembre 2013)

Lev Tolstoj
Trattasi di uno dei capolavori psicologici dell’800, in cui l'autore, Lev Tolstoj, raggiunge la compattezza d’idee e sentimenti tramite l’introspezione dei suoi personaggi.
Centro della vicenda è la tragica passione di una bellissima signora dell'aristocrazia russa, Anna Karenina, per il giovane ma superficiale ufficiale Vronskij.
Anna è una donna che combatte il dissidio interiore tra la fedeltà, impostale dal sacro vincolo del matrimonio e la passione struggente per un uomo più giovane conosciuto alla stazione di Mosca. Occasione in cui assiste, sconvolta, all’incidente di un uomo che muore schiacciato sulle rotaie da un treno. Quest’amore proibito, che nasce in un'epoca in cui regna la ristrettezza sentimentale, diventa pian piano un tormento quotidiano per lei e cresce di giorno in giorno, fino a farle perdere il totale controllo di sé. La protagonista trova a un certo punto il coraggio di abbandonare il marito, Karenin - uomo politico molto vicino allo zar - e il figlio prediletto, per seguire il suo amante da cui ha una bambina. Lo scandalo suscita il disprezzo della società in cui vive e fa di lei una donna perduta, quando, dopo la fuga amorosa, torna a San Pietroburgo. Non c’è pace per l’eroina del romanzo, la gelosia per le attenzioni che Vronskij riserva a un'altra donna, che sua madre vorrebbe sposasse, porta la protagonista, disperata, a compiere un gesto estremo. Anna sceglie la morte per porre fine alla propria disperazione e alla propria vergogna e lo fa proprio in una stazione ferroviaria, gettandosi sotto un treno, diventando così protagonista della tragedia a cui aveva assistito tempo prima. L’eroina del romanzo è una donna che ha sfidato i precetti, le convenzioni, le regole, le abitudini del suo tempo; che provoca nel lettore sdegno, a volte persino antipatia, ma che nelle pagine che descrivo il suo triste commiato alla vita, suscita pietà. L’autore riesce con maestria a farci sentire la sofferenza da lei provata per aver violato leggi sociali e morali per seguire il desiderio del proprio cuore, per aver forzato le sbarre della sua gabbia dorata.
Attorno a questo nucleo si stagliano anche altre figure e altre vicende: contrapposta e parallela al tragico destino di Anna, Tolstoj narra un'altra storia d'amore, che dopo una sofferenza iniziale conosce il lieto fine, quella tra Levin e Kitty. Questi ultimi sono il simbolo di un amore puro, felice, consacrato con il matrimonio per amore e non per interesse e che è vissuto a contatto con la natura, in un ambiente rurale, ambiente che l’autore reputava superiore rispetto a quello cittadino, per lui superficiale e ricco di frivolezze. Il libro è dominato da un senso religioso dell'esistenza: l'autore condanna e disprezza la falsità e aspira perennemente alla purezza. Un romanzo anche sociale: Tolstoj non manca di rappresentare il rapporto tra contadini e padroni terrieri, tema a lui molto caro. Un libro che è stato definito un' opera d'arte da altri autori russi come Dostoevskij e Nabokov, in cui vi è introspezione psicologica oltre ad un magistrale intreccio di storie d' amore e di vita.

Antonella Iuliano



domenica 10 novembre 2013

Dracula

Dalla rubrica LibriAmo su "Fuori dalla rete" (Novembre 2013)

Bram Stoker
Definito come l’ultimo grande romanzo gotico, il più spettrale, spietato e sottilmente erotico, ha reso il suo principale protagonista il conte più famoso della letteratura e della cinematografia. Il pallido conte  Dracula  di Bram Stoker è diventato oggi sinonimo di vampiro, creatura assetata di sangue che di notte, sottoforma di pipistrello, per nutrirsi va a caccia di giovani vergini. Dracula è Nosferatu: il non morto, il signore delle tenebre, colui che non si riflette negli specchi, che indietreggia dinanzi al crocifisso e all’odore dell’aglio e che di giorno dorme in una bara.
Dall’etimologia della parola in rumeno si ha un doppio significato: “Drac” significa Diavolo oppure “drago”: il drago è il simbolo di un ordine di cui era stato insignito Vlad II  e da qui il soprannome “Dracula” che in seguito fu ereditato dal figlio Vlad III. Quest’ultimo fu un uomo terribile e senza scrupoli,  sanguinario e detto anche “l’impalatore”: il  palo era il suo metodo preferito per procurare la morte ai nemici.
Bram Stoker, scrittore irlandese vissuto nella seconda metà dell’Ottocento, si ispirerà proprio a queste notizie storiche per il suo capolavoro.
La trama del romanzo si dispiega sottoforma di epistolario. In un primo momento è Jonathan Harker a scrivere, dipendente di un’ agenzia immobiliare si reca in Romania per la firma di un contratto riguardante l’acquisto di una casa da parte del conte, a Londra. Il giovane Harker si ritrova così prigioniero nel tetro castello del conte situato in Transilvania, nel cuore dei Carpazi. La scena poi si sposta in Inghilterra, dove a proseguire il racconto è Mina, fidanzata di Jonathan. La giovane donna insieme a tre suoi amici e al dottor Van Helsing, un professore venuto dal nord Europa, assistono impotenti alla morte di Lucy, amica di Mina, morsa dal malefico conte, appena stabilitosi nella capitale inglese, e divenuta vampira. Decidono così di combattere il male venuto dall’Est, ma le cose si complicano quando Dracula decide di sedurre proprio Mina e ci riesce. Jonathan riesce a fuggire e torna in patria, si unisce ai suoi amici e insieme boicottano il territorio che il conte ha fatto suo, costringendolo così a far ritorno in Transilvania.  È laddove era iniziata la storia che si conclude, cioè in  Transilvania, con la morte del conte Dracula, con il solo metodo per uccidere un vampiro: trafiggergli il cuore con un paletto di frassino e poi tagliargli la testa. Mina in tutto questo vive un’atroce sofferenza che però serve a farla tornare in
Inghilterra con i suoi amici sana e salva. Al contrario di quanto si possa pensare il libro non incute timore, forse solo qualche brivido se letto a una certa ora, ma in realtà costringe il lettore a confrontarsi con misteri davvero immortali quali: la morte, il sangue, l’amore.
Ma non è finita qui, perché lo seguono per assicurarsi la sua morte che rappresenta l’ unica speranza di salvezza per Mina, ormai infettata.
Dracula rappresenta in modo del tutto originale l'eterna vicenda della lotta tra il Bene e il Male, sullo sfondo di una storia che scaturisce direttamente dall'inconscio e, come tale, parla in termini che si impongono immediatamente alla fantasia di ciascuno di noi, per entrare nei nostri sogni più spaventosi.

Antonella Iuliano
“Pallido come il chiarore lunare, un sorriso affascinante…il volto aquilino,decisamente aquilino; il naso sottile con una gobba pronunciata e narici stranamente arcuate, la fronte ampia, i capelli radi sulle tempie, le folte sopracciglia quasi si congiungevano sul naso, le orecchie pallide e appuntite,la bocca sotto i baffi rigida e con un profilo quasi crudele, i denti bianchi e stranamente aguzzi sporgevano dalle labbra il cui colore acceso rivelava una vitalità stupefacente”(B.Stoker, Dracula).