martedì 21 gennaio 2020

Presentazione: Il ritorno del nativo di Thomas Hardy

Buon dì, cari lettori.
Oggi vi presento un classico giunto sui miei scaffali venerdì scorso, di un autore inglese da me molto stimato e di cui ho letto già diverse opere: Il ritorno del nativo di Thomas Hardy, edito Robin Edizioni (2018), che ringrazio di cuore per la copia. Il ritorno del nativo, pubblicato per la prima volta nel 1878, e conosciuto anche con il titolo La brughiera, è il romanzo hardyano che segna il punto di svolta nella maturazione artistica dello scrittore britannico. Prima di dirvi, al più presto, cosa ne penso, vi lascio tutti i dettagli di quest'interessantissima lettura.


Trama:
Romanzo degli elementi, “Il ritorno del nativo”: in esso, terra aria acqua e fuoco si intersecano e interagiscono – ciascuno protagonista a suo tempo e a suo modo – secondo un eterno pòlemos, senza requie. Dramma universale degli elementi, allora; e dramma microcosmico dei desideri dei protagonisti, i quali, in una sorta di alchimia imperfetta, formano una quaternio giammai ricondotta all’unità, secondo lo spirito dei più profondi moduli tragici, da Hardy sempre amati e praticati. Sì, perché di ciò si tratta: non di un semplice pessimismo, come pure spesso è stato inteso, ma di una visione tragica che investe la struttura stessa di tutto ciò che esiste, e che nella vita umana si manifesta nella maniera più dolorosamente evidente.


Di questo che, forse, dal punto di vista letterario, è il capolavoro dell’autore, si è cercato di fornire una nuova traduzione che rispettasse il più possibile lo stile dell’originale, con la sua complessa sintassi che tenta di riprodurre l’articolata dinamica elementare del mondo, il suo frequente impiego di termini rari e tecnici, il suo andamento consapevolmente poetico, la sua coinvolgente temperie emotiva. Si è voluto quindi rimanere il più possibile fedeli e aderenti al dettato hardyano, senza che questo incidesse sulla scorrevolezza dell’italiano. Il volume è inoltre arricchito da un’introduzione, che punta a fornire una lettura complessiva e in parte originale del romanzo, e da un ricco apparato di note, inteso a esplicare i punti poco chiari, i vocaboli desueti e alcune delle suggestioni nascoste che potrebbero sfuggire ad una lettura superficiale.


«La verità sembra essere che una lunga serie di secoli di disincanto ha rimosso permanentemente l’idea ellenica della vita, o comunque la si possa chiamare. Quello che i greci sospettavano solamente, noi lo conosciamo bene; ciò che il loro Eschilo immaginava, i nostri neonati lo sentono. La baldoria di un tempo nella situazione complessiva diventa sempre meno possibile dal momento in cui scopriamo i difetti delle leggi naturali, e vediamo l’incertezza in cui si trova l’uomo a causa del loro funzionamento.»

pag 552
euro 19,00
Collana: Biblioteca del vascello
Pubblicato: 2018
ISBN 9788872742327

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lunedì 13 gennaio 2020

Segnalazione: La cena di Natale e altri racconti di AA.VV. e I misfatti di Babbo Natale di Meredith Nicholson

Buongiorno lettori e buon inizio settimana,
il Natale è ormai nello scatolone con tutti i suoi addobbi e lucine colorate, ma il suo spirito è ancora presente se parliamo di libri. Qualche giorno fa, sui miei scaffali sono arrivati due libricini natalizi molto belli. Il primo è un'antologia che reca la firma di quattro celebri penne della letteratura, La cena di Natale e altri racconti di AA.VV., mentre il secondo è un racconto di Meredith Nicholson, I misfatti di Babbo Natale, entrambi editi Elliot edizioni, che ringrazio di cuore per le copie. 
Se, come me, siete già nostalgici della magica atmosfera natalizia, v'invito a farli subito vostri. 


La cena di Natale e altri racconti 
di AA.VV.

 Prima di morire, un vecchio ed eccentrico gentiluomo ha disposto nel testamento che il 25 dicembre di ogni anno si dovrà tenere una cena, da organizzarsi con la sua eredità, che avrà per invitati i dieci cittadini più sfortunati del Paese. Ma è chiaro già dall'incipit de La cena di Natale, il racconto di Nathaniel Hawthorne che dà il titolo al volume, che le sue intenzioni sono tutt’altro che caritatevoli. Questa antologia racconta il Natale attraverso le penne dei grandi della letteratura, nel suo candore e – talvolta – nella sua doppiezza: ci sono l’umorismo di O. Henry e del suo protagonista vagabondo, che tra le piantagioni del Sud degli Stati Uniti si ritroverà tra le mani un regalo inatteso; le atmosfere tipiche di Louisa May Alcott, in una festa in campagna che ha tutto il sapore di una fuga dalla modernità; l’imprescindibile Charles Dickens, con un racconto che, per spirito e sentimento, è perfetto da leggere sotto l’albero.

