venerdì 22 novembre 2019

Anteprima: Le disavventure di Amos Barton di George Eliot

Buon giorno cari lettori e buon fine settimana.
Il 22 novembre del 1819, duecento anni fa, nasceva Mary Anne Evans, una delle più importanti scrittrici britanniche dell'epoca vittoriana meglio nota con lo pseudonimo di George Eliot, nome maschile che l'autrice scelse per avere maggiore credibilità come scrittrice ed evitare i pregiudizi in quanto compagna di un uomo sposato.
Dopo Daniel Deronda (2018), per celebrare il bicentenario odierno, Fazi Editore ha riportato in libreria proprio ieri, 21 novembre, il primo dei tre romanzi brevi che compongono le cosiddette Scene di vita clericale ovvero Le disavventure di Amos Barton che è anche l'opera prima di Eliot e che sono lieta di presentarvi.


Trama:
Amos Barton è il nuovo parroco della chiesa di Shepperton, una cittadina della provincia inglese. Il reverendo è un uomo mite che cerca in ogni modo di far rispettare i dettami della Chiesa anglicana ai membri della sua comunità, ma il suo carisma inesistente, unito a una certa goffaggine, fa sì che non sia molto amato dai suoi concittadini. Inoltre la parrocchia di cui si occupa non è sufficiente al mantenimento della sua famiglia, che può tirare avanti solo grazie al caritatevole prodigarsi di qualche parrocchiano e all’instancabile Milly, la moglie del curato, che ha totalmente immolato la sua vita al bene del marito e dei sei figli. La situazione si complica ulteriormente quando la contessa Caroline Czerlaski si installa a casa Barton, portando con sé mille pretese e neppure un centesimo, suscitando disappunto in Milly e una morbosa curiosità in tutta la comunità di Shepperton. L’intera vita di Amos Barton trascorre fra continue cadute e momentanee risalite, fino all’arrivo della notizia peggiore di tutte, che lo farà precipitare nello sconforto, ma vedrà finalmente i parrocchiani stringersi intorno a lui, nonostante incarni «la quintessenza concentrata della mediocrità».


Primo dei tre romanzi brevi che compongono Scene di vita clericale, raccolta che ha fatto da modello alla letteratura realista inglese, Le disavventure di Amos Barton è una vivida raffigurazione della vita rurale inglese dell’Ottocento, che racconta gli effetti della riforma religiosa attraverso lo sguardo ingenuo di un reverendo di provincia. Opera prima di una delle più importanti scrittrici britanniche, alla sua uscita ebbe un grande successo, generando l’interesse per l’identità dell’autore e portando così allo scoperto la scrittrice Mary Anne Evans.

«Tutti i parrocchiani erano dispiaciuti per la sua partenza; non che qualcuno di loro considerasse straordinarie le sue doti spirituali, o avvertisse che il suo ministero fosse molto edificante. Ma le sue recenti traversie avevano ispirato i loro migliori sentimenti, il che è sempre una fonte d’amore. Amos non era riuscito a far scattare la molla della bontà con i propri sermoni, ma ci era riuscito concretamente con il proprio dolore; e ora c’era un legame vero tra lui e il suo gregge».



Autore: George Eliot
Titolo: Le disavventure di Amos Barton
Collana: Le strade
Numero Collana: 415
Pagine: 126
Codice isbn: 9788893256742
Prezzo in libreria: € 15
Codice isbn Epub: 9788893257107
Prezzo E-Book: € 7.99
Data Pubblicazione: 21-11-2019


Puoi acquistare il romanzo QUI

Ringrazio Fazi Editore per la copia.

giovedì 7 novembre 2019

In libreria con You Can Print!

Carissimi lettori,
con grande gioia vi comunico che i cartacei dei miei romanzi hanno ora una nuova e più ampia distribuzione grazie all'accordo stipulato dal mio Editore, Genesis Publishing, con la piattaforma You can Print.


Dopo il mio primo romanzo, Come petali sulla neve, anche i cartacei di Charlotte, la storia della piccola Brontë e di Doppio Stradivari, sono ora in vendita su IBS.it, La Feltrinelli, Mondadori Store, Giunti al punto e moltissimi altri importati store di libri online (circa 60). 

Inoltre è ora possibile acquistarli anche in 
4.500  librerie fisiche
sparse in tutta Italia.


Per conoscere qual è la libreria più vicina a voi, cliccate sulla vostra regione consultando questo link: Elenco librerie.





lunedì 4 novembre 2019

Presentazione: Reuben Sachs e altri racconti di Amy Levy

Buon giorno lettori, buona settimana e buon mese di novembre.
Dopo Miss Miles di Mary Taylor e Mathilda di Mary Shelley, oggi sono lieta di presentarvi l'ultima uscita classica di Darcy Edizioni, "Reuben Sachs e altri racconti" di Amy Levy (1861 -1889), autrice molto stimata da Oscar Wilde. Tradotto da Alessandranna D'Auria, che ringrazio di cuore per la copia, il testo conta un romanzo breve più tre racconti, di cui vi parlerò prossimamente poiché sarà una delle mie ultime letture del 2019.


