domenica 20 luglio 2014

“Henry Hastings” e “ Il segreto” di Charlotte Brontë

Cari lettori, oggi mi appresto a recensire due operi giovanili della mia scrittrice preferita: Charlotte Brontë. Tutti noi conosciamo Jane Eyre e molti sicuramente conoscono anche le altre opere mature dell’autrice inglese, come Villette (Qui la mia recensione), Shirley e Il professoreMeno noti al grande pubblico, specie italiano, sono i racconti che Charlotte scrisse nella prima giovinezza, molti dei quali a quattro mani con il fratello Branwell e che compongono il cosiddetto ciclo di Angria: città immaginaria che fa da sfondo alle vicende narrate e situata, nell’immaginario dei giovani Brontë, situata nell’Africa occidentale. Angria è il fantastico regno governato dal dispotico duca di Zamorna, dove eroi ed eroine vivono le loro vicende. Di esse, grazie al lavoro di traduzione della prof.ssa Maddalena De Leo, oggi possiamo leggere due racconti: Henry Hastings, scritto dalla sola Charlotte all’età di ventitré anni e Il segreto scritto quando l’appassionata autrice era diciassettenne. La prof.ssa De Leo (per visitare il suo sito o contattarla: Qui) è una studiosa delle sorelle Brontë e membro della Brontë Society dal 1975; dobbiamo a lei il merito di poter leggere oggi le opere Juvenilia di Charlotte Brontë. A parte i due racconti che mi appresto a recensire, ha tradotto anche All’hotel Stancliffe e altri racconti, sempre della Brontë e sempre facenti parte del ciclo di Angria; oltre ad essere l’autrice del romanzo La madre di Jane Eyre, opera in cui la De Leo ricostruisce la figura di Maria Branwell - madre dei giovani Brontë, morta quando erano ancora piccoli - tramite alcune lettere, rinvenute, della stessa.
Dopo avervi doverosamente parlato delle fonti, passo a parlare delle due opere nello specifico. 

Henry Hastings.

Come un bambino, aveva inseguito per tutta la vita l’arcobaleno, e in quali abissi profondi questa ricerca l’aveva precipitato. Quanto spesso lo aveva distolto dai più seri propositi. (Charlotte Bronte,Henry Hastings)

Il protagonista del racconto non è, come si può supporre dal titolo Henry Hastings, bensì sua sorella Elizabeth, una giovane donna forte, indipendente e determinata, ben lontana dalle fragili e svenevoli signorine del periodo vittoriano (caratteristiche che ritroveremo nelle eroine bronteane delle opere mature, come Jane Eyre o Lucy Snowe). 
Henry Hastings è in realtà un fuggitivo, un ricercato accusato di omicidio, vittima degli eccessi e della depravazione, che rischia la fucilazione qualora fosse catturato. Egli cerca rifugio presso sua sorella Elizabeth, la quale pur di salvarlo lo nasconde temporaneamente in casa sua, ma non tutto va per il verso giusto. La cattura di Henry e il relativo processo sono dietro l’angolo, compromettendo così anche la serenità di Elizabeth che non dimentica che suo fratello non è sempre stato un delinquente; infatti, c’è stato un tempo in cui Henry era un giovane pieno di talento, carismatico, oltre che valoroso comandante del diciannovesimo reggimento di Angria. La sua caduta e la sua cattura sconvolgono l’esistenza della giovane protagonista, fino a quando egli non è scagionato ed ella può tornare a vivere un’esistenza dignitosa. È abbastanza chiaro come, questo racconto, possegga spunti autobiografici e rifletta il rapporto che in quegli anni si stava deteriorando tra Charlotte e Branwell Brontë; quest’ultimo come Henry sembrava essere il più promettente membro della famiglia, fino a quando l’alcol non ne distrusse sogni e aspettative, suoi e della sua stessa famiglia. I due fratelli del racconto, come quelli della realtà, prendono così strade diverse e quando la vicenda sembra volgere al termine, ecco che per Elizabeth si affaccia sulla scena l’amore, quello vero, ma anche impossibile da realizzare, e si materializza nella figura di Sir William Percy (altro personaggio fondamentale dei racconti di Angria). Per disparità di condizione e perché Elizabeth non può fare torto al proprio orgoglio accettando un ruolo da sola amante, lei, da donna coraggiosa  e dotata di carattere qual è, vi rinuncia. Le pagini conclusive del racconto, in cui Elizabeth e Sir Percy si dicono addio, sono molto belle e intense. Elizabeth Hastings è una prima Jane Eyre, che non ha paura di lottare, non teme la rinuncia, ma orgogliosamente sceglie sempre la propria dignità, a costo di lasciarsi alle spalle la felicità. 