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I misfatti di Babbo Natale 
di Meredith Nicholson

William Aikins, detto “il Grillo”, è al termine di una onorata carriera da ladro: ormai ha visto troppi inverni per continuare a giocare al fuggiasco, e così, dopo aver rubato i suoi “ultimi” quarantamila dollari, decide di rigare dritto e prendere moglie. Dopo due anni da virtuoso cittadino, però, si rende conto che i suoi migliori propositi sono come tessere di un domino pronto a crollare. Tutto inizia la vigilia di Natale, con un portafoglio che sporge da una tasca sulla metropolitana affollata: una facile tentazione che innesca una serie tragicomica di ladronerie e “misfatti”, destinati a rendere il Grillo, suo malgrado, l’artefice di un Natale del tutto singolare. Un racconto umoristico, perfettamente congegnato da un autore bestseller, pubblicato per la prima volta nel 1917 e inedito in Italia; di certo, una delle storie natalizie più improbabili che possano capitare tra le mani durante le feste.

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mercoledì 1 gennaio 2020

Auguri di buon 2020!

Cari lettori, 
il 2019 è stato l'anno in cui ho terminato il mio quarto romanzo ed è con una fotografia di quel giorno (13 febbraio 2019) che voglio augurarvi un felice e sereno 2020, che il nuovo anno possa ripagare me e voi di tutte le nostre fatiche.  


Felice 2020 a tutti! 




lunedì 30 dicembre 2019

Recensione: V.V. Trappole e tradimenti di Louisa May Alcott

Buon giorno lettori e buon lunedì,
il 2019 è ormai agli sgoccioli e io mi sono tenuta per ultima una lettura breve, un racconto di cui oggi vi posto la recensione. Si tratta di uno dei thriller sconosciuti di Louisa May Alcott, V.V. Trappole e tradimenti, edito Robin Edizioni (2016) e che fa parte della Biblioteca del Vascello.

"Si mise a letto pensando che, se tutti gli spettri sono così amabili, il destino di chi vede i fantasmi non è poi tanto malvagio."

Oltre mezzo secolo dopo la morte di Louisa May Alcott, avvenuta nel 1888, furono rinvenuti vari thriller e racconti di cronaca nera che l’autrice di Piccole donne scrisse con lo pseudonimo di A. M. Barnard. In queste storie, protette dallo pseudonimo, emerge non soltanto la versatilità della penna ma anche il lato oscuro e insieme il femminismo sfrenato di Alcott, che in questo modo poteva trattare più liberamente temi come la violenza e la vendetta.
V.V. Trappole e tradimenti è uno di questi racconti.

La protagonista, Virginie Varens, è una donna calcolatrice, capace di manovrare gli uomini a suo piacimento, cosa che in un’epoca come quella vittoriana sovvertiva le regole e i tabù. Virginie non ha ancora compiuto diciotto anni, è una ballerina attaccata alla vita e ai suoi piaceri; ha un protettore, Victor, innamorato di lei e geloso a tal punto che non esita a uccidere a sangue freddo l’uomo che la ragazza, nel giro di una notte, sposa. Tale tragedia non basta a domare l’indole egoista della giovane né a scuotere il suo cuore frivolo. È armata di grazia e femminilità che, insieme alle bugie che dispensa per proteggersi, utilizza per farsi strada nel mondo. È una donna bellissima, un’incantatrice capace di tessere la sua tela adoperando i travestimenti e i trucchi dell’arte istrionica, quindi un personaggio ben distante dalle eroine alcottiane più note, come le sorelle March. Omicidi, fughe e vendette sono al centro di questo racconto insolito che conta dieci capitoli, nei quali spesso, come richiesto dal genere, i tempi sembrano improvvisamente affrettati. Momenti di suspense si alternano a dialoghi sapientemente dosati e non manca quel tocco gotico che porta il lettore a chiedersi se le cose stiano davvero come pensa. 


Personalmente ho faticato in alcuni punti perché non ho amato molto la protagonista, ma la curiosa di scoprire se alla fine, una tale donna, fosse messa con le spalle al muro, ha comunque prevalso.