venerdì 3 aprile 2020

Recensione: Anja, la segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi

Buongiorno lettori,
oggi vi parlo di un romanzo che ho terminato da un paio di giorni e che, quando l'ho visto per la prima volta, sul finire del 2019, è stato per me un ovvio e fortissimo richiamo: Anja, La segretaria di Dostoevskij di Giuseppe Manfridi, edito La Lepre Edizioni
In quel periodo stavo rileggendo proprio Delitto e Castigo, poiché da un po' di tempo desidero dedicarmi all'opera omnia del celebre nome che compare nel sottotitolo della succitata opera, Dostoevskij. Un romanzo circa lo scrittore russo mi è sembrato subito una rarità che doveva essere mia, e quanto l'abbia apprezzato, ve lo racconto di seguito. 

“Purché viva di parole!”

Pietroburgo, 1866. Dostoevskij è un uomo maturo e uno scrittore affermato ma oppresso dai debiti derivanti dal fallimento di un’attività intrapresa con l'ormai defunto fratello Mikhail. Ha bisogno di denaro e per la somma di tremila rubi, versati anticipatamente, firma un contratto con il suo editore, Stellovskij, dalle condizioni piuttosto dure: ha solo un mese di tempo per consegnargli un nuovo romanzo o perderà tutti i diritti sulle sue opere passate e future, cosa che equivale al patibolo per uno scrittore. 

“Sapeva che avrebbe dovuto mercanteggiare i termini del proprio orgoglio e della propria schiavitù sedendosi di fronte alla carta che regola la compravendita di ciò che per altri è poco ma che per lui corrisponde alla sua stessa anima.”

Deve dunque scrivere tutto il tempo, ogni attimo è preziosissimo, e ha bisogno di farlo in maniera più veloce ma Dostoevskij è anche un uomo afflitto da violente crisi epilettiche e l’impresa rischia seriamente di fallire. Amici fidati gli consigliano di rivolgersi a una scuola di stenografia, disciplina allora nascente a Pietroburgo, che attraverso l’utilizzo di un particolare alfabeto permette di riportare istantaneamente il pensiero su carta. Un metodo molto più immediato della normale scrittura. Così si rivolge all’Istituto Ol’chin, dove tra le studentesse, una in particolare spicca per la rapidità della propria penna: Anna Grigor’evna Snitkina, detta Anja. La prescelta, occhi blu e treccia bionda, deve presentarsi a palazzo Alonkin, dove il più grande scrittore russo vivente la attende per una prova. 

“Quella lontana mattina del 4 ottobre entrare lì, in quel palazzo, fu come avventurarmi in uno dei suoi libri. Per le scale un viavai di fantasmi.”

Sono pagine meravigliose quelle in cui conosciamo Anja attraverso le sensazioni che prova quando realizza che sta per recarsi nientemeno che a casa di Fёdor Michajlovič Dostoevskij, lo scrittore più amato dal suo carissimo e defunto padre e di cui lei ha letto Delitto e Castigo. Ed è proprio in quest'ultimo che le sembra di entrare perché l'autore riesce a ricrearne magistralmente l'atmosfera.
Pagine dopo le quali non ho potuto fare a meno di soffermarmi, con sguardo sognante, sul destino di questa graziosa ragazza nel fiore degli anni, improvvisamente catapultata nella vita e nei romanzi di un mostro sacro della letteratura russa. Anja che va incontro a tutto ciò. Anja alla quale sembra che sia il padre a volerla lì, quel padre che l'ha indirizzata verso quella professione.

"Le pagine di quell'uomo impongono una religione di cui la fanciulla si è fatta discepola sin da prima di conoscerlo, Dostoevskij."


“Guarda chi hai di fronte! Guarda chi hai di fronte!... Guarda da chi sei guardata, Anečka!... Ma ti rendi conto?... Hai l’uomo della Sennaja dinanzi a te.”

Non meno emozionanti sono i capitoli in cui lo scrittore e la stenografa si ritrovano nella stessa stanza, soli; un uomo provato dalla vita tanto nel corpo quanto nello spirito, reduce addirittura dalla lontana e fredda Siberia, e una studentessa ligia al dovere, che intende restare all’ombra del genio, farsi invisibile e al contempo essergli utile, necessaria.  

“D’improvviso, Anna Grigor’evna Snitkina, lei in persona, vuole sentirsi indispensabile per Fёdor Michajlovič Dostoevskij. Ma ancora di più! Vuole sentirsi indispensabile per suo padre, per la letteratura russa, per la Russia intera.”

I loro dialoghi, i loro battibecchi e poi l’umore, le maniere, le abitudini di un uomo che sembra invecchiato troppo presto e che, dinanzi a quella ragazzina che potrebbe essere sua figlia, così genuina, trasparente e diligente, pian piano mutano in accortezze, gentilezze, rispetto. Tutto questo mentre il romanzo per cui Anja si trova lì, prende forma. Lui detta e lei scrive. Lui cade, preda delle sue crisi, e lei soccorre. Tutto in soli ventisei giorni. Ventisei giorni per saldare un legame che, a suo tempo, andava contro le convenzioni ma che sarebbe durato per sempre. Ventisei furono i giorni che Dostoevskij e la sua segretaria impiegarono per mettere al mondo Il giocatore (che, a questo punto, sarà il prossimo suo romanzo che leggerò). 

“Sa di letteratura. E, se coniugata al nome che le firmerà, sa di letteratura immortale!”

Anna Grigorev’na Snitkina dopo quei ventisei giorni divenne Anna Grigorev’na Dostoevskaja, moglie, segretaria, stenografa e angelo custode di Dostoevskij e delle sue opere, fino alla propria morte avvenuta molti anni dopo quella del marito. 

“Come vorrebbe che il suo Dostoevskij prendesse il sopravvento sui vari Turgenev e sui vari Tolstoj, quei beati riccastri a cui è permesso il lusso di scrivere tre pagine per salvarne una.”


Come Anja divenne la consorte del più grande scrittore russo vivente del suo tempo e la custode della sua eredità letteraria secondo Manfridi, beh questo lo lascio scoprire a voi. Quel che più mi sta a cuore dire è che questo romanzo è un bellissimo ritratto di una piccola grande donna dietro un gigante della letteratura. Un romanzo che, a mio parere, richiede il suo tempo, che va letto con calma poiché lo stile è ricercato, a tratti teatrale e per chi non è avvezzo a volte può sembrare lento. Un romanzo, insomma, dalla prosa importante, ricco di deliziosi e significativi dettagli.  

“E niente confronti con Puškin, per piacere!”

Anja la ricorderò sempre come la ragazza con la tracolla annodata a causa della cinghia rotta che le illividisce la spalla. Anja che percorre i ponti e i canali di Pietroburgo e a un tratto si sgomenta perché il destino la chiama a una scelta: Puškin o Dostoevskij? (lei Puškin lo porta sempre in borsa); uno scrupolo letterario, un dilemma non da poco per chi la letteratura la vive. Anja e la sua magnifica stilografica. Anja che compra una cartellina verde acquamarina per sembrare più professionale e custodirvi le pagine che verranno. Anečka con il suo grembiule a righe strette e il manteau cremisi che a un certo punto la faranno sentire troppo bambina. Netoška che, in un giorno di un lontano ottobre, fu scelta e udendo quel nome, Dostoevskij, nel suo cuore avvertì chiaro e forte il richiamo del destino, il suo e della letteratura. 

"Da adesso in poi la differenza tra un mondo futuro con Dostoevskij e uno senza, sarà la premessa di tutto ciò che potrà avere valore oppure no."

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