Il segreto

La morte e le acque profonde mi tengono incatenato lì dove sono; sii felice e non pensare più al tuo primo amore. (Charlotte Bronte, Il segreto)

Marian Hume, marchesa di Douro, è la protagonista di questo breve racconto, che si compone di solo quattro capitoli, ed è anch’ella una donna combattuta tra il senso del dovere e l’amore. Marian sembra vivere un’esistenza tranquilla accanto al marito e al loro piccolo bambino, fino a quando nelle loro vite non ricompare una sgradita conoscenza: la signorina Foxley, la sua ex istitutrice. Quest’ultima è determinata a rovinare l’armonia della coppia, per essere stata, anni prima, rifiutata dallo stesso marchese di Douro (o Zamorna). Per consumare la sua vendetta, la perfida Foxley informa Marian di un segreto che la riguarda e che ha a che fare con un promesso sposo che tutti ritenevano annegato in un viaggio per mare, ma che adesso è misteriosamente ricomparso. Marian ricorda che, sul letto di morte, aveva promesso a sua madre di sposare Henry Percy (fratello minore di William in Henry Hastings), figlio della sua più cara amica. Dopo il naufragio del suo promesso però, la giovane - dopo molte peripezie e ripensamenti, dovute sempre alle macchinazioni della Foxley - aveva finalmente accettato di sposare il marchese di Douro e di andare incontro alla sua felicità. Adesso che, però, lo sposo fantasma è ricomparso, Marian come deve comportarsi? Quale destino l’attende? È davvero Henry, il suo promesso sposo, risorto dagli abissi, o solamente un’illusione? Per scoprirlo v’invito a leggere questo piccolo ma avvincente libretto, pieno di suspense e che mostra già alcune delle caratteristiche tipiche della scrittura adulta di Charlotte Brontë, come i tratti gotici e le figure misteriose che tengono alta la tensione. 
Antonella Iuliano


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domenica 29 giugno 2014

Il grande Gatsby

Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.” (Francis Scott Fitzgerald, Il grande Gatsby)

Dalla rubrica LibriAmo su "Fuori dalla rete" (Giugno 2014)

Francis Scott Fitzgerald
Siamo nell’America degli anni ’20. Jay Gatsby è il simbolo del cosiddetto “sogno americano” destinato a fallire. Il motore della storia è il desiderio del protagonista di conquistare una sua vecchia fiamma: Daisy Buchanan.
Jay e Daisy si erano amati diversi anni addietro, ma lei era molto ricca mentre lui poverissimo; per questo Jay aveva deciso di partire per la Grande Guerra e di accumulare molto denaro per poterla un giorno sposare. Quando, però, ritorna in America, scopre che Daisy ha sposato il ricchissimo Tom Buchanan.
Diventato a sua volta ricchissimo, Jay Gatsby vuole a tutti i costi riconquistare la sua amata Daisy con il denaro, perché sa che è l'unico valore in cui lei crede. Daisy e il marito Tom - che ha una relazione con una tale Myrtle Wilson - vivono a New York, a East Egg; Gatsby allora compra una villa lussuosissima a West Egg, al di là della baia, di fronte alla casa di Daisy e dà feste sontuosissime alle quali partecipano centinaia di persone che nemmeno conosce, sperando che Daisy se ne accorga e sia sedotta dalla sua immensa ricchezza.
Il vicino di casa di Gatsby, e  cugino di Daisy, è Nick Carraway, il narratore della storia. Gatsby invita a casa sua Nick Carraway per combinare un incontro con Daisy e così riesce ad incontrare la donna amata, proprio mentre il marito, Tom, incontra l'amante, Myrtle. Quest’ultima è sposata con un benzinaio di una zona poverissima di New York e punta sulla sua relazione con Tom per entrare a far parte dell'élite della società.
Alla successiva festa data da Gatsby, partecipano anche Daisy e Tom e la donna si riscopre innamorata di Gatsby. Verso la fine dell’estate in un'allegra comitiva partono per una gita in città e qui Daisy dichiara davanti a tutti di amare Gatsby, poi i due fuggono insieme e lungo la strada, la donna che si trova alla guida, investe proprio Myrtle, l’amante del marito, uccidendola. Nel frattempo il marito di Myrtle scopre la relazione tra la moglie e Tom Buchanan e corre a scagliarsi su quest’ultimo, che per vendicarsi di essere stato abbandonato dalla moglie, gli dice che a investire Myrtle è stato Gatsby, con la sua automobile.
Il finale lo lascio scoprire al lettore. La morale della storia riflette un veritiero luogo comune: ci si rende conto di quanto il denaro non possa comprare tutto ciò che è importante per l’essere umano e di come la solitudine spesso sia più forte di tutto il resto; è sullo sfondo, ma è sempre presente. Gatsby, dipinto come un personaggio misterioso, fa tutto per amore, per il suo sogno d’amore interrotto, ma fallisce perché non è il denaro a potergli ridare la donna amata, non sono la spensieratezza e il lusso a poterlo rendere felice: questi sono soltanto “doni” effimeri dinanzi all’inesorabilità del destino.