Trama:
Il giovane promettente avvocato Reuben Sachs, appartenente a una delle famiglie ebree più in vista di Londra, è tornato da un viaggio prescrittogli dal medito per motivi di salute. Ad attenderlo è l’amorevole madre, l’isterica sorella, una serie di amici intimi e parenti di discutibile carattere, ma soprattutto la bella Judith. Attratti l’uno dall’altra, sembra che Reuben si sia convinto delle intenzioni verso la ragazza, se non fosse che ella appartiene a una classe sociale minore e chiaramente osteggiato dalla propria famiglia che non la considera affatto come degna di loro, egli riflette sull’interesse economico che ne verrebbe da una simile unione. Durante una serata tra amici, Judith aspetta l’arrivo di Reuben, in ritardo per motivi di lavoro che lo trattengono in tribunale. A farle compagnia è il ricco, Gentile e impacciato Bertie Lee-Harrison, legato alle famiglie nobili di Londra. È quella sera che si crea un triangolo d’amore e gelosia tra Reuben, Judith e Bertie, un momento di verità breve come un soffio, caduco come la vita di un fiore, il geranio che Judith tiene appuntato sul petto e schiacciato dal geloso Reuben. 

Chi dei due giovani sposerà la bella ma povera figlia di un bibliofilo? E che ne sarà dell’innamorato che la perderà? Una storia dal finale inaspettato, che rivela tutta l’intenzione dell’autrice a non cedere a facili sentimentalismi, al lieto fine per forza quasi d’obbligo per i romanzi del tempo, soprattutto pronta a sacrificare l’amore per rispettare la vita reale.

Traduzione a cura di: Alessandranna D’Auria
Genere: Classico
Editore: Darcy Edizioni
Formato: Ebook e cartaceo
Data pubblicazione: 10 Settembre 2019
Pagine: 400
ISBN Cartaceo: 9781690126904 
Prezzo: 16.00€
ISBN e-book: 9788832073041
Edizione: 1



Puoi acquistare il libro QUI


lunedì 21 ottobre 2019

Recensione: Charles Baudelaire intimo: il poeta vergine di Nadar

Buon giorno cari lettori e buona settimana,
oggi vi parlo del saggio che vi ho presentato il mese scorso Charles Baudelaire intimo: il poeta vergine di Nadar (Qui) edito Robin Edizioni (2017).
Ho sempre amato molto le poesie di Charles Baudelaire e la sua figura controversa ha sempre esercitato un grande fascino su di me, per questo sono stata molto felice di poter leggere e apprezzare una testimonianza speciale, unica, di chi, all'epoca, ebbe la fortuna e l'onore di conoscerlo di persona.

“… sensibile alla delicatezza del cuore, di un cuore che talvolta ebbe fame.”

Félix Tournachon, conosciuto come Nadar, è stato uno scrittore, un caricaturista, un aeronauta e soprattutto un pioniere della fotografia. Durante la sua lunga vita, nacque nel 1820 e morì nel 1910, scattò fotografie e disegnò caricature di molte celebrità del suo tempo. 
Amico sin dalla gioventù del poeta francese Charles Baudelaire, nel 1906, Nadar, ormai anziano - sulla scia di Asselineau, altro grande amico di Baudelaire, che celebrò quest’ultimo con una biografia altrettanto intima - si convinse a mettere ordine nei propri ricordi attingendo a una serie di scritti, lettere e fogli sparsi che custodiva da lungo tempo. Baudelaire era morto ormai da molti anni (nel 1867) ma aneddoti e dicerie sul suo conto non avevano mai smesso di circolare. Nadar desiderava ristabilire in  qualche misura l’immagine del poeta maledetto, che nella sua breve vita aveva subito l’umiliazione di un processo per oscenità, a causa dei suoi oltraggiosi I fiori del male che offendevano la pubblica morale. Le sue carte intime, invece, insieme ai suoi ricordi testimoniavano il passaggio su questa terra di un essere diverso da tutti gli altri. 

“Quante volte io l’ho trovato in un caffè, coi gomiti sul tavolo, in compagnia dell’ultimo degli imbecilli, mentre sviluppava davanti al vuoto, per un’ora intera, le sue teorie più astratte.”