Antonella Iuliano


lunedì 23 giugno 2014

Caffeina festival

La Caravella Editrice quest'anno vi aspetta al Caffeina Festival, Viterbo il 28 giugno, il 3 luglio e il 4 luglio

 Come petali sulla neve e  Charlotte vi aspettano!!!

mercoledì 18 giugno 2014

Charlotte Collins di Karen Aminadra


“Aveva creduto di non essere romantica, che avrebbe potuto accontentarsi di una vita senza amore e affetto. Ora sapeva di avere avuto torto.”

Dopo aver recensito La lettera di Mr Darcy (la recensione Qui), nell’ultimo scorcio del 2013, prima opera tradotta dal marchio editoriale To be continued, ho avuto il piacere di poter leggere la seconda pubblicazione del suddetto editore, un lavoro che ho gradito molto più del primo. L’opera in questione edita all’inizio di quest’anno è Charlotte Collins di Karen Aminadra, edito in lingua originale con il titolo “Charlotte”. 

I consigli di mio marito rispecchiano il suo modo di danzare: 
è capace di calpestare molti piedi mentre lo fa.”
Tutti conosciamo Orgoglio e Pregiudizio, l’opera più celebre di Jane Austen e tutti sappiamo che da questo romanzo è stata tratta una grande varietà di sequel, di rivisitazioni e che tutto un mondo pullula sulle vicende di Elizabeth Bennet e del suo Mr Darcy.
Karen Aminadra, a mio parere, ha fatto di meglio. L’autrice del romanzo che mi appresto a recensire, parte si dal famoso capolavoro austeniano, ma lasciando che la sua penna si concentri con originalità e sapienza su un personaggio del tutto marginale nella storia della Austen: Charlotte Lucas - l’amica di Lizzy, figlia del sindaco di Meryton, che finisce per sposare quell’ometto insignificante di Mr Collins quando proprio Lizzy lo rifiuta e che con il coniuge è collocata sullo sfondo del romanzo - e ne fa l’eroina di una storia davvero piacevole e delicata da leggere.
Charlotte è dunque sposata con Mr Collins, parroco di Hunsford, da circa un anno, ed entrambi vivono nella bella canonica di Rosings, sotto il dominio della terribile patronessa Lady Catherine de Bourgh. Sembrerebbe tutto a posto,  ora che è una donna accasata, ammogliata e sistemata, ma la quotidianità accanto a un uomo goffo e che di certo non ha sposato per amore, si rivela ben più dura da sopportare, specie se, per non perdere la rendita concessa dalla loro patronessa, suo marito mette i desideri di una donna capricciosa e dispotica come Lady Catherine davanti ai bisogni e alle esigenze della propria moglie. Nell’infelicità del proprio matrimonio Charlotte inizia a provare il desiderio di nuove emozioni, forse proprio di quell’unica grande emozione che ha unito così felicemente in matrimonio la sua cara amica Lizzy e Mr Darcy: l’amore. Consapevole di non essere più giovanissima e nemmeno bella come le sorelle Bennet, un anno prima, aveva acconsentito ad un buon matrimonio senza badare troppo ai sentimentalismi, infatti: “Aveva sempre pensato che la felicità, nel matrimonio, era solo questione di fortuna e che essere all’oscuro dei difetti del futuro sposo fosse la cosa migliore.”