Nadar fu il primo a diffondere la leggenda del poeta vergine per contrastare la più comune opinione di un Baudelaire dedito soltanto alle droghe, all’alcol e morto di sifilide. 
Il risultato fu una biografia anomala, schietta e affettuosa al contempo, pubblicata per la prima volta nel 1911, quando anche lo stesso Nadar era ormai passato a miglior vita. 
All’inizio di questo suo lavoro, il fotografo tenta innanzitutto di fare ordine nella Parigi trasformata in cui vive paragonandola alla città della sua gioventù: una Parigi perduta, dove pullulavano artisti, pittori, poeti, letterati del tempo, ricordandone le strette relazioni. 

“Tutto in comune, senza riserve, senza segreto, le nostre esistenze individuali facendone una, vivevamo in piena luce, come sotto una cupola di vetro, in un’intimità continua alla quale niente poté sfuggire.”

Dal suo carteggio fuoriescono così episodi poco noti di un’epoca ormai passata e soprattutto aneddoti sull’amico poeta. Baudelaire e la fotografia, allora agli albori, in rapporto all'arte: egli riteneva che la fotografia influenzasse negativamente la pittura perché l’immagine catturata non lasciava più l’artista libero di sognare costringendolo a guardare la realtà, mentre poter sognare, è una fortuna ed è una gloria esprimere i propri sogni. 
Nadar ci lascia scoprire la corrispondenza del poeta con taluni artisti. La sua ricerca di un talento che sapesse raffigurare, così come lui li immaginava, i frontespizi delle sue opere in pubblicazione. Un estimatore di quadri, amico di Manet e di Meryon. 
Il modo che aveva di apparire su una scena e di porsi, suscitando inconsapevole ammirazione.

“Stavamo dunque per conoscerlo quell’essere tanto desiderato, quell’attrazione suprema!”

Ricorda così, Nadar, quando in compagnia di amici stava seduto su una panchina e lo guardavano avvicinarsi. La sua delicatezza rara che equivaleva a una volontaria solitudine. 

“Spinse molto più lontano l’orrore per ogni gregge, ribelle nato davanti a ogni idea imposta.”

Il suo riserbo per certi argomenti, la freddezza e l’indifferenza che esibiva alla minima parola indecente. 

“Quelli che non hanno conosciuto Baudelaire nell’intimità hanno potuto o dovuto scambiare il suo atteggiamento riservato per aridità di cuore invece si trattava di circospezione e geloso pudore.”

La sua noncuranza dei giudizi del mondo:

“Bado poco alla critica e sprofondo ostinatamente nella mia incorreggibilità.”
Charles Baudelaire


La sua strana misoginia, ossia l’odio verso le donne che affondava le radici in una complicata relazione con la madre e in un’infanzia traumatica. Un livore che, però, si contraddice nei versi lascivi che ci ha lasciato. 

“È la parola che sostituisce il gesto, il sogno che si vendica della realtà.”

Il suo appartamento all’Hôtel Pimodan, in cui Nadar ci lascia entrare descrivendolo fin quasi nel dettaglio, dove, sostiene, mai donna ne varcò la soglia.

“Lo spirito dominava così tanto il corpo da ridurlo all’assenza del desiderio, da annichilirlo? E tale quiete era davvero autentica?”

Carte, quelle di Nadar, che oltre a insinuare il dubbio sull'effettiva lussuria del poeta riportano alla luce l’unico testo teatrale da egli progettato e una lunga lista di titoli di poesie che non fece in tempo a scrivere. 

“Ben presto, impotente a risollevarle, contemplerà, giacenti al suolo e spezzate, le statue e le colonne di tante belle poesie che portava ancora dentro di sé.”

E infine ci racconta di un Baudelaire, vinto dalla malattia, afasico, che trascorse il suo ultimo tempo in una casa di cura in rue Dôme e ricorda la propria commozione nel vedere quell’angelo caduto ridotto al silenzio. 

“Oh l’orrore di quella fine penosa, la spaventosa crudeltà di Colui che ha colpito Baudelaire nella parola, Baudelaire, quell’incastonatore di gemme, di rubini, di crisopazi, così come aveva colpito Beethoven nell’udito e Michelangelo nella vista.”

Nadar è dietro l’obiettivo, dietro la lente e scatta il suo ritratto, il suo fermo immagine dai contorni eternamente sfocati, in un saggio, una sorta di biografia, una raccolta di memorie, di epistole, di fotografie, per l’appunto, di un’anima che è stata forse troppo sensibile per questo mondo malato per non caderne vittima, quale fu l’anima di Baudelaire
All’inizio questa lettura può forse sembrare un po’ ostica ma senza accorgersene ci si ritrova alla fine quasi avendolo visto, il poeta maledetto, vestito di nero; essendo stati addirittura a casa sua, avendone sentito il profumo di muschio da venti soldi. Quasi ci si domanda, in questo raro e impagabile libricino, quali abissali pensieri Baudelaire non ha fatto in tempo a riversare nei suoi versi. 

“Solo i poeti possono capire i poeti.”
Charles Baudelaire