“Non era contrario all’affetto, 
ma pensava che l’amore ottenebrasse la mente, 
confondesse i sensi e rendesse le persone degli zimbelli.”
Suo marito è dunque un uomo servile e impacciato, che spesso la mette in situazioni imbarazzanti a causa della sua continua ricerca di compiacimento verso chi gli è superiore. Charlotte non lo stima, non lo ama, ma sopporta stoicamente la sua situazione e nella sofferenza del suo nuovo stato, si scopre una donna forte e combattiva, decisa a prendersi la propria libertà dalla dispotica patronessa e anche dal marito, se necessario. Disposta a cambiare il marito decide di non nascondersi e in qualche modo di metterlo alle strette affinchè scelga tra lei e il proprio ruolo di lacchè. Charlotte inizia così a frequentare alcuni parrocchiani che diventano i suoi nuovi amici, come le signorine Thomas e  Mr e Mrs Abbot, tutte persone che apprezzano la sua bontà di cuore e cercano di venirle incontro nella sua infelicità matrimoniale e ovviamente tutte persone che Lady Catherine vorrebbe che lei non frequentasse. Mr Collins viene così a trovarsi nella spiacevole situazione di dover ammonire la moglie perché preferisce la compagnia di altre persone a quella di Sua Signoria, di cui ignora volutamente i consigli. L’affetto e la premura dei nuovi amici di Charlotte, però, fanno in modo, anche attraverso “piani” organizzati, che Mr Collins inizi a vedere la moglie per quello che realmente è: non un contratto firmato per adempiere il desiderio della sua patronessa, che un anno prima gli aveva suggerito di trovarsi una moglie, ma una donna saggia, accorta e di buon cuore, che merita le sue attenzioni e il primato del suo cuore. Così tra cene, colazioni, incontri e passeggiate nei boschi di Rosings assistiamo al cambiamento di Charlotte che si scopre donna desiderosa d’amore e di passione e per la quale la figura del colonnello Fitzwilliam diventa cruciale, in quanto scatena in lei quelle farfalle nello stomaco che il marito non riesce a procurarle; e dall’altra parte, proprio quest’ultimo, inizia ad aprire gli occhi affezionandosi e poi innamorandosi della propria moglie e scoprendo la necessità di essere un uomo migliore, diverso, che meriti l’amore della moglie, che sia capace di farla innamorare a sua volta. Il cambiamento di quest’ometto insulso, uomo di chiesa, che nella confusione del suo cuore finisce per leggere un romanzo d’amore della moglie e che arrossisce comicamente alle scene descritte di un bacio passionale, è delizioso per il lettore, più volte mi sono ritrovata a sorridere di gusto, immaginandomelo nel suo studio mentre tirandosi il colletto si domandava: “Cercava forse nei romanzi l’amore e la passione che mancavano nel loro matrimonio?”

Insomma, questo è un bel romanzo, dove due personaggi minori di un classico della letteratura, si evolvono in un percorso tutto loro, maturano alla ricerca di se stessi e che seppur insieme a causa di un matrimonio combinato si riscoprono, tra incomprensioni e vicissitudini varie, innamorati l’uno dell’altra. Il finale ovviamente lo lascio scoprire al lettore: come sarà il nuovo Mr Collins innamorato di sua moglie? E Charlotte, così insignificante, nel romanzo della Austen, quale mutamento la porterà ad essere, in questa storia, un’eroina che non ha nulla da invidiare alla più celebre Lizzy Bennet, in quanto a compostezza, educazione, eleganza dei modi, bontà d’animo e spigliatezza?
Lo stile dell’autrice è morbido, elegante, piacevole e mai banale. Forse manca qualche descrizione fisica dei personaggi, ma nel complesso la Aminadra dimostra di conoscere profondamente il mondo di Jane Austen, gli usi, i costumi e il linguaggio dell'epoca.
I miei complimenti alla To be continued per aver tradotto questo romanzo. Ho riscontrato grande cura nell’editing e nell’impaginazione del libro, sempre chiaro e fluido. 
Ringrazio di cuore la curatrice, Daniela Mastropasqua, per avermi permesso di trascorre ore piacevoli in quel di Rosings. Auguro a lei e al suo staff di giungere presto alla terza pubblicazione. 
Antonella Iuliano